| Io, lesbica credente, in un gruppo di credenti omosessuali |
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I gruppi di credenti omosessuali sono presenti in Italia da molti anni ma rimangono ancora sconosciuti ai più. Stefano Ventura, per la sua tesi di laurea, ha voluto indagare questa realtà attraverso una serie d’interviste fatte a quanti percorrono questo cammino per conoscere, capire e comprendere il percorso umano e di fede fatto da e in questi gruppi. Tra le tante interviste da lui raccolte riportiamo quella fatta a Sonia, impiegata trentenne di Roma, che ci racconta con sincerità il suo cammino nel gruppo di credenti omosessuali “Nuova Proposta” di Roma.
Allora, io ho sempre frequentato la parrocchia; sono stata scout per dieci anni e quindi sono stata educata nella fede. Io mi sono accettata a ventitré anni; mi sono scoperta, diciamo così. Mi sono accettata a ventitré anni e ho avuto il problema classico: “Se io sono omosessuale, non posso essere credente o comunque non posso essere cattolica.” Ma sinceramente non ho avuto grandi traumi, perché ho pensato: “Vabbè, ma se io mi sento così… cioè il mio essere è questo… non faccio finta… lo so… Dio mi ha creato così: non mi sono creata io in questa maniera… Cioè non avevo possibilità di crearmi, no? Di conseguenza, se Dio mi ha voluto così evidentemente Dio mi ama così, Dio mi accetta così”.
E quindi non ho avuto particolari problemi nel mio rapporto con Dio. Molti ad esempio si allontanano, non credono più, smettono di pregare; io invece non ho avuto questo tipo di problemi, ma ho avuto problemi quando andavo a Messa: quando si sentiva dire che le persone omosessuali erano peccatori e quando ti andavi a confessare, se lo confessavi i preti rimanevano un po’ perplessi… A me hanno sempre dato l’assoluzione, però ti dicono: “Devi in qualche modo correggerti!” Poi ho sentito l’esigenza di confrontarmi con altre persone, che la pensassero come me, che vivessero questo binomio e volessero continuare nella fede - perché non mi sentivo più dentro la Chiesa, cioè quando andavo a Messa cioè… Scout non potevo più essere, perché non potevo fare l’educatrice perché se lo avessero scoperto… Frequentare la parrocchia lo stesso… Quindi volevo, in qualche modo trovare uno sfogo, parlare con altre persone che la pensassero come me; quindi ho sentito parlare di questo gruppo di cattolici, perché a me interessavano i cattolici, non i protestanti, perché la mia idea è: “Io sono cattolica e voglio vivere questa fede! Non voglio viverne un’altra”. Il problema della fede, che io chiamo “problema”, è che la fede non è un hobby: per esempio io gioco a calcetto, ma quest’anno non posso giocare perché non ho tempo, mi pesa molto, sento gli acciacchi del corpo, però in qualche modo vado avanti. La prima volta ci sono andata da sola e mi ricordo che era un gruppo di uomini, che erano tutti abbastanza grandi, io avevo venticinque anni e loro quaranta e c’erano solo due ragazzi più giovani, sui trentacinque. Non mi sono sentita particolarmente accolta, ero poi l’unica ragazza.
Adesso abbastanza bilanciata rispetto alla prima volta; insomma sempre tantissimi uomini, ma non so se in percentuale ci sono meno lesbiche (ride)! però abbastanza.
Sì, sì! Tantissimo! prima era più intimista quando è nata… Era più un “confrontiamoci” – “sosteniamoci a vicenda”. Poi si è trasformata, dividendosi in due rami: la parte più intimista e la parte che fa tra virgolette politica, anzi fa proprio politica! Cioè dialoga con la Chiesa, perché venga riconosciuta la persona omosessuale come una persona che abbia dignità.
Allora io faccio parte del consiglio, senza il quale non si potrebbe organizzare tutto quel che si organizza (sorride).
Sicuramente il singolo, io penso, trova beneficio. Ovviamente più gente, c’è più abbiamo risonanza sia a livello nazionale e sia nella spiritualità, “sanare” nello stare insieme, nel confrontarci, sanare le ferite e far avvicinare coloro che si sono allontanati alla Chiesa.
Si! All’inizio questa era l’idea di Nuova Proposta, come luogo di ristoro per le persone affrante che possono arrivare, trovare un po’ di pace e di serenità, qualcuno che l’accolga con un sorriso, una parola di conforto e di sostegno, di rifocillare la persona in modo che poi potesse ripartire poi da solo e continuare il suo viaggio con le sue forze. Ora, questo poteva essere l’inizio, perché eravamo pochi, adesso diciamo che siamo diventati un po’ più “albergo” (ride): gente che entra, che esce, congressi e via dicendo. In questo momento stiamo cercando di essere due ali, quella intimista e quella attiva, però è difficile. Secondo me ci sono varie anime all’interno di Nuova Proposta, ci sono vari pensieri… Chi opta da una parte e chi dall’altra.
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Testimonianza di Sonia tratta dalla tesi di Laurea di Stefano Ventura su "