| Come il Gay Pride 2002 di Padova divenne occasione di confronto tra gay e credenti |
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L’8 Giugno 2002 “l’orgoglio” gay sfilava per le strade di Padova. La difesa del popolo, giornale settimanale diocesano di Padova, nel ricordare quell'evento coglie lo spunto per ricordare come il gay pride di Padova diventò l'occasione per aprire in città un'inedita discussione sulla condizione omosessuale e sulla loro accoglienza nella chiesa che ancora sta dando i suoi frutti positivi. Leggere per credere.
La prima metà di giugno, per tradizione secolare, a Padova significa soprattutto attesa e preparazione alla festa di Sant'Antonio. Nel 2002, invece, quelle stesse giornate diventano il palcoscenico per l'appuntamento italiano del Gay pride. Come già a Roma durante il giubileo, la concomitanza di date pare fatta apposta per suscitare reazioni, con l'estrema destra che minaccia controiniziative, il comune che alla fine rifiuterà il patrocinio, il mondo cattolico che domanda ragione di una scelta letta come un affronto alla sensibilità religiosa dei padovani. Per la Difesa, tuttavia, il Padova pride si trasforma in una preziosa occasione per riaprire un dibattito sulla condizione omosessuale che il settimanale diocesano - tra la sorpresa di mezza Italia aveva già inaugurato nel 2001 dedicando una serie di articoli all'esperienza dei gay credenti. In città dal 1997 hanno un punto di riferimento nel gruppo Emmanuele, che si incontra due volte al mese in una parrocchia per portare avanti il suo lavoro di riflessione sui temi esistenziali legati alla spiritualità e alla Parola. Non è un'esperienza delle più pubblicizzate, ma vive a pieno titolo nel cammino pastorale della diocesi, «Nella consapevolezza - spiegano alla Difesa - che la condizione omosessuale non costituisce un ostacolo, ma rappresenta anzi uno dei talenti che il Padre ha dato a ciascuno di noi e che, come gli altri, è da far fruttificare». Il gruppo Emmanuele l'8 giugno parteciperà al Padova pride così come Gianni Geraci, portavoce dei gruppi omosessuali cristiani in Italia, che pure il settimanale diocesano intervista. E nelle settimane precedenti l'evento arriva la riflessione congiunta del coordinamento di pastorale cittadina e dei frati del Santo a chiarire ancor meglio i cardini di un percorso che - seppur tra cautele e fatica - la chiesa cattolica ha da tempo intrapreso, per consegnare al passato ogni rifiuto e ostilità preconcetta. «La fede è chiamata a dare un senso a questa realtà perché ciascuna persona possa sentire le parole di Gesù che dice "Alzati e cammina". Una seria riflessione sulle persone omosessuali - spiega il documento che la Difesa pubblica a tutta pagina - chiede anzitutto di fare un po'di verità in noi e di liberarci da molti pregiudizi che coltiviamo nei confronti di questi fratelli e sorelle». «Nella chiesa - commenta il teologo Giuseppe Trentin - non è più possibile continuare a dire agli omosessuali: dovete convertirvi, dovete cambiare.
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Articolo* di Guglielmo Frezzada tratto da 
