| Da Sodoma alla sodomia all'omosessualità , come si crea la diversità |
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Per lo più non viene associata a un particolare gruppo di persone, bensì è ritenuta in molti luoghi un'attività possibile a tutti gli uomini e a tutte le donne. Anche nell'antichità europea non era un motivo importante il sesso dell'amante; gli stoici consideravano tali questioni come "adiaphora", cose indifferenti della vita. Si credeva che il dio Eros ispirasse a capriccio agli esseri umani un particolare desiderio d'amore e che questi dovessero fare i conti con il fatto che si infiammavano d'amore per un altro essere umano. Ovviamente a nessuno sarebbe mai venuta l'idea che l'umanità si dividesse in eterosessuali e omosessuali, cosa che invece sembra per noi essere evidentemente irrinunciabile. Un esempio interessante è probabilmente il biblico re Davide. Di lui vengono narrate varie storie d'amore con uomini e donne. I teologi omosessuali hanno sempre cercato di presentare Davide come "gay", mentre i biblisti conservatori si sono dati da fare per provare che Davide fosse naturalmente "eterosessuale". Ovviamente sono entrambe delle assurdità . Se vogliamo poter dire davvero qualcosa su Davide, allora dobbiamo chiarire che nel mondo di allora i modelli culturali di "eterosessualità " e "omosessualità " erano sconosciuti. Davide non conosceva queste categorie; egli non sentiva secondo queste categorie e perciò non viveva secondo i limiti di queste categorie. Per lui erano determinanti ben altre norme. Ma com'è successo che, in totale dipendenza dal racconto biblico della distruzione della città di Sodoma, sono nati il termine "sodomia" e successivamente il concetto di "omosessualità "? Permettetemi di fare una rapida corsa tra i secoli per rischiarare un paio di momenti di questo sviluppo. Nel racconto biblico di Sodoma, Lot ha accolto come ospiti in casa propria due angeli, che all'apparenza sono due uomini in viaggio. Dopo cena - così viene narrato - si radunano davanti alla casa di Lot tutti gli uomini di Sodoma, vecchi e giovani, che pretendono, come se non fosse nulla di straordinario, la consegna degli angeli per avere rapporti sessuali con loro. La minaccia di usare violenza aleggia nell'aria, Lot è in forte difficoltà ; egli offre alla folla inferocita al posto degli angeli le sue due figlie ancora vergini affinché le violentino. Tuttavia si tratta pur sempre di un abuso sessuale: o degli angeli o delle figlie. Lot abbandona la città con la moglie e le figlie, e gli angeli ordinano per conto di Dio la distruzione di Sodoma e di altre cinque città . Fin qui il racconto. È evidente che da questo racconto difficilmente è possibile ricavare un insegnamento etico per la valutazione delle attività sessuali. Al centro del racconto non vi è forse il fatto che gli angeli hanno un aspetto umano? È morale offrire le proprie figlie perché vengano violentate? Lot avrebbe fatto lo stesso con i figli maschi? Non si tratta piuttosto dell'antico precetto di proteggere lo straniero, anche a costo di sacrificare i propri figli? Inoltre è notevole che in questo racconto alla fine non si arriva ad alcun atto di violenza; eppure Sodoma viene distrutta lo stesso! Perché? La città viene forse punita per qualcosa che non ha commesso? Oppure con il "peccato di Sodoma" si intende qualcos'altro? Che in questo racconto, come recita il Catechismo della Chiesa Cattolica, l'"omosessualità " venga indicata come "gravi depravazioni" (n. 2357) è certamente un'assurdità . Non è affatto di questo che si parla. È interessante sapere quale idea di questo racconto ci si fosse fatta già in epoca biblica. Infatti il racconto di Sodoma ha trovato eco in numerosi altri scritti biblici. Nell'Antico Testamento, nella reazione ebraica a questo racconto non emerge affatto il possibile aspetto sessuale. Nel libro del profeta Isaia (3,9) e in quello del profeta Geremia (23,14) il peccato consiste nell'arroganza degli abitanti di Sodoma, mentre per il profeta del libro di Ezechiele (16,49f) la loro malvagità consiste nel rifiuto di aiutare i poveri. Si accenna all'aspetto sessuale del racconto solo successivamente, nel Nuovo Testamento (2 Pt 2,10; Gd 7–8). Vi si parla dei "desideri immondi del corpo". Che però gli autori di questo scritto tardo del Nuovo Testamento abbiano compreso il racconto di Sodoma come una condanna delle relazioni tra persone dello stesso sesso non è ammissibile con tutta la buona volontà .
