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Le certezze della dottrina cattolica, vere o presunte, sull'omosessualita'

Sample ImageArticolo di Piergiovanni Palminota tratto da Il Guado, bollettino 67, 1999, pp.4-7.

Di seguito vi proponiamo, la prima parte, di un articolato intervento in cui Piergiovanni Palminota cerca di fare di fare il punto su "chiesa cattolica e omosessualità".

 

 

Ai nostri giorni, in Occidente, il fenomeno religioso è ben lungi dall'avere quella importanza totalizzante che aveva nei secoli passati, ma è tutt'altro che trascurabile. I fatti hanno clamorosamente smentito le presuntuose previsioni da molti, in altri tempi, formulate, (da razionalisti, positivisti e marxisti), che davano la religione come soggetta a prossima estinzione, quanto meno tra gli uomini civili e istruiti.
Ci riferiamo, in particolare, al cristianesimo, in tutte le sue varie, ben note, articolazioni (Cattolici, Ortodossi e Protestanti, tanto per esemplificare molto all’ingrosso e in maniera non esaustiva): religione, questa, senz'altro dominante in Occidente, oggi come ieri. Più particolarmente, in Italia, è sempre prevalsa la religione cattolica e, sebbene molti italiani non siano praticanti e nemmeno credenti, è innegabile l'elevatezza delle cifre, sia assolute che in percentuale (rispetto, cioè, al totale della popolazione), di coloro che, nel nostro paese, si professano cattolici.
La cosa, del resto, è attestata dalla notevole affluenza alla messa domenicale e, ancor più, dal considerevole numero dei matrimoni celebrati in chiesa1 e massimamente dal numero dei battesimi amministrati ai neonati. Diversa è, ad esempio, la situazione in Francia, sebbene anche lì la minoranza cattolica sia tutt'altro che trascurabile.
E’ altrettanto innegabile il fatto che molti omosessuali, in Italia, sono cattolici e praticanti. Poiché nel nostro paese (come, del resto, in tutto il mondo) la stragrande maggioranza dei gay si guarda bene dal palesarsi come tale, è impossibile stabilire quanti gay siano praticanti o, comunque, credenti, e quanti no; così come è impossibile stabilire quanti, tra coloro che vanno abitualmente a messa la domenica, siano gay, e quanti no.

