'Che tutti siano uno' (Gv 17,11) il cammino plurale dei gruppi di cristiani omosessuali
infoRiflessioni tratte da cristianosgays.com del 1 aprile 2010, liberamente tradotte da Dino

Negli ultimi anni si sono andate formando in Spagna e in altri Paesi varie comunità o associazioni di cristiani gay, lesbo, bisex e trans (glbt) che nascono dalla necessità, che molti di noi abbiamo sentito, di unirci in gruppo per vivere la fede nella nostra realtà di persone credenti  omosessuali.
A poco a poco abbiamo conosciuto e sperimentato anche le difficoltà che nascono dai diversi punti di vista, dalle differenti sensibilità, compresi i diversi modi di comprendere il messaggio di Gesù.

Ma anche oggi risuonano per noi le parole di Gesù nell'ultima cena in cui in qualche maniera l'apostolo Giovanni ci ha lasciato il Testamento di Gesù per i suoi discepoli: "Padre, che tutti siano uno".
Ma questo, che di per sè è difficile, non può essere vissuto senza alcuni presupposti che ogni comunità cristiana deve avere. Ogni comunità cristiana deve essere inclusiva.

Possiamo essere di Paolo, di Apollo o di Pietro, ma questi nomi non devono servire per separarci o far sì che ci accusiamo reciprocamente. Una comunità nella quale non ci sono differenze è una comunità povera, senza il vento dello Spirito, che vive nella calma monotona in cui viene a trovarsi la barca alla deriva.

Ogni comunità cristiana deve accogliere i più piccoli. Non tutti camminiamo allo stesso livello; alcuni vanno più avanti, altri rimangono indietro.
Ma la comunità cristiana cammina unita; quelli che stanno più avanti aspettano gli altri che sono indietro, sono disposti ad arrivare tardi alla meta, ben sapendo che soltanto stando tutti insieme è possibile seguire il Signore Gesù.

E infine la comunità cristiana deve basarsi sul perdono: un perdono che arriva fino all'estremo di amare colui che mi ha fatto del male, che mi è nemico.
Come si può vivere questo nelle nostre comunità di persone gay, lesbiche, bisex e trans (glbt), nelle quali si trovano a convivere cristiani di diverse confessioni, progressisti e tradizionali, di destra o di sinistra?

Possiamo viverlo soltanto rifacendoci alla semplicità, all'umiltà per integrarci nella comunità, per accettare le sue debolezze, per essere tolleranti con gli altri ed anche con se stessi.
Quando invece riusciamo a vedere soltanto la grandezza del nostro pensiero, finiamo col perdere la nostra stessa grandezza e ci trasformiamo in autentici assassini dei nostri fratelli.
Soltanto Dio è l'Unico Santo e ciascuno di noi ha sempre bisogno del suo perdono. Solo riconoscendo il nostro proprio peccato possiamo accettare il peccato dell'altro e amarlo pur nel suo peccato.

Se impariamo a vivere così, nelle comunità cristiane glbt cesserà di avere importanza se stiamo celebrando il nostro orgoglio o quello di un altro; se celebriamo i santi o quelli che non lo sono; se critichiamo o non critichiamo le gerarchie.
Solo così potremo vivere quello che Gesù ci ha chiesto: "Da questo potranno conoscere che siete miei discepoli: dal fatto che vi amate gli uni gli altri" (Gv 15, 12).

Non è tempo di camminare divisi su cose di scarsa importanza, ma al contrario, è tempo di sostenerci gli uni con gli altri.



Testo originale: Que todos sean uno (Jn 17,11): Pluralidad y fraternidad en las comunidades de creyentes LGTB



Scrivi un commento   I  GionataBlog
 
SEO by Artio