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Omosessualita' e fede, oltre i pregiudizi

Active ImageRecensione di Gianni Geraci tratta da "Il Guado", bollettino n.68, II, 1999

Parlare di omosessualità ci disturba, ci scandalizza nel migliore dei casi ci irrita. Ma come cristiani, però, non possiamo ignorare tale dibattito....  Questo libro affronta questo tema proprio sulla base di un'esperienza di lavoro pastorale dell'autrice che tiene conto dei sentimenti e, spesso, delle sofferenze reali delle persone.

 

 

Si tratta di un libretto di poche pagine che costa meno di un periodico, eppure ci aiuta a rileggere la nostra esperienza di omosessuali e a confrontarla con il nocciolo dell’annuncio cristiano in un dialogo fecondo.

Non conosco Gabriella Lettini e dalla breve biografia che compare all’interno del suo libro non si tira fuori un gran che: una laurea presso la Facoltà teologica valdese di Roma e un dottorato in via di completamento a New York per una pastora valdese che si è occupata di spiritualità femminile e di inculturazione del Vangelo.
Qualche informazione più personale si riesce a ricavare dal paragrafo in cui, dopo avere osservato che «ciascuno di noi vede attraverso gli occhiali della propria cultura e delle esperienze che, in essa, ha vissuto», la pastora descrive gli occhiali che la sua storia personale le ha fatto indossare. Qui parla di teologia femminista e di teologia della liberazione, dicendo che le hanno insegnato l’importanza della trasparenza e dell’onestà. Qui racconta brevemente la sua esperienza di donna e di pastore in una città (New York) in cui ha potuto conoscere molti omosessuali.
Perché la casa editrice dei valdesi in Italia abbia affidato a lei il libro con cui ha deciso di affrontare l’argomento ‘omosessualità’ nella sua collana Cinquantapagine non lo so: forse le si riconosce un’esperienza pastorale specifica, legata al suo ministero a New York, di certo l’intento non era quello di commissionare il libro a un’omosessuale militante: Gabriella Lettini infatti omosessuale non lo è, come dimostrano la tranquillità e la disinvoltura con cui affronta alcuni problemi che per noi omosessuali restano un po’ un tabù, smontando le tante ipocrisie che circolano nelle chiese.
Eccola allora smantellare, in nome di una sessualità intesa nella sua globalità, il sottile distinguo tra ‘omosessualità’ e ‘omofilia’. Eccola parlare di ‘omofobia’ in termini che molti di noi hanno paura ad usare («Omofobia = Incertezza riguardo la propria eterosessualità = Odio di se stessi»). Eccola spazzare via con sicurezza, in nome della rivelazione, le centinaia di ipotesi sulla genesi dell’omosessualità con cui i teologi cattolici appesantiscono i loro scritti, quando affrontano il problema.
Eccola insomma dimostrare una libertà di giudizio che solo chi, fino in fondo, ha scelto di non essere ipocrita, riesce a far emergere quando scrive.
I brevi accenni con cui affronta gli argomenti ‘classici’ con cui i teologi affrontano il tema ‘omosessualità’ sono sempre improntati alla massima onestà: i problemi non vengono nascosti e, quando il dibattito non offre vie d’uscita, non si tentato improbabili giochi dialettici per far vincere il proprio punto di vista. E, se da un lato non si negano i secoli in cui tutte le chiese cristiane hanno condannato senza mezzi termini l’omosessualità, dall’altro si ricorda a tutti i ben pensanti che, spesso, le stesse chiese hanno accettato la schiavitù in nome di una interpretazione letterale dei testi biblici che pare oggi aberrante.
Non a caso Gabriella Lettini ricorda che: «Anche se la Bibbia è una lampada al nostro piede e una luce sul nostro cammino (cfr Salmo 119), è proprio di ciascuna luce dover sopportare le ombre che ciascuno di noi proietta con la propria presenza».
Ecco allora che i testi biblici che più spesso sono stati usati dagli autori ecclesiastici per condannare l’omosessualità vengono letti nel contesto in cui sono inseriti e perdono immancabilmente quel tono giuridicamente ultimativo con cui vengono di solito citati (si prenda ad esempio la citazione parziale che il papa fa di Romani 1,20-27 nel suo discorso del 21 gennaio scorso, riportato su questo stesso bollettino).

Pur nella sua brevità il libro della pastora Lettini non dimentica nessuno dei punti su cui ci si scontra oggi nelle chiese quando si parla di omosessualità. Sulle unioni omosessuali, ad esempio, alle affermazione perentorie con cui monsignor Sandro Maggiolini le liquida («due gay non sono una famiglia»), si risponde osservando che il termine famiglia indica «un luogo di incontro tra persone che si rispettano e si fanno promesse reciproche di fedeltà e di solidarietà» (cfr pag. 54).

Ma il vero capolavoro del breve libro della Lettini è il paragrafo finale quando afferma che: «Invece di comportarci in modo immaturo e tipicamente dualista, condannando la sessualità in generale come peccaminosa, oppure accettandola come legittima in ogni suo aspetto, penso sia necessario accettare il fatto che dobbiamo saper mettere ordine nel caos, dire che ci sono modi di vivere la sessualità che rispettano la persona e altri che la violano».
Oppure quando fa osservare che il giorno dopo il tentato suicidio di Alfredo Ormando: «I telegiornali italiani non dicevano niente della sua situazione di salute, ma trasmettevano un servizio sul fatto che, per la prima volta, il papa aveva ricevuto un serpente durante un’udienza in Vaticano». Oppure quando conclude le sue riflessioni osservando che: «Forse la risposta sta nel pregare, aprendoci veramente alla grazia di Dio e non pensando solo a far prevalere le nostre posizioni».

Un’unico rilievo penso che sia da fare a questo libro, che vale comunque la pena di comperare e di leggere: nella bibliografia non c’è nessun riferimento alle opere citate nei diversi paragrafi. Si tratta però di una mancanza veniale (a cui si dovrebbe aggiungere, per i più pignoli, una imprecisione a pagina 55), che nulla toglie al valore del lavoro che Gabriella Lettini ci ha regalato.

 
Gabriella Lettini , Omosessualità, Claudiana, Torino, 1999 , Pagine 64




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