Ma sembra essere esperienza comune degli omosessuali che si conoscono tra loro l'esistenza, tra di essi, di molti che frequentano la chiesa e di molti altri che, pur non frequentandola più, si considerano ancora cattolici (o quanto meno cristiani) e, comunque, si guardano bene dal ripudiare il battesimo ricevuto da piccoli, o dal desiderare, per se stessi, quando sarà il momento, un funerale diverso da quello cattolico.
Poiché, peraltro, come tutti sanno, la posizione ufficiale della Chiesa cattolica era ed è fermamente contraria ai rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso (che essa condanna come peccato mortale) e poiché, d'altra parte, pochi gay hanno intenzione, o comunque ottengono, di vivere in castità perfetta, il cattolico gay, soprattutto se convinto e praticante, viene a trovarsi immediatamente in un drammatico conflitto di coscienza, che molti non riescono a risolvere in maniera soddisfacente e che, quindi, è fonte perenne di intima e acuta sofferenza.
Pur tuttavia la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica in materia di omosessualità, che tanto preoccupa i gay credenti, è stata autorevolmente contestata, negli ultimi trenta anni, con solidi argomenti, da diversi autori cattolici (teologi moralisti nonché biblisti ed esperti di pastorale) i quali hanno esposto diffusamente le loro tesi in numerosi libri nonché in articoli di giornali e di riviste (specialistiche e non), gli uni e gli altri pubblicati in varie lingue e in vari paesi, compresa l'Italia (inoltre alcune opere straniere sono state tradotte in italiano, tra le quali quella fondamentale di John Mc Neill 2 ).
Molte di queste pubblicazioni sono avvenute ad opera di case editrici cattoliche (o di riferimento cattolico). E solo in rari casi l'autorità ecclesiastica è intervenuta per condannare alcune di queste pubblicazioni 3, o anche solo per esprimere riserve, preferendo invece, quasi sempre, ignorarle.
Esplicite critiche alla dottrina ufficiale ecclesiastica, nella materia che qui interessa, da parte di vescovi sono state, sino ad ora, estremamente rare, ma vi sono pur state. Basti ricordare i pronunciamenti in proposito del vescovo di Evreux (in Francia), monsignor Jacques Gaillot, causa non ultima della sua destituzione.
Alcune conferenze episcopali nazionali (in Gran Bretagna e in Germania particolarmente) hanno emanato documenti ufficiali di natura pastorale nei quali, pur riaffermandosi la dottrina tradizionale, si parla di una più che doverosa accettazione delle persone omosessuali da parte della comunità ecclesiale, nonché del valore positivo delle loro relazioni amicali, in termini tali da far capire, almeno a chi sappia leggere tra le righe, come i vescovi, autori del documento, non fossero poi del tutto d'accordo sulla assoluta illiceità dei rapporti sessuali tra gay. Se poi si passa ai discorsi privati o semi pubblici, il comportamento è molto più vario, soprattutto all'estero (ma anche in Italia).
È noto che alcuni vescovi (e molti preti, tra i quali anche alcuni investiti di importanti incarichi) non hanno esitato a dire (o a lasciar chiaramente intendere) che non condividevano la condanna dei rapporti sessuali tra persone irreversibilmente omosessuali, pur dandosi cura di precisare che esprimevano una loro opinione personale, da non divulgare (almeno finché i tempi non fossero maturi).
Affermazioni simili alcuni gay hanno avuto la ventura di udire, anche se non di frequente, dalla bocca di confessori, di altri sacerdoti, di suore, nel corso di colloqui confidenziali. E non è detto che chi si esprimeva in tal senso fosse necessariamente omosessuale. La situazione, come si vede, è alquanto contraddittoria.
Né, forse, potrebbe essere altrimenti oggi, in quanto che la condanna (assoluta e senza appello) della sodomia, da parte di tutte le Chiese cristiane (non solo di quella cattolica), non sono del Concilio di Trento (o giù di lì, come qualcuno pensa), e neppure di qualche Concilio medioevale, bensì è dottrina comune e costante, ossia universale, della Chiesa addirittura sin dall'epoca apostolica! E solo da pochi decenni a questa parte, dopo circa mille e novecento anni in senso contrario, questa dottrina ha incontrato i primi detrattori.
Questo punto è davvero capitale e va tenuto sempre presente: ammettere la liceità dei rapporti sessuali tra uomini (o tra donne) rappresenterebbe, per la Chiesa cattolica, rinnegare una tradizione millenaria e, in qualche modo, apostolica, nonché riconoscere di aver creduto, insegnato e addirittura imposto (mandando al rogo chi non si adeguava) l'errore! Una vera e propria rivoluzione copernicana!
Anzi, molto di più. In fondo la Chiesa cattolica, quando fu costretta, alla fine e di fronte all'evidenza delle prove scientifiche sperimentali (pendolo di Foucault e altro), a riconoscere l'erroneità della dottrina tolemaica, cui essa aveva aderito per secoli (e per aver negato la quale Galileo era stato condannato come eretico), ebbe buon gioco nel far notare che, a ben vedere, essa Chiesa aveva ben potuto sbagliarsi su quel punto, in quanto trattavasi di materia estranea al campo della fede e della morale 4 (anche se, a dire il vero, la sentenza che aveva condannato Galileo aveva presupposto il contrario, e cioè la pertinenza della dottrina geocentrica o tolemaica all’ambito della fede, quando aveva affermato che la dottrina opposta, ossia quella copernicana, sostenuta da Galileo, era contraria alla Sacra Scrittura e, quindi, alla Parola di Dio rivelata).
Ora sarebbe ben difficile sostenere che la dottrina contraria ai rapporti sessuali tra gay non rientri nel campo della morale! Rinnegare tale dottrina significherebbe dunque, senza possibilità di scappatoie, riconoscere un errore madornale e secolare, proprio in materia di insegnamento morale. Da ciò l'enorme, estrema difficoltà di una inversione di rotta sul punto.
È ben vero che, come alcune accurate ricerche storiche hanno, di recente, dimostrato (vedasi soprattutto il libro di John Boswell 5 ), in alcuni periodi, nel Medio Evo in particolare, la prassi ecclesiastica nei confronti dell'omosessualità, anche nel clero, fu più tollerante (e sorprendente) di quanto ci si potesse aspettare dall’affermarsi di una dottrina, rimasta sempre inalterata, che la condannava in modo assoluto.

Ma ciò non aiuta molto a uscire dall'impasse, perché anche nel Medio Evo la dottrina era quella ed è stata sempre quella. E una prassi contraria, peraltro limitata nel tempo, e mai da nessuno apertamente invocata a giustificazione della propria condotta, non è certo ragione sufficiente per affermare, oggi, che quella dottrina era ed è sbagliata e che dunque bisogna cambiare registro.
Lo scandalo sarebbe in ogni caso enorme, la figuraccia (tanto per usare un eufemismo) addirittura catastrofica, il papa, dopo l'ammissione di un errore così macroscopico (peraltro non suo, ma dell'istituzione), rischierebbe di non essere più creduto, o meglio, l'istituzione Chiesa, di non essere più creduta né credibile. Ecco perché pare davvero impossibile che l'istituzione ecclesiastica modifichi il suo tradizionale insegnamento sull'omosessualità.

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1 Questi sarebbero ancor di più se ai cattolici divorziati venisse consentito di risposarsi in chiesa

2 John Mc Neill, The Church and the Homosexual, IV edizione, Bacon Press, Boston (U.S.A.), 1993; della prima edizione fu fatta una traduzione italiana: Omosessualità e fede cristiana, Mondadori, Milano, 1979, ormai da tempo esaurita e, praticamente, introvabile.

3 Ciò è avvenuto per il libro di Mc Neill appena citato.

4 Secondo l’insegnamento tradizionale della Chiesa cattolica, il campo della fede abbraccia tutte le verità soprannaturali, rivelate da Dio agli uomini, mentre il campo della morale riguarda i comportamenti umani, distinti in buoni e cattivi (peccati): tutto ciò viene qui detto molto all’ingrosso e tanto per dare un’idea, poiché ben più lungo discorso sarebbe necessario e poiché, anche all’interno della Chiesa cattolica molte classificazioni tradizionali vengono oggi sottoposte a critica.

5 John Boswell, Christianity, Social Tolerance and Homosexuality, The University of Chicago Press, London (U.K.), 1985 




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