| La «Maison verte», una piccola chiesa protestante inclusiva nel cuore di Parigi |
Articolo di Elizabeth Green tratto dal settimanale Riforma del 12 maggio 2010La Maison verte è una piccola chiesa protestante nel cuore di Parigi. Essa fa parte della Mission populaire évangélique de France, missione fondata nel 1871 dal pastore scozzese Robert McAll per venire incontro ai bisogni espressi da alcuni operai francesi. Membro della Federazione protestante di Francia, la Maison verte funge anche da centro sociale, combinando in modo efficace testimonianza e predicazione cristiane con impegno sociale nel quartiere. Inoltre, essa ospita una serie di iniziative di stampo culturale come corsi di danza, teatro e concerti musicali. La Maison verte sotto la guida del pastore Stéphane Lavignotte si propone come luogo inclusivo operante soprattutto in tre campi: l’accoglienza degli immigrati e sans papiers, la sensibilità verso l’ambiente e l’accoglienza di persone omosessuali. In quest’ultimo ambito si è tenuto il 24 aprile scorso un incontro dell’associazione «Tel (le) que je suis» (Così qual sono), gruppo che raduna soprattutto credenti cristiani lgbt provenienti per la maggiore parte dal mondo evangelicale. Esso fa parte della rete Carrefour de Chrétiens inclusifs coordinato da Jean Vilbas, che raduna a livello nazionale alcune comunità o gruppi cristiani, associazioni che accolgono in modo positivo le persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender).
Sebbene nel gruppo «Tel (le) que je suis» ci siano anche persone cattoliche o provenienti dal cattolicesimo, la maggior parte dei suoi membri ama definirsi «post-evangelicale». Ognuno e ognuna, infatti, ha una storia dolorosa da raccontare circa il non essere accolti dalla propria chiesa di origine dove l’omosessualità viene tacciata di peccato. Tale esclusione ha portato alcuni e alcune ad approdare nella chiesa riformata o ad abbandonare, se non la fede, almeno la chiesa. Infatti, sebbene la Maison verte cominci a benedire le coppie omosessuali, a livello nazionale non tutte le paroisses riformate sono accoglienti verso le persone lgbt. Dalle testimonianze di questo piccolo gruppo è emerso che a livello della società in generale, la Francia di Sarko-zy non sembra più tenera con i giovani gay e lesbiche che l’Italia di Berlusconi. Così, insieme, si è esplorato, da una parte, come le identità di genere e di orientamento sessuale subalterne vengono costruite per assicurare che le dinamiche di potere all’interno della società rimangano uguali e, dall’altra, come Dio in Cristo ha attraversato i confini che sono fonte di discriminazione, conflitto e violenza. Durante il culto la domenica mattina si è annunciato il Dio che abbatte i muri di separazione tra i popoli di cui la Maison verte vorrebbe essere testimone. Tanti i punti di contatto tra questa realtà parigina e quella delle nostre chiese protestanti in Italia, le quali in circostanze non tanto diverse cercano di vivere nonostante tutto in modo profetico il vangelo di Gesù Cristo. |



Articolo di Elizabeth Green tratto dal settimanale Riforma del 12 maggio 2010
