| La strada stretta. Il cammino decennale delle donne e degli uomini del Kairos di Firenze |
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Credo però che quando si ragiona del rapporto fra fede, omosessualità e omofobia non si possa prescindere dalla Dottrina della Chiesa. Il fatto che questa sia fortemente intrisa di pregiudizi omofobici e contribuisca essa stessa ad alimentarli, è una realtà che non ho bisogno di esemplificare. Mi limito qui a rammentare i due elementi chiave del Magistero della Chiesa cattolica sulla omosessualità: 1) La condanna degli atti omosessuali («oggettivamente disordinati») ed il richiamo ad una vita di castità; accompagnata da un invito all’accoglienza ed alla benevolenza nei nostri confronti. 2) Anche la semplice inclinazione omosessuale viene definita come «intrinsecamente disordinata»; anche quando è vissuta in castità, anche in soggetti in cui essa appare «profondamente radicata». Due sono quindi le conseguenze che purtroppo sperimentiamo nelle persone gay e cristiane che si avvicinano al nostro gruppo: 1) Spesso la distinzione, che dovrebbe essere cura della Chiesa mantenere, fra errore (da condannare) ed errante (da perdonare e da accogliere) viene a cadere. Da qui i toni talvolta apertamente omofobi delle Gerarchie ecclesiali cattoliche verso i gay, sia nel discorso pubblico, che nella prassi pastorale. La reazione è la percezione della propria esclusione ed una profonda ferita individuale, che portano spesso alla perdita della fede o ad un forte risentimento nei confronti del Papa, della Chiesa, della religione in genere.
Ma che soprattutto conduce ad un rapporto non autentico con Dio e con i sacramenti, con la famiglia, coi propri amici e con la comunità di fede; si parla della propria omosessualità solo in confessionale, si tenta di mascherare o “correggere” la propria omosessualità dichiarandosi eterosessuali o tentando deleteri percorsi psico-terapeutici di riorientamento sessuale.
1) Porta avanti un dialogo con le istituzioni ecclesiali. Non è questo l’aspetto più importante per cui nasce il gruppo, che risponde essenzialmente a esigenze di altro tipo. E’ però nostra cura dialogare sia con i vertici della nostra diocesi, sia con singoli parroci o comunità cattoliche particolarmente aperte e bendisposte nei nostri confronti. Più agevole è invece il dialogo con le chiese cristiane non cattoliche, valdese e battista in primo luogo. 2) Organizza incontri di riflessione, di preghiera, di condivisione in cui è possibile operare un libero scambio di esperienze. 3) Accoglie le persone che a qualsiasi titolo e per qualsiasi finalità ci contattano, indipendentemente dalla loro inclinazione sessuale, età, idee politiche o credo religioso. 4) Cerca di riconciliare la fede in Cristo con il nostro orientamento sessuale; ed tenta quindi di operare un rasserenamento complessivo della nostra condizione esistenziale. Nel portare avanti queste istanze, si crea un forte legame fra i membri del gruppo. Il Kairòs intraprende inoltre diverse iniziative pubbliche (partecipazione ai Pride, le Veglie per le vittime dell’omofobia ecc.) ed incontri con le diverse realtà associative gay e lesbiche (Ireos, Arcigay, Azione gay e Lesbica) per la promozione dei diritti dei gay e delle lesbiche e per la lotta contro ogni forma di intolleranza e di omofobia. |




