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| Se non sai cosa mi fa male come puoi dire di amarmi? |
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La discussione sull’omosessualità che si è tenuta all’assemblea-Sinodo 2007 è stata molto accesa, tra parole di condanna (lanciate da pochi delegati) e di accoglienza (chiesta a gran voce dalla maggioranza), perchè “chi può arrogarsi il diritto in nome di un etica cristiana di non chiamare amore la cura verso l’altra, il rispetto, il sostegno, la comprensione ... nascondendosi dietro il termine omosessuale usato come una spada?”
Mi chiamo Rosa. Sono una delle responsabili del gruppo Varco, gruppo valdese di valorizzazione e riconoscimento della comunità omosessuale appartenente al 6° Circuito lombardo-piemontese. Il VARCO è sede lombarda dell’associazione italiana REFO, Rete Evangelica Fede e Omosessualità di Roma. Il nostro gruppo è nato il 23 maggio del 2006. Prima di tutto vorrei chiarire cosa intendiamo per ideologia. Per ideologia intendiamo tutto ciò che è teoria, argomentazioni di tipo astratto che rischiano di impedire il dialogo tra le persone o per lo meno di renderlo difficoltoso. In questo senso è stato sempre molto istruttivo per noi un racconto della tradizione rabbinica, che vorrei raccontarvi. Un discepolo proclamò un giorno al suo maestro di amarlo sopra ogni cosa. Il maestro gli chiese: sai dirmi che cosa mi fa male? Il discepolo ammise di non saperlo. Al che il rabbi aggiunse: SE NON SAI COSA MI FA MALE COME PUOI DIRE DI AMARMI? Dobbiamo sapere che cosa fa male e che cosa fa bene ad una persona, se davvero diciamo di amarla. Questa modalità di vero incontro e conoscenza concreta del prossimo viene praticata anche da Gesù. Gesù invita anche noi ad essere disposti all’incontro, ad avere orecchie per sentire ed occhi per vedere il nostro prossimo Le discussioni puramente dottrinali invece sono impostate in modo da obbligare ad una risposta schematica: o sì o no. Impongono un aut aut, insomma, al quale non sembra esserci alternativa. Gesù sfugge a questa dinamica, invitandoci a metterci concretamente nei panni del prossimo, ad appropriarci della condizione di chi soffre. Vi citerò dunque degli esempi concreti di cui, purtroppo, è costellata la nostra vita di omosessuali. Il nostro gruppo è venuto in contatto con due donne: Piera e Carla. Mi domando quanto farebbe bene a certe famiglie che tollerano ma non accettano, che amano ma non accolgono sapere che la relazione di Piera e Carla è stata benedetta dalla loro comunità. Quando il centurione andò a chiedere a Gesù la guarigione per il suo servo, forse Gesù gli chiese che tipo di relazione lo legasse a costui? E quando parlò con la samaritana, non avrebbe neppure dovuto rivolgerle parola se si fosse lasciato sedurre dalla tirannia delle parole vuote. Termino dicendo che l’amore di queste due sorelle, dal mio punto di vista, è già benedetto dal Signore. Dio sa bene quanto amore e comprensione esiste nella loro vita, sono coloro che rimangono arroccati nella loro ideologia a non comprenderlo Ma alla mia comunità chiedo di valorizzare e riconoscere ogni legame fondato sull’affetto e sull’amore reciproco. Io credo che quando due persone si amano veramente, l’intero universo dovrebbe fermarsi e stupirsi per questo miracolo. Il dibattito attuale è già la prova che ci siamo incamminati verso la cultura dell’amore. Per questo vi ringrazio, sono certa che proseguendo sulla via tracciata da Gesù la nostra comunità non potrà che trovarsi dalla parte dei giusti. |






Intervento letto da Rosa Salamone Rodrìguez, responsabile del