Scoperte. Il mio cammino col Progetto Gionata

Riflessioni di Giacomo Tessaro, volontario del Progetto Gionata

Di tanto in tanto sento il bisogno, dopo molte traduzioni e molti commenti di don Leonardi impaginati su gionata.org, di scrivere qualcosa di mio per fare il punto su questo cammino, o meglio su questa parte del mio più vasto cammino, così importante, che si chiama Progetto Gionata.

Mi ricordo bene come presi la decisione, dopo alcuni rinvii, di contattare Gionata per offrirmi come traduttore, e conservo ancora le primissime traduzioni da me svolte, ma non ricordo i miei pensieri esatti di quei giorni: sarebbe chiedere troppo alla memoria. Credo di poter dire con certezza che non mi facevo troppe illusioni sulla durata del mio impegno: analoghe collaborazioni con altre realtà erano terminate molto presto e brutalmente, pur essendo state molto promettenti all’inizio. Forse qualcosa è cambiato quando, dopo aver scambiato con Nucenze molte email di circostanza, un giorno o una notte di particolare angoscia in poche righe gli aprii il mio cuore e gli dissi una parte di ciò che da diverso tempo mi tormentava. Passò ancora un po’ di tempo, ci sentimmo su Skype: più tardi sarò estremamente restio a sentirlo per telefono, ma quelle prime volte poter dare una voce a quella persona con cui mi sentivo spesso e che mi dava l’opportunità di tradurre fu un’esperienza preziosa.

Intanto che continuavo il mio lavoro, a periodi sentivo poco Nucenze e con gli altri volontari e volontarie mi sentivo ancora meno, ma approfondivo la mia conoscenza delle tematiche LGBT, dei diritti, del mondo trans, delle scienze bibliche, delle evoluzioni della teologia cattolica e di altri aspetti del mondo cattolico, a cui sono sempre stato abbastanza estraneo. Conoscere sempre meglio questi mondi (LGBT, Bibbia e cattolicesimo) mi chiariva le idee sul primo, mi faceva amare sempre più il secondo e contribuiva a ridimensionare la diffidenza per il terzo.

Nel frattempo la mia abilità e la mia confidenza di traduttore crescevano, dopo l’inglese chiesi di tradurre testi in francese, visto che già lo facevo per un altro sito, e a un certo punto cominciai anche a tradurre dallo spagnolo: avevo sempre più fiducia nelle mie capacità e volevo abbattere alcuni limiti, cosa che, tra alti e bassi, fa parte del cammino di ognun* di noi, se è un cammino autentico; per me questo superamento dei limiti ha spesso assunto i tratti di Gionata.
Con Nucenze c’è sempre stata stima reciproca, a volte con qualche battibecco, quasi sempre dovuto alle sue imprecisioni; con i volontari e le volontarie contatti non regolari, a volte mi sono arrabbiato anche con loro ma mi sfogavo con Nucenze per lo più…

Il mondo che ruota attorno a Gionata non si limita peraltro al sito, né tanto meno alle traduzioni mie e di altr*: come ho potuto capire meglio nella mia breve permanenza nella chat della redazione, sono talmente tanti i progetti che bollono nel pentolone del Progetto che è davvero umanamente difficile occuparsi di tutto; dopo aver scoperto questo, mi sono ancor più ritirato nel mio angolino, che tante soddisfazioni mi ha dato… con tanto rimpianto di non essere in grado di dare una mano anche in altri campi.

Gionata è davvero una parte molto importante del cammino di scoperta di me stesso e del mondo che ho intrapreso da ormai più di dieci anni: più della metà di questo tempo ha visto Gionata come impegno costante, tra gli alti e bassi delle giornate e dei periodi. Il costante aggiornamento culturale e i molteplici incontri, che nella mia ritrosia ho pur fatto, sono diventati talmente parte di me da rischiare, paradossalmente, di darli troppo per scontati e di diminuire il mio impegno e la mia concentrazione nel lavoro e per questo cerco di rimanere vigile e pronto nel cogliere nuove notizie e nuovi spunti per proporli ai lettori.

In questi anni gionatini tante cose sono accadute al di fuori del Progetto, il mio impegno “nel mondo reale” non ha avuto la stessa qualità e la stessa costanza, ha visto molti ripensamenti e molte incertezze; per questo, guardandomi indietro, sono particolarmente fiero di quel poco o tanto che ho fatto per Gionata e per chi lo segue, che forse, poco o tanto, ha potuto beneficiare del mio lavoro di anni e trarne nutrimento per il cuore (soprattutto) e la mente.

Sarebbe bello conoscere una per una tutte le persone che ho potuto indirettamente aiutare attraverso il Progetto, ma in fondo è meglio rimanere umili e andare avanti silenziosamente nel cammino che da tempo costruisco giorno dopo giorno: mi auguro davvero che Gionata sia una presenza giornaliera ancora per molto tempo.
Se ho potuto beneficiarne così tanto io, da etero, mi viene da pensare che una persona LGBT, per poco che sia in crisi con se stessa e con il mondo, ne possa trarre un nettare molto benefico; questo, per noi volontari e volontarie, dev’essere il dono più bello.

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