L'amore di una figlia. ‘Mio padre è gay, dove è il problema?’
storieTestimonianza di Laura B. tratta da tratta da stayclose.org della PFLAG (Associazione americana di genitori, famiglie e amici di gay e lesbiche), liberamente tradotta da Claudio Abate

Da quando mi è dato di ricordare papà e Jim sono sempre stati buoni amici: vivevano nella stessa casa e Jim accompagnava spesso papà durante le nostre visite settimanali. In ogni caso, non avevo mai pensato che potessero essere più che "buoni amici".

I miei genitori si sono separati quando io avevo 4 anni, mentre mio fratello ne aveva 6: papà non ce la faceva più a vivere da etero, così mamma preparò le valigie e ci trasferimmo in un altro appartamento, sconvolta per il fatto che stesse perdendo l'unico e solo amore della sua vita.

In questo periodo difficile, lei divenne la confidente di papà: la chiamava a qualsiasi ora per parlarle degli uomini che incontrava nei bar, tutto eccitato per la sua nuova vita. Lei era felice per lui ma allo stesso tempo molto sofferente.

Andò avanti così per circa due anni finché papà non incontrò il suo "lui", Jim. Mio padre si innamorò profondamente e così cominciò una storia di 27 anni con il "partner della sua vita". Quando mio padre dichiarò apertamente la sua omosessualità, la sua famiglia incolpò mia madre.

Negli ani '70 essere gay era assolutamente inaccettabile; era un segno di debolezza e disonore. Mio padre non era più "un vero uomo". La loro ignoranza e la loro gretta mentalità sono rimaste ancora oggi inalterate.

Posso solo sperare che promuovendo PFLAG (il corrispondente statunitense dell'AGEDO italiana) più persone possano diventare consapevoli del vero significato dell'umanità, dell'uguaglianza dei diritti e, soprattutto, pure di cuore. Se ami qualcuno, amalo incondizionatamente.

Sono stata abituata sin dalla più tenera età a voler bene al partner di mio padre e a pensare a lui o a mio padre come a nient'altro che a due splendidi esseri umani.

E’ stato soltanto all'età di 12 anni che ho capito cosa significa veramente essere gay. Ricordo che i bambini dicevano cose cattive a proposito delle persone gay e di essere terrorizzata del fatto che potessero scoprire di mio padre e cominciare a infastidirmi.

A 12 anni è già complicato inserirsi in un gruppo, figuriamoci cosa può significare preoccuparsi di cosa possono dire gli altri.
Sono fiera di essermi resa conto, qualche anno più tardi, che mio padre e la sua vita non avrebbero dovuto essere un segreto. Stavo spendendo più energia per conformarmi al modo di pensare della società e a cosa considera normale.

Alla fine, era come se mio padre fosse “uscito dall’armadio” (ndr “uscire dall’armadio” è una tipica espressione che corrisponde al nostro “uscire dal nascondimento”), mentre noi c'eravamo rimasti dentro e per quale motivo? Perché aveva scelto di amare?

Sono cresciuta in una chiesa pentecostale e in molte occasioni il pastore teneva dei sermoni sui gay e sulla necessità per noi di stare lontani da simili persone pervertite, peccaminose e malvagie.

Mentre ero seduta ad ascoltare pensavo che non poteva essere più lontano dalla verità. Per tutto quel tempo ho continuato a sentirmi in disaccordo interrogandomi su come Gesù, un uomo di amore per tutta l'umanità, potesse volere una simile cosa per la sua gente.

Invito chiunque di voi abbia un amico o un parente gay a sostenerlo e ad amarlo. Due anni fa abbiamo perso il partner di mio padre per un improvviso attacco cardiaco e da allora sentiamo ogni giorno la sua mancanza.



Testo originale: A Daughter's Love
 
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