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Noi siamo chiesa Emilia Romagna, la Veglia per le vittime dell'Omofobia di Bologna e il Concilio |
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Riflessioni di Giampaolo Spettoli, portavoce di Noi Siamo Chiesa Emilia Romagna del 17 dicembre 2008
E’ stato tutto molto bello sabato 13 dicembre 2008 alla parrocchia di S. Bartolomeo della Beverara a Bologna. I testi della veglia in memoria delle vittime dell’omofobia, commoventi, e le memorie struggenti. Il silenzio attento nella chiesa piena (80-90 persone) con amici che sono venuti da Ravenna, da Faenza, da Rimini…, il coro della parrocchia che ha sottolineato alcuni passaggi con canti liturgici e brani di De Andrè. Nel corso della veglia, oltre che nella presentazione, una particolare attenzione è stata rivolta alle coppie omosessuali, allo scopo di opporsi ad ogni luogo comune. E’ stato bello anche, al termine, parlare a lungo con le persone presenti, alcune commosse, altre (fra le quali i parrocchiani) “con la pelle d’oca”, perché non sapevano, non immaginavano una realtà così complessa e dura.
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Due terzi dei Paesi del mondo rifiutano di depenalizzare l’omosessualità |
 Riflessioni tratte da dieunousaimechretiensetgay del 29 Dicembre 2008, liberamente tradotto da Domenico AfieroIl 18 dicembre 2008, all’Onu, due terzi dei Paesi del mondo ha rifiutato l’invito a depenalizzare l’omosessualità. L'impegno dell’ONU e degli altri organismi internazionali hanno ridotto in maniera significativa, negli ultimi anni, gli attacchi ai diritti delle donne e agli uomini omosessuali. Il forte sostegno dato il 18 dicembre 2008, da parte di 66 Paesi, all’Assemblea Generale dell’ONU per una dichiarazione che includesse l’orientamento sessuale e l’identità di genere nel diritto umanitario internazionale è una vittoria per i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Infatti, si tratta della prima volta che una dichiarazione simile, che condanna le violazioni dei diritti dei gay, è stata presentata all’assemblea dell’ONU. |
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In Tunisia l’omosessualità non è accettata, ma quella femminile è tollerata meglio |
 Testimonianza raccolta da Rhida Kefi tratta da kelma.org liberamente tradotta da Domenico AfieroPer il dottore tunisino Zouhaier El Hachemi (Tunisia), professore in psichiatria, "omosessualità non è una patologia, anche quando dà origine a comportamenti nevrotici". Certo, alcuni psichiatri hanno creduto di poterla curare. Al limite dell’etica medica, la cura raccomandata era alla base di punizioni e gratificazioni. La cura è fallita perché non si può scambiare ciò che determina il comportamento omosessuale, vale a dire l’inconscio, con un comportamento superficiale. Il medico tunisino precisa: “Vietare a qualcuno di vivere la propria omosessualità equivale un po’ a vietargli di mangiare”. D’altronde, un gay può vivere la sua diversità senza problemi, sentendosi bene o conducendo una vita sociale e affettiva pienamente. |
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L´insostenibile leggerezza di vivere il coming out |
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Articolo di Natalia Aspesi tratto da La Repubblica del 10 agosto 2008, pag.36
“Nascosti, rimossi e perseguitati per secoli da perbenisti, tradizionalisti e illuministi. Nonostante il riscatto del ´68, ancora senza diritti in gran parte del mondo. Ma nell'immaginario, nelle arti e soprattutto nei libri, mai come ora, gli omosessuali vivono il loro successo”. Un articolo colto e semiserio di Natalia Aspesi sull'accidentato cammino fatto da gay e lesbiche per "uscire dall'armadio", per non dimenticare la strada percorsa per avere accesso a quella "luce" che, per alcuni, "rende la vita di oggi perfettamente volgare" ma per tanti altri, finalmente, la rende semplicemente normale.
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