Al Forum di Albano ho riscoperto la “convivialità delle differenze”
infoEmail  di Giorgio inviata il 31 marzo 2010
 
Erano anni che non mi capitava di sentirmi così alla fine di un “campo”: contento, vivo, legato a persone conosciute da pochi giorni, grato.
Davvero, gratitudine è la parola che meglio esprime cosa avevo nel cuore tornando a casa: gratitudine per tutte le persone incontrate, storie, volti, sguardi, parole, abbracci. Quanta ricchezza, quanta umanità. Quanta bellezza.

Gratitudine per chi ha organizzato e reso possibile questo evento: e con quanta cura! Bazzico spesso riunioni, corsi, assemblee e mi è sembrato di scorgere una grande qualità in ogni cosa. Liturgie ben curate, divisioni
di compiti, cura dei tempi e del percorso, grande attenzione ai particolari e alle persone. Penso che ad Albano è stato dimostrato ancora una volta che non sono i soldi ciò che serve per fare cose grandi (certo se ci sono e li si usa bene non  guastano ... ma da soli, fanno poco).

In uno spirito di volontariato puro, con sobrietà ma non per questo meno gusto e profondità, il Forum è stato un evento significativo capace di far incontrare una rete di gruppi e persone che nonostante le differenze e le distanze hanno lavorato insieme, rafforzato legami, condiviso sogni, seminato progetti.
Bravi! Davvero ... godetevi e incassate i meritati complimenti. Bravi tutti voi che avete lavorato a questo Forum (e da quello che ho capito c'è stata davvero la capacità di attivare moltissime persone, energie, contributi!).

Gratitudine infine a Dio, il Grande Ricamatore, capace di tessere magnifici arazzi con il niente delle nostre vite, di far apparire armonie e arcobaleni la dove meno ce lo si aspetta. Ho partecipato al Forum come “cane sciolto”, non appartenendo a nessun gruppo, e per me è stata una prima volta: prima volta insieme a tante e tanti omosessuali, prima volta in “pubblico” alla luce del sole! A livello personale è stato un momento davvero importante che mi ha aiutato a sentire che quello che ho sempre intuito e creduto è anche possibile.

Ho sempre pensato che se sono omosessuale non è una colpa e che certamente questo ha un significato nel piano che il creatore ha su di me, che Dio mi ama come sono e non devo vergognarmi di quello che sono. Eppure solo recentemente, a quarant'anni, ho preso pienamente coscienza di quanto fosse pesante questa “consegna del silenzio” che ho accettato e fatta mia e che diventa come una gabbia, una prigione: accettare di vivere nascondendo quel che sono, i miei desideri più veri, facendo finta di essere altro.
Accettare il copione di una vita sociale ufficiale, in regola, “a posto”, costringendomi a vivere sdoppiato.  Il forum è stato per me un'occasione molto importante per aprire un varco in questa gabbia e per respirare aria nuova.

Sono tornato a casa con tanto calore e coraggio ma anche con molte idee e nuovi spunti. Provo solo ad accennarne qualcuno che più mi ha colpito. Nulla e niente ci può separare dall'amore di Dio!
Questo è stato il ritornello: la centralità, il primato di Dio e del suo amore per noi. E questa nostra sensibilità nel sentirlo al fianco di tutti gli esclusi della storia perché lo scopriamo al nostro fianco.
E sentire che in questo orizzonte la nostra “differenza” assume un significato diverso: non è più solo un problema con cui convivere o da risolvere ma un talento, una marcia diversa che ci è chiesto di mettere al servizio del Regno.

“Oltre il risentimento” perché se riusciamo a sciogliere il nodo di rabbia che spesso, comprensibilmente, accompagna il nostro cammino, possiamo scegliere e tentare la strada del dialogo, del confronto, dedicando sempre più le nostre energie a costruire ponti e tessere nuove trame. E questo lo abbiamo vissuto in diretta al Forum, dove abbiamo respirato e dato corpo alla “convivialità delle differenze”: è stato bello vedere che non la pensiamo affatto tutti allo stesso modo ma siamo stati capaci di ascoltarci e di rispettarci.

Questo è stato possibile sia per la disponibilità e la sensibilità dei partecipanti ma anche per il modo in cui abbiamo lavorato e le modalità con cui è stato gestito l'evento dalla sua ideazione fino alla conduzione delle giornate. Una questione di “metodo” su cui si potrebbe fare approfondimento ... ma non è questa la sede.
Abbiamo intuito che la nostra abitudine a vivere fuori dagli schemi e dai dogmi, ci rende forse più capaci di un dialogo “ecumenico”: siamo quelli  che ricordiamo che bisogna sempre ritornare al cuore del messaggio evangelico, allo spirito, senza fermarci a leggi e consuetudini che rischiano di generare violenza, discriminazione e divisione. Solo una Chiesa ecumenica e aperta al dialogo intereligioso saprà essere credibile testimone del messaggio del nazareno crocefisso fuori dalle mura dell'ortodossia e delle certezze.

Tra le differenze si è parlato anche di una prospettiva di genere: la differenza tra l'essere gay e lesbiche, la difficoltà aggiunta dell'essere donna e omosessuale. Non ne abbiamo parlato in astratto, ma attraverso i primi passi di un confronto diretto, raccontandoci e ascoltandoci, partendo dalle nostre storie e dalla concretezza del nostro essere li, insieme, con i nostri corpi nello stesso luogo. Importante anche chi, con le sue irruzioni a volte colorite, sempre sincere, ci ha ricordato altre sofferenze, di chi si sente in transizione di genere: tema per me difficile da digerire!

E' stato detto che sarebbe bello se tra vent'anni non serviranno più i gruppi di omosessuali credenti perché vorrebbe dire che la Chiesa e la società saranno diventate capaci di accogliere tutti gli uomini nei loro diversi e variegati percorsi e che tutti, etero-omo-bi-tri-trans-post-quel chesiamo siamo, cammineremo insieme perché ognuno sarà prima di tutto se stesso, con il suo nome e la sua irripetibile unicità da condividere con gli altri.

Non vedete i germogli, non leggete i segni? Il tempo è maturo, il Regno è vicino. Con l'augurio a tutti di saper sempre leggere nella nostra vita i segni di speranza che insieme abbiamo cantato ad Albano, Buona Pasqua a tutti.
 
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