Home Bibbia e omosessualità

Spesso la Bibbia viene usata per condannare l'omosessualità, dimenticandosi che un testo così complesso ed universale non può essere adoperato acriticamente per redarre sommari giudizi morali sulla vita delle persone. Per fare un esempio molti testi dell'Antico Testamento ritengono che la malattia sia un castigo inflitto da Dio, per i peccati della persona o dei suoi antenati, mentre altri testi ritengono che sia un dovere morale sterminare gli idolatri. Affermazioni che alla luce del Nuovo Testamento non hanno più alcun senso. Ecco perchè abbiamo deciso di conoscere i testi biblici in cui si parla dell'omosessualità e di scoprire qual è la loro interpretazione alla luce degli studi biblici, più o meno condivisi, delle varie chiese.



Le chiese e le persone omosessuali. La versione moderna di un odio antico

Riflessioni di Bruce J. Simpson tratte da Genre Magazine del Giugno 1999, liberamente tradotte da Tommaso

Una delle dispute più ardue e controverse nel Cristianesimo è stata, e continua ad essere, quella tra omosessuali e Chiesa. Basta accendere il televisore e ascoltare uno qualsiasi dei tele-evangelizzatori o la predica locale domenicale, ed ecco il tema costante e rovente dell’immoralità e della peccaminosità insita nella popolazione gay e lesbica.
Questi messaggeri dell'amore di Dio sono decisamente soddisfatti nell’equiparare l'omosessuale agli assassini, agli adulteri, ai pedofili e anche peggio. Perché? Che cosa spinge a questo non solo i fondamentalisti di destra ma anche alcune fra le Chiese principali, come il Cattolicesimo romano? Da che cosa origina questa omofobia crudele e bigotta? La Bibbia, ovviamente, è la risposta fornita da questi pii, santi uomini e donne di Dio.

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Davide e Gionata, simboli dell'amore che non ha bisogno di carezze

davideRiflessioni bibliche di M.S.

Nella Bibbia il nome della persona racchiude tutta la vita e la vocazione di chi lo porta, nel caso di Gionata, vuol dire "Regalo di Dio", mentre Davide "l'Amato, il diletto". Stranamente altri due nomi all'interno delle Scritture hanno più o meno lo stesso significato: Giovanni, che vuol dire "dono del Signore" e Gesù che è "l'amato di Dio, il prediletto del Padre". 
Allora “mi son chiesto se fosse possibile commentare i due passi biblici usando un nuovo criterio, forse non tanto esegetico, ma sinceramente neanche tanto inappropriato. Mi piace chiamarlo criterio agapico, cioè basato sull'amore”. Anche se, come ben si sa, mente e cuore, non sempre vanno d'accordo.

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L'omosessualità in San Paolo e l'amore dimenticato

Immagine attivaRiflessioni bibliche di M.S.

Ci sono tre passi negli scritti di S. Paolo che si è pensato possano riguardare le relazioni omosessuali: Romani 1,26-27, 1 Corinzi 6,9-10, 1 Timoteo 1,9-10. Derivano da essi le maggiori argomentazioni del Nuovo testamento contro l’omosessualità in quanto "intrinsecamente immorale".
Ma siamo sicuri che è questo il loro senso? Scriveva giustamente don Tonino Bello “ci sono tante parole del Vangelo che noi abbiamo addomesticato, le abbiamo ridotte, le abbiamo decurtate, così per ridurle agli spazi della nostra prudenza umana". Un biblista ci offre alcune riflessioni su questi passi controversi.

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Il Levitico e l’omosessualità. Quale è la giusta lettura della legge di Dio?

Immagine attivaRiflessioni del Rev. Timothy Shirley della Virginia-Highland Baptist Church di Atlanta, tradotto da Ventmauvais

Il Levitico è indicato come il libro biblico dove si condanna l’omosessualità “senza ma e senza sé”. Peccato che insegni anche che le donne sono immonde durante il loro ciclo mestruale (cfr Levitico 15,19) o che defecare in mezzo ad un campo è inaccettabile (cfr Deuteronomio 13,13-15). Ecco perchè neanche il più fondamentalista/letteralista proclamerebbe che tutta legge levitica è parola di Dio infallibile, anche perché il Levitico è un commento, strettamente legato al suo tempo, della Legge Divina. Inoltre un versetto estratto dal suo contesto non è mai un adeguata regola per fare esegesi biblica. Questo vale per tutta la Bibbia e sopratutto per il Levitico, perchè leggere la Bibbia con un po' di buon senso non ha mai fatto male a nessuno!

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Le promesse di Dio ai gay e alle lesbiche

Immagine attivaRiflessioni di Florine Deveer (Isaia 56, 3-5) e Candace Chellew (Atti 8, 26-40) tratto da whosoever.org, traduzione di Ventmauvais

Vi proponiamo due brani biblici, spesso dimenticati, in cui sono presenti due promesse di accoglienza che Dio fa ai gay e alle lesbiche. "Ho letto questi versi molte volte senza porvi troppa attenzione, finché un giorno ho compreso improvvisamente cosa significavano e mi è sembrato di leggere la più bella promessa della Bibbia". Al tempo di Filippo non molti sarebbero stati d’accordo con lui nell'accogliere un "eunuco", il diverso per antonomasia, così come ancora oggi molte chiese tradizionali rifiutano di accettare gay e lesbiche. Ma in Atti 8, 26-40 Filippo, vincendo i pregiudizi del tempo e battezzando l'eunuco, dimostra esattamente cosa intendeva Gesù quando diceva: “chiunque…”. Ma leggiamo insieme.

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La pietra scartata dai costruttori è diventata pietra angolare

Active ImageRiflessioni tenute da Elizabeth Green all’incontro di Casa Cares il 12 Aprile 2008

Non è difficile vedere come "le istituzioni ecclesiastiche cui apparteniamo abbiano difficoltà a non produrre la stessa logica rappresentata dal tempio, logica che come abbiamo visto produce di per sé lo scarto. E’ possibile immaginare una chiesa che non lo facesse optando a fare dei margini il suo spazio di salvezza, e se sì, che ruolo potremmo avere noi, come pietre viventi, nella sua costruzione?", perchè “la pietra che è stata da voi costruttori rifiutata" è diventata "pietra angolare”.

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L’Antico Testamento e i nostri interrogativi sulla sessualità

Active ImageRiflessioni di Daniele Garrone tratte da voceevangelica.ch

In un certo senso potremmo dire che la Bibbia non parla di sessualità, anche se vi appaiono ambiti e problemi che noi moderni comprendiamo come “sessualità”. Troveremo dei frammenti, dei racconti, dei comportamenti che andranno collocati nel loro contesto e compresi a partire dalle loro premesse. Bisogna avere coscienza del fatto che il nostro modo di porre i problemi è diverso da quello della Bibbia. Ciò non vuol dire che la Bibbia non abbia qualcosa da dire, ma che questo qualcosa non si percepisce nell’immediatezza di un accostamento diretto, ma nella dialettica tra quello che i testi volevano dire nel loro contesto e a partire dai loro presupposti e i nostri interrogativi di oggi.

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