| Gay e credente. Il mio Pride quotidiano |
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Una sessualità vissuta al servizio della vita e dell’amore presuppone una maturità affettiva solida, che non si concilia con l’abitudine, che molti omosessuali credenti hanno, di non dire la verità su se stessi. E così quando le persone mi chiedevano come potevano conciliare la loro vita di fede con la loro omosessualità, ho iniziato a proporre un cammino che partiva dalla lotta contro l’ipocrisia: sarebbe poi stato Dio a far capire a ciascuno i modi concreti in cui questa conciliazione avrebbe dovuto realizzarsi pienamente.
Ormai ho cinquant’anni e debbo confessare d’aver passato una buona parte di questi cinquant’anni a chiedermi cosa significasse, nella mia vita, fare la volontà di Dio. Per quel che concerne l’omosessualità ho sempre osservato che Gesù, nel vangelo, non ne parla mai. Anche la Bibbia, quando ne parla, ne parla in termini che difficilmente sono paragonabili alla condizione esistenziale di quanti, come me, vivono l’omosessualità nel XXI secolo. Ho poi scoperto che qualunque cammino verso la castità, ovvero verso una sessualità vissuta al servizio della vita e dell’amore, presuppone una maturità affettiva solida, che non si concilia con l’abitudine, che molti omosessuali credenti hanno, di non dire la verità su se stessi. E così, a un certo punto, quando le persone mi chiedevano come potevano conciliare la loro vita di fede con la loro omosessualità, ho iniziato a proporre un cammino che partiva dalla lotta contro l’ipocrisia: sarebbe poi stato Dio a far capire a ciascuno i modi concreti in cui questa conciliazione avrebbe dovuto realizzarsi pienamente. Si tratta di fare come Gesù, che s’accompagnava a tutti, e non stava a guardare i commenti che la gente faceva sui suoi compagni di strada. Si tratta di fare come Davide, che per vivere fino in fondo il suo amore per Dio, si è messo a ballare nudo (lui che era il re) davanti all’Arca. Ma certe cose vanno sperimentate e Nicola Martella (ndr autore di un sito evangelico impegnato a condannare l'omosessualità come "abominio"), non essendo mai stato a un Gay Pride, non le può capire. Ecco perché, con la buona fede che lo contraddistingue, si mette a sparare sentenze su una realtà che gli sfugge e corre il rischio di dire delle sciocchezze.
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Riflessioni di Gianni Geraci