| A Bologna. Quando la chiesa cattolica prega con i gay |
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Gruppo cattolico a tutti gli effetti, ma di rottura con la linea intransigente delle gerarchie, nato nel ‘96 per rilanciare le conquiste del Concilio Vaticano II. La Chiesa che vorrebbero include omosessuali, divorziati «e anche i conviventi, che si vogliono bene e che non vogliono o non possono sposarsi», dice il portavoce nazionale Vittorio Bellavite. Posizioni che sono valse al movimento la diffidenza, se non aperta ostilità, della Cei. «Abbiamo deciso di organizzare la veglia dopo che il Vaticano si è schierato contro l’iniziativa dell’Onu per depenalizzare l’omosessualità nei Paesi dove è reato. Una scelta che ha creato scandalo anche tra i fedeli»*. È un piccolo movimento, qualche centinaio di persone. «Ma rappresentiamo un’area di opinione molto più estesa. Ci sono vescovi che la pensano come noi e che non si espongono perchè il controllo della Cei è strettissimo». Non è la prima volta che «Noi siamo Chiesa» organizza iniziative del genere. Ma è la prima volta che una parrocchia decide di ospitarle. A Milano, una preghiera analoga si terrà il 20 dicembre in una chiesa valdese. Don Nildo invece non si è scomposto: «Sono stato ordinato prete dal cardinale Lercaro, uno dei protagonisti del Concilio. Lui mi ha abituato a guardare avanti, a non accettare le posizioni prefabbricate». Don Nildo gli spazi li avrebbe concessi comunque, «anche se non ci fosse stato quel pronunciamento infelice del Vaticano. Perchè per un cristiano, la condivisione della sofferenza sta al primo posto». Monsignor Ernesto Vecchi, vicario tradizionalista del cardinale di Bologna Carlo Caffarra, non l’ha presa troppo bene. In passato si è scontrato tante volte con l’Arcigay. Quando, l’anno scorso, un corteo di gay, lesbiche, bisex e trans contestò la processione della Madonna di San Luca, in segno di protesta contro il presidente della Cei Bagnasco, ci volle una messa riparatrice. Vecchi poi definì ilGay Pride «una manifestazione vergognosa». Stavolta dice: «La veglia è un azzardo del parroco. Potremmo proibirla ma non lo facciamo per non prestarci all’equivoco secondo cui il Vaticano sarebbe favorevole alla pena di morte per i gay». Non è vero, aggiunge: «Semplicemente la Chiesa non potrà mai riconoscere ciò che non è riconoscibile». È questo lo scoglio che bisogna superare, ribatte Sergio Lo Giudice, presidente onorario di Arcigay: «Di solito si pensa che da una parte ci siano i cattolici e dall’altra i gay: non è così. Il problema è che la Chiesa prospetta agli omosessuali una sola strada: quella della rinuncia all’amore e alla sessualità». * "La nostra iniziativa — precisa il portavoce di Noi Siamo Chiesa Emilia Romagna — non si lega a quanto deciso dal Vaticano la scorsa settimana. Le veglie non si fanno mai contro qualcuno, ma per qualcuno".
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Articolo di Pierpaolo Velonà tratto da 
