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Trovare il Bambino che è nato: l'incanto dei pastori |
 Riflessioni di Domenico Pezzini tratte da Acqua di Fonte n.49 del Dicembre 20082 Il racconto di Luca li presenta come persone che “vegliano nella notte”. Su di loro scende “la gloria del Signore” che “li avvolge di luce”. Naturale che siano presi da “grande timore”. Ricevono l'annuncio che sappiamo, e che è sconvolgente per due aspetti: l'enormità della notizia che annuncia “un salvatore per tutto il popolo, oggi!”, e la miseria del segno che prova la verità dell'annuncio: “un bambino in una stalla”. E però, a pensarci bene, per dei pastori ambedue le cose non possono che accendere lo stupore, l'incanto, la felicità folle di avere un Dio calato nelle proprie misure. |
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Tre strade per “trovare” il Bambino che è nato |
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Riflessioni di don Domenico Pezzini tratte da Acqua di Fonte n.49 del Dicembre 2008
In uno dei suoi bellissimi sermoni, quello per il Natale del 1618, il vescovo Lancelot Andrewes (1555-1626) costruisce il discorso a partire da questa osservazione: “Nel messaggio dell'angelo ci sono due parti: 1. la nascita, e 2. il ritrovamento. Perché questa è una festa doppia: non solo la festa della sua nascita, ma anche la festa del suo ritrovamento. Per questo l'angelo non conclude l'annuncio con è nato per voi, ma dice altro: lo troverete.
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Amare Dio, amare sé, amarsi l'un l'altro |
 Riflessioni tratte da leblogdunparpaillot.blogspot del 17 novembre 2008, liberamente tradotte da EricaLa scorsa notte, ho iniziato la lettura di «Dio ha fatto un sogno» di Desmond Tutu (Dieu fait un rêve, Editeur Desclée De Brouwer, 2008). La prima cosa particolare che mi viene in mente è che ieri, al culto, il Pastore ha commentato durante la sua predicazione la parabola del ”Figliol prodigo” e ci ha anche parlato della Parabola dei Talenti. Qualcosa mi teneva legato a quello che stava dicendo, ma riuscivo con fatica a delineare i contorni che questa parabola, che spesso ho ascoltato, mi riportava alla mente. Quando ho iniziato il libro di Monsignor Tutu, ancora una volta questa parabola è ritornata sotto i miei occhi, ed in meno di ora vi ho trovato la risposta, ad una preghiera, che avevo scritto a Dio già da un po’ di tempo. |
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Perché il sale cristiano abbia sapore |
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Riflessioni di Enzo Bianchi tratte da La Stampa del 15 giugno 2008
Il messaggio cristiano non è mai stato riservato a un'élite, né intellettuale né economica. Questo però non significa che non sia possibile una riflessione sulla qualità della testimonianza resa dai cristiani, sulla loro coerenza con le parole e le azioni di colui che confessano come loro Signore. Scrive Enzo Bianchi, "Essere «sale della terra», come Gesù ha definito i suoi discepoli, non significa considerarsi migliori degli altri" ma "sapersi e riconoscersi ... bisognosi di concreta e quotidiana misericordia anche da parte dei propri fratelli nella fede".
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Mente e cuore, due eterni rivali |
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Riflessioni del biblista M.S.
Purtroppo il cristianesimo di oggi è più un fatto culturale che sentimentale. Più un fatto di mente che di cuore. Ma come può comprendere la mente un atto scaturito dal cuore stesso di Dio e realizzato nel più grande atto d’amore che la storia conosce: la morte e la resurrezione di Cristo per la salvezza del mondo. Solo il cuore può farlo. Solo il cuore può capire un altro cuore. Solo l’amore riconosce l’amore, quello vero, quello che non ha bisogno di parole, ma fatto di silenzi, di sguardi, di battiti. D’altronde…” l’essenziale è invisibile agli occhi”. |
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Le mani di Dio e il cammino dell'uomo |
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Testo tratto da Diaspora Evangelica del gennaio 2007
Quante volte chiediamo a Dio di fare ciò che dovremmo fare noi. Quante volte deleghiamo a lui le nostre scelte? Chiediamo certezze e sicurezze preconfezionate, troppo impauriti o impigriti per percorrere il nostro cammino. E così aspettiamo che qualcosa cambi nella nostra vita.
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Un pozzo, un’ora, una donna e l'incontro con l'acqua viva |
 Riflessioni di don Angelo Casati* tratte dal mensile Viator dell'aprile 2008 Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna».
«Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». (Giovanni 4,14-16)
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La difficile speranza dei cristiani |
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Riflessioni di don Paolo Aglietti tratte da Castello7 del 13 gennaio 2008
Tutti auspicano una società diversa, una politica diversa, una convivenza diversa, una chiesa diversa... in una parola, un mondo diverso. Anche se tutto sembra immobile, fermo, legato. Ma noi cristiani non ci scoraggiamo, non vogliamo cedere al "tanto è inutile" perchè essere cristiani vuol dire sperare nel cambiamento, una speranza che nasce dalla fede e permette di intravedere una luce anche nella tenebra e di "cercare davvero in ogni modo quell'immagine bella e buona che Dio ha impresso nella realtà e nell'uomo fin da principio della creazione". Questa è la "difficile speranza dei cristiani".
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Le parole della Bibbia: blaspheméo - insultare, bestemmiare |
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Testo di Annamaria Fabri, tratto da Castello7 del 25 novembre 2007
In italiano bestemmiare ha un uso molto più ristretto che nella lingua greca tanto che la traduzione di questo verbo deve servirsi di molte altre parole per renderne il significato. Nel vocabolario del nuovo testamento il verbo blaspheméo lo si usa in assoluto parlando della vera e propria bestemmia contro Dio e i suoi attributi, ma si usa anche per indicare un atteggiamento che mette in questione le prerogative di Dio. |
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“Ama il prossimo tuo come te stesso”, una regola etica universale |
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"Agisci verso gli altri in modo che gli altri possano agire nello stesso modo verso chiunque". Questa regola aurea, presente in quasi tutte le grandi religioni, implica in primo luogo e anzitutto di "non agire verso gli altri in modo tale che se gli altri agissero verso di noi nello stesso modo la vita sarebbe impossibile", perciò esige anzitutto che ciascuno di noi rinunci a esercitare la violenza verso altri.
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