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Per l’8 marzo, a 62 anni, faccio il mio coming out

Active ImageTestimonianza di Erica

Per questo 8 marzo mi è stato chiesto di fare, a 62 anni, il mio coming out. "Tra i tanti sensi di colpa, ce n’è uno che risale al periodo del liceo. Di tutto quel periodo, a parte preghiere lunghissime in una cappella nell’ombra e un tentativo di convertirmi al cattolicesimo, ricordo il piacere di giocare a pallacanestro e le fughe con una ragazzina napoletana per sentirla suonare il piano e cantare con una voce bellissima. Per me era solo  felicità di scoprire che una persona cantava per me e faceva di tutto per dimostrarmi il suo amore, per lei era una cosa seria, aveva capito il suo essere omosessuale e voleva il mio aiuto e il mio amore". Ma la stupidità degli uomini seppero sporcare e infrangere la nostra amicizia.



Sono una donna di 62 anni ancora abbastanza pazza da affrontare nuove avventure ma al tempo stesso saggiamente valdese (doc delle valli valdesi). Anche io mi sono chiesta perché piazzarmi, se pur con il compito di tradurre i testi di Gionata, in questo gruppo che non mi appartiene come genere.

Forse mio marito ha capito quello che penso, mi ha detto ”tu cerchi Dio in tutti i tuoi simili”, che potrebbe anche glorificarmi un po’ specialmente detto da un ateo-madonnaro come lui, ma non c’è solo questo.

La nostra vita è fatta da stratificazioni che spesso vogliamo dimenticare ma io ricordo bene tutti gli errori che posso aver fatto con cattiveria o meno. Tra i tanti sensi di colpa, me li butto addosso persino in politica, ce n’è uno che risale al periodo del liceo.

Mi avevano messo in Collegio, gesuitesse molto ‘bene’, perché ero fuori di testa. Mio padre e la mia seconda mamma sembrava volessero separarsi ed io non riuscivo assolutamente ad accettare un nuovo lutto, un nuovo abbandono e mi chiudevo semplicemente nel ‘non essere’.

Di tutto quel periodo, a parte preghiere lunghissime in una cappella nell’ombra e un tentativo di convertirmi al cattolicesimo, ricordo il piacere di giocare a pallacanestro e le fughe con una ragazzina napoletana per sentirla suonare il piano e cantare con una voce bellissima.

Per me era solo  felicità di scoprire che una persona  cantava per me e faceva di tutto per dimostrarmi il suo amore, per lei era una cosa seria, aveva capito il suo essere omosessuale e voleva il mio aiuto e il mio amore. Dopo l’ennesimo bigliettino è stata scoperta, siamo state chiamate dalle suore una alla volta, io sono rimasta a scuola a scaldare i banchi lei, bravissima, è stata cacciata e io ancora provo rabbia per l’ingiustizia verso di lei.

Era un periodo no della mia vita , dopo ho chiuso affettivamente con i miei quanto bastava per ritrovare un po’ di pace e ho cominciato a studiare all’Università con risultati che , nonostante il ’68 partecipato sono stati ottimi.

Poi… ho continuato a punirmi. Forse adesso sono a casa? Comunque grazie per il senso di accettazione che sapete infondere e posso dedicare questo mio 8 marzo, così diverso, alla piccola Daniela.

 

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