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Articolo di Daniela Tuscano Era il 1997 quando il gruppo Emmanuele, omosessuali credenti di Padova, iniziava l'avventura umana e spirituale insieme ad una comunità parrocchiale padovana. Nella celebrazione comunitaria in cui hanno festeggiato insieme 10 anni di cammino il prete che celebrava ha ricordato che "Accogliendovi oggi questa parrocchia non compie un atto di bontà: desidera invece confrontarsi con cristiani motivati, ma non sempre sufficientemente conosciuti".
Sono trascorse quasi due settimane dal decimo anniversario di fondazione del Gruppo Emmanuele di Padova (gay cattolici). Per l'occasione, i ragazzi hanno allestito una bella festa nell'oratorio d'una chiesa cittadina, animando pure la Messa (con canti e musiche stupendamente eseguiti) nel corso della quale è stato distribuito un pieghevole, che illustrava tutte le iniziative dell'associazione e la natura della stessa.
Il celebrante li conosce da diversi anni. Con pazienza, ascolto e grande umiltà si è fatto interpellare da questo piccolo gregge. Un atto di virile coraggio; anche perché l'esegesi del brano di Luca (20, 27-38), il meno "familista" e, al tempo stesso, il più ieratico e sontuoso degli evangelisti, lo hanno costretto a un'omelia per nulla scontata e prevedibile. Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli? Coloro che seguono la parola di Dio. Di chi sarà moglie, nell'aldilà, una donna che in vita è stata sposa di sette mariti? Ma nell'aldilà non ci si sposa più: si vivrà in Spirito e verità, come gli angeli. Scusate se è poco.
Nel suo commento, il sacerdote non ha mai pronunciato la parola "omosessualità"; eppure, tutto l'uditorio ha compreso che intendeva parlar di loro, degli amici dell'Emmanuele. I quali appartengono, anch'essi, alla famiglia della Chiesa. I quali sono fratelli, sorelle, madri, mariti e mogli di tutti gli altri cristiani, non secondo la carne, ma per lo Spirito. "Noi abbiamo deciso di ascoltare anche questo gruppo - ha spiegato il prete - probabilmente si tratta di una prova da parte del Signore, che mi dimostra com'egli agisca in tutte le realtà". A ognuno spetta il compito di impiegare i propri personali talenti, diversi, fors'anche imprevedibili e inaspettati, per realizzare il progetto di Dio: "Accogliendovi oggi - ha concluso - questa parrocchia non compie un atto di bontà: desidera invece confrontarsi con cristiani motivati, ma non sempre sufficientemente conosciuti". Alla fine, per ringraziarli dell'impegno da tempo profuso, ha proposto un applauso in chiesa.Un grazie ai ragazzi e alla comunità che li ospita. Un segno concreto contro la banalità e l'intolleranza. Non finiscono sui giornali, non si esibiscono in lepide trasmissioni televisive, ma il futuro è dalla loro parte. |