| Opus gay. Il mio viaggio tra le contraddizioni della chiesa cattolica sull’omosessualità |
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Dall’altra parte, le persone omosessuali. È davvero strano parlare di loro come se fossero una categoria a sé: ogni volta mi sembra di ridurli a un’etichetta. E di violarne la dignità di persone a tutto tondo. Nella realtà funziona esattamente al contrario: incontri qualcuno, inizi a volergli bene e lui ti confida, tra le altre cose, anche le sue preferenze sessuali. Tu ne prendi atto, e vai avanti. Così è successo anche a me. E quando ho incontrato un mio caro, vecchio amico gay, mi sono lasciata guidare da lui nel suo mondo, mettendoci anche un po’ del mio. Questa prima relazione ha messo alla prova quello in cui credevo, che professavo con molta sicurezza e altrettanta serenità. Con la conseguenza, inevitabile, che entrambi – valori e vissuto – si sono, in parte, relativizzati: una vera liberazione. A volte, è una testimonianza, altre un’intervista, altre ancora uno spunto giornalistico, ma qui non ci sono tesi da dimostrare. Solo alcuni fatti che ho provato a raccontare, e la proposta di altrettanti percorsi di lettura. Se dovessi, alla fine, suggerire ai lettori due chiavi con cui “aprire” il libro, queste sarebbero certamente la responsabilità e la libertà. Credo, come Lévinas, che la responsabilità nasca (e possa nascere) solo dalla relazione con l’altro e non da un principio. «L’estraneo che non ho né concepito, né partorito, l’ho già in braccio»1, scriveva il filosofo francese. È l’etica della differenza. Che, se solo diventasse un bene comune – proprio come l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo e la terra che calpestiamo – avrebbe una portata rivoluzionaria sulle vite di tutti. E capovolgerebbe il nostro punto di vista di persone integrate, riconosciute, privilegiate, tutelate. Eterosessuali, anche. Credo, al contrario, che cominci esattamente nel punto in cui parte la libertà dell’altro. Ed è capace di realizzarsi solo nel rapporto con lui. Ecco, fino a quando esisteranno persone, gay, lesbiche, transessuali, che non saranno libere di vivere dignitosamente, di tutelare i propri diritti, di vedere riconosciute le proprie scelte, fino a quel momento, nessuno sarà realmente libero. E ne siamo responsabili tutti. 1 Emmanuel Lévinas, Altrimenti che essere o al di là dell’essenza, a cura di S. Petrosino, Jaca Book, Milano 1983, p. 114. |




