| La questione dell’identità. Siamo chiesa di Dio o degli uomini? |
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In Occidente le Chiese storiche si confondono spesso con le strutture sociali, politiche, economiche della società: talvolta la società sembra una estensione della Chiesa – ciò spiega l’esigenza che molti cristiani (non solo cattolici) avvertono di esporre simboli cristiani nelle istituzioni civili come segno forte, di rivalsa, di presenza.
“Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa; voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.” I Pietro 2,9-10
Viviamo in un mondo caratterizzato da un costante cambiamento e da un fondamentale pluralismo che tende a sminuire il valore dell’individuo. La ricerca dell’identità è diventata una questione cruciale che interpella individui e Chiese. Il contesto di questo capitolo di I Pietro è l’unità domestica, della famiglia di Dio e non come spesso si ritiene, il sacerdozio universale. Il tema si collega al codice domestico (2,18-3,2). I credenti da poco nati o rinati e inseriti nell’unità della chiesa sono “eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia …”. Alcune di queste espressioni risuonano nelle nostre orecchie come slogan pericolosi e molto vicini a noi, che rafforzano il senso dell’appartenenza per escludere molti altri. In nome della religione (anche cristiana) sono state perpetuate atrocità contro etnie e razze che non venivano riconosciute come parte della propria civiltà. Appellandosi alle proprie radici cristiane, molti europei rivendicano il diritto di affermare i propri simboli religiosi e i privilegi consolidati nei secoli, nella società civile. Quale comunità ci descrive l’Apostolo Pietro nella sua lettera ai cristiani sparsi per l’Asia Minore (la Turchia di oggi)? Questo pastore di Cristo, che riceve un incarico primario tra gli apostoli, non prevede per sé o per la Chiesa dei privilegi politici, né un primato nella società o sopra di essa. Come mai l’immagine di un sacerdozio regale, di una razza, che potrebbe sembrare esotica, persino esclusivista? L’apostolo Pietro ha un obiettivo: 1) L’unità dei credenti in un solo corpo. Che si tratti di unità domestica, razza, sacerdozio, nazione, queste immagini servono per creare e mantenere l’identità sociale, comunitaria della Chiesa. La mia identità di cristiano non può essere definita a prescindere dal Corpo. Non sono cattolico senza gli ortodossi, non sono evangelico senza i cattolici romani. 2) Il passo collega la Comunità cristiana a Gesù Cristo, ma non si limita solo alla dimensione sociale. La “casa spirituale” non è un club sociale che si occupa esclusivamente dei bisogni dei suoi soci, né una società di esperti o illuminati che perseguono un loro interesse, né dà origine a un partito cristiano o a una civiltà cristiana. 3) I credenti occupano una nuova posizione, detengono un nuovo status: non più estranei, emarginati dalla loro condizione sociale. Come la prima Pietra Viva (Gesù) i credenti sono scelti e preziosi agli occhi di Dio. Un importante richiamo pastorale: il contesto storico di I Pietro.La Chiesa ha continuamente bisogno nel corso di ciascuna generazione di richiamare alla memoria un fatto fondamentale: Dio ha creato la Chiesa come unità familiare, la cui identità proviene da Gesù Cristo.
Da quale punto di vista, da quale prospettiva partiamo per riconoscere la Chiesa? In Occidente le Chiese storiche si confondono spesso con le strutture sociali, politiche, economiche della società: talvolta la società sembra una estensione della Chiesa – ciò spiega l’esigenza che molti cristiani (non solo cattolici) avvertono di esporre simboli cristiani nelle istituzioni civili come segno forte, di rivalsa, di presenza. La Chiesa deve avere chiari i suoi confini, la sua missione, la sua identità, il suo significato per la società, perché i non credenti e i credenti di altre fedi cercano nella Chiesa il messaggio specifico: desiderano ascoltare la buona notizia – l’Evangelo – della salvezza che Dio offre liberamente in Gesù suo Figlio. Solo l’Evangelo unisce i cristiani. La Chiesa e la società non coincidono. Chiesa inclusiva (sacerdozio regale) e specifica (una nazione, una razza). Parole pertinenti in un tempo di nuovo zelo fondamentalista di ripresa degli slanci nazionalisti e razzisti, di orgoglio religioso e ostentazione dei simboli religiosi (non solo il crocifisso). In tempi di fondamentalismo aggressivo, la Chiesa è tentata di assumere questi atteggiamenti protettivi. |



Riflessioni del pastore valdese Jonathan Terino 
