| La chiesa valdese di fronte all’omosessualità |
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La chiesa valdese ha dovuto percorrere una strada lunga e un pò “accidentata” per arrivare alle riflessioni odierne sull’omosessualità. La chiesa valdese ha cominciato in tempi relativamente recenti a discutere del tema, anche perché a partire dal 1980 presso il centro ecumenico di Agape si sono cominciati a tenere dei campi omosessuali. Le ricerche sull’omosessualità hanno ormai superato l’idea che le radici primarie dell’orientamento omosessuale possano essere attribuite a forme di malattia psichica e pur non essendo oggi dimostrabile scientificamente una predisposizione genetica, vi è largo consenso sul fatto che l’omosessualità non sia una scelta, quanto piuttosto una condizione esistenziale che si impone come dato oggettivo a un dato momento della vita…”. Negli anni seguenti si è discusso della consacrazione di pastore/i omosessuali, concludendo che il nodo della sessualità è una questione privata delle persone e che quindi né il loro stato civile, né le loro inclinazioni affettive sono un impedimento a svolgere il loro ministero, in quanto tali. Nel Sinodo del 2007 è stato deciso di invitare le comunità locali ad organizzare e/o partecipare alle veglie contro l’omofobia: il sito gionata.org ha cercato di monitorare l’iniziativa, per cui è possibile capire quanto questa sia stata un’affermazione di principio e quanto una forma di solidarietà e sensibilizzazione realmente messa in pratica. Come possiamo immaginare la questione non trova solo sostenitori, ma anche persone che sono in disaccordo o che ritengono che sia un argomento troppo scabroso per essere discusso apertamente o in luoghi ufficiali. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che in qualsiasi chiesa – entità complessa e articolata, soprattutto quando si pensa che la chiesa valdese rifiuta l’idea della “setta”, cioè di essere un gruppo compatto e animato dalle stesse convinzioni e dalle medesime vie per metterle in pratica, ma incoraggia la discussione, anche su argomenti difficili – ci sono molteplici sfumature nella lettura della Bibbia: ce ne sono di “aperte” – che sottolineano il contesto storico e culturale che ha contribuito a far sì che i testi che leggiamo siano quelli che sono – ma anche altre, più tradizionali, che potremmo definire in maniera semplicistica “fondamentalisti”. |



Articolo di Gregorio Plescan, pastore valdese