Tra gli autori ecclesiastici e canonici, tuttavia, si intravede gradualmente un crescente interesse per l'aspetto sessuale di questo racconto, ad esempio in Ambrogio nel IV secolo e in Agostino nel V secolo, riguardo al quale si deve più giustamente aggiungere che si interessa piuttosto del problema dei "desideri disordinati" che degli atti tra persone dello stesso sesso. Solo intorno al VII secolo Gregorio Magno (†604) si impegna in un'interpretazione inequivocabilmente sessuale del racconto di Sodoma: per lui Sodoma è la quintessenza del castigo di Dio causato dal "delitto della carne" (scelera carnis). Cosa però sia esattamente questo "delitto della carne" non è del tutto certo per i teologi cristiani. Il vescovo imperiale Burcardo da Worms nell'XI secolo si riferiva in particolare al rapporto anale tra due uomini quando parlava del peccato "alla maniera dei sodomiti". Tuttavia non gli sarebbe mai venuto in mente di considerare "sodomitica" la masturbazione tra due uomini. Essa certo compariva nel suo libro penitenziale ma non in relazione alla sodomia. Altri autori invece designavano come "sodomitici" tutt'altri atti. In molti casi si trattava di un'espressione generica per forme di rapporto sessuale considerate "contro natura". Gli atti sessuali stessi tra un uomo e una donna venivano occasionalmente indicati come "sodomitici" se non erano orientati alla procreazione. Quando si guarda con occhi sgombri agli antichi testi teologici, si deve quindi riconoscere che non sempre, quando si parla di "sodomia", si intendono gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso. Le identificazioni facili non sono ammissibili. Si giunge tuttavia a un importante punto di svolta nella storia quando Pier Damiani entra in scena nell'XI secolo. Pier Damiani è il portavoce della riforma gregoriana, un ardente sostenitore del celibato sacerdotale e un furibondo combattente contro il "vizio sodomitico". Ciò che lo rende così incollerito è l'impressione che questo vizio trovi sempre più diffusione negli ordini religiosi, tra i sacerdoti e nella società , ma che ciò non disturbi evidentemente quasi nessuno tranne lui. Pertanto scrive una lunga lettera a papa Leone IX. Si tratta di una memoria dal titolo "Liber Gomorrhianus" (1049). Pier Damiani riteneva che il vizio sodomitico dovesse essere punito molto più severamente di quanto fino ad allora i libri penitenziali della Chiesa prevedessero. Le sue richieste andavano dalla destituzione dei sacerdoti sodomiti fino alla pena di morte. All'epoca Pier Damiani non ebbe alcun successo. Solo 130 anni più tardi il Concilio Lateranense III (1179) accolse alcune delle sue richieste. Pertanto solo nel XII secolo si ha la prima presa di posizione di un concilio valida per tutta la Chiesa. Fino ad allora vi erano state, nel migliore dei casi, dichiarazioni sporadiche di sinodi regionali. Nella lettera a papa Leone, Pier Damiani regala al mondo un nuovo vocabolo: sodomia. Fino ad allora si era parlato del "peccato di Sodoma", del "vizio sodomitico", di "atti alla maniera dei sodomiti". E con il termine "sodomiti" ci si riferiva fino ad allora agli abitanti di Sodoma, nulla di più. Ora però Pier Damiani conia la parola "sodomia". Lo fa in consapevole analogia con il termine blasfemia, ossia la bestemmia. "Se la blasfemia è il peggiore dei peccati", scrive, "non so in quale modo la sodomia possa essere migliore". La parola "sodomia" già dall'inizio non ha pertanto una connotazione neutra, che indichi semplicemente una cosa, bensì qualifica un peccato grave. Da Pier Damiani in poi, "sodomia" divenne il termine generico per tutti i tipi di atti sessuali tra uomini. Ma con ciò entra in gioco una nuova qualità : i sodomiti non sono più gli abitanti della città di Sodoma sul Mar Morto e neppure coloro che fanno ciò che è stato attribuito agli abitanti di Sodoma. I sodomiti ora sono piuttosto i portatori del marchio della "sodomia". Questo significa che i sodomiti non sono più persone che per i più disparati motivi e nelle condizioni più diverse commettono degli atti che mostrano una certa somiglianza. I sodomiti sono piuttosto persone che commettono sodomia. Pertanto da atti più o meno chiaramente tratteggiati nasce un preciso tipo di persona, un altro genere. Per quanto Tommaso d'Aquino abbia argomentato sulla scorta della dottrina ecclesiastica associando alla "sodomia" il peccato capitale della lussuria, egli ha dedicato all'intero tema poco più di cinque righe della sua colossale opera. L'omosessualità non è semplicemente una moderna analogia della sodomia medievale. Lo scrittore austriaco Karl Maria Benkert, che coniò il termine nel 1869, nutriva con esso speranze di emancipazione. Gli interessati non potevano farci nulla. E già per questo l'omosessualità non può essere un peccato. Benkert pensava e argomentava secondo lo spirito del XVIII e del XIX secolo: allora era di moda individuare un'origine biologica per tutte le differenze tra gli esseri umani e per ogni diversità comportamentale. |




