Il vescovo cattolico Paprocki impone ai preti della sua diocesi di “negare i funerali alle coppie gay”

Articolo di Robert Shine pubblicato su Bondings 2.0, blog dell’associazione cattolica New Ways Ministry (Stati Uniti), il 22 giugno 2017, libera traduzione di Silvia Lanzi

Un vescovo cattolico dell’Illinois (Stati Uniti) ha emanato delle linee-guida sui matrimoni omosessuali che potrebbero restringere di molto la partecipazione dei gay sposati alla vita diocesana. All’inizio di questo mese il vescovo di Springfield Thomas Paprocki ha emanato il suo “Same-Sex Marriage Policies Decree 6-12-2017”, che detta delle norme sui gay e le lesbiche cattoliche agli operatori pastorali su parecchi aspetti della vita ecclesiastica.
Per quel che riguarda i sacramenti il vescovo Paprocki afferma che le persone che hanno contratto il matrimonio  omosessuale non dovranno accostarsi, né tantomeno devono essere ammessi, alla comunione, dal momento che la loro relazione ha una “natura oggettivamente immorale”. Più in particolare, il vescovo ha così deciso nello stesso modo per i riti funebri:

“A meno che non ci siano segni di pentimento prima della morte, ai defunti che hanno vissuto apertamente in un matrimonio omosessuale causando pubblico scandalo deve essere negato il funerale religioso. In caso di dubbi, la figura ecclesiastica di riferimento deve consultare il [vescovo] ordinario, e si seguiranno le sue indicazioni (cf. c. 1184)”.

Altre restrizioni per gli omosessuali sposati includono i seguenti divieti:

– “Non possono prestare la loro opera nel ministero liturgico pubblico, incluso proclamare le letture durante la messa o essere ministro straordinario dell’eucarestia”;
– “Non possono essere padrini o madrine nei battesimi o nelle cresime”;
– “Non possono essere ammessi al rito di iniziazione cristiana degli adulti o ricevere la cresima, a meno che non si discostino dalla loro relazione oggettivamente immorale“.

La decisione di Paprocki include anche alcune restrizioni per gli operatori pastorali. Nessuno, che operi a qualsiasi titolo in ambito ecclesiale, può partecipare ai matrimoni omosessuali. Nessuna proprietà della Chiesa può ospitare tali matrimoni e il vescovo proibisce anche l’uso di articoli benedetti  e il loro utilizzo specifico nelle cerimonie cattoliche”. Inoltre è proibita la benedizione di questi riti da parte del clero.

Si suggerisce ai sacerdoti – sebbene usando “la dovuta discrezione nel determinare l’appropriatezza del battesimo pubblico” – di ammettere ai riti d’iniziazione cristiana i bambini, i cui genitori abbiano contratto un matrimonio omosessuale. Ugualmente, potranno frequentare il catechismo e le scuole cattoliche, ma la famiglia deve rispettare il Family School Agreement. Da ultimo il vescovo minaccia con un’adeguata punizione i sacerdoti che “violino colpevolmente anche una di queste norme“.

Il decreto non è una completa novità. L’estate scorsa, nelle sue linee-guida molto restrittive, l’arcivescovo di Philadelphia Charles Chaput ha cercato di escludere le persone LGBT sia dalla comunione che dal servizio liturgico. Altrove l’arcivescovo di Detroit Allen Vigneron e John Myers ex arcivescovo di Newark hanno affermato entrambi che i cattolici LGBT e i loro sostenitori non possono ricevere la comunione. Quello che è degno di nota delle linee-guida di Paprocki sono le sue disposizioni sui funerali e le minacce ai sacerdoti.

Non è il primo documento del vescovo Paprocki contro le persone LGBT e le loro famiglie. Infatti già lo scorso anno aveva criticato implicitamente l’arcivescovo di Chicago Blase Cupich colpevole di aver suggerito che ogni persona possa, o meno, secondo coscienza, accostarsi alla comunione. Nel 2013, quando l’Illinois ha approvato il matrimonio omosessuale il, vescovo Paprocki ha fatto un esorcismo pubblico, ed ha anche dichiarato che chi è a favore di questa legge dovrebbe essere punito come si fa con i bambini.

Accanto all’ovvia insensibilità pastorale del vescovo, ci sono altre cose sbagliate nelle nuove linee-guida di Paprocki. La legge canonica riguardo le cerimonie funebri (canone 1184) cui l’arcivescovo si riferisce, afferma che ci devono essere determinate restrizioni solo per “apostati notori, eretici e scismatici“, per chi si fa cremare per “motivi contrari alla fede cristiana” e per “peccatori manifesti” i cui funerali darebbero pubblico scandalo.

È discriminante etichettare così le persone LGBT quando, in un certo senso, tutti i cattolici sono “peccatori manifesti“?. Chi tra noi, incluso il vescovo Paprocki, in determinati momenti, non pecca pubblicamente? Ma non si negano funerali religiosi a quei cattolici che sottopagano i propri impiegati, sostengono pubblicamente la pena di morte o negano il cambiamento climatico. È crudele suggerire che quanti, seguendo la propria coscienza, hanno contratto un matrimonio gay debbano essere paragonati ad apostati e a eretici.

In secondo luogo, non è giusto, per qualcuno che dovrebbe essere il pastore amorevole della diocesi, minacciare con una “giusta punizione” chi nella sua Chiesa ha responsabilità pastorali. Dire ai sacerdoti e ai cattolici LGBT che, aderendo all’insegnamento fondamentale di seguire la propria coscienza, potrebbero essere puniti dalle autorità ecclesiastiche sconfina nell’abuso spirituale.

È poco meno che tragico che, in un periodo storico in cui sempre più ecclesiastici, capeggiati da papa Francesco, si aprono alle persone LGBT e alle loro famiglie, vedere che il vescovo Paprocki abbia scelto di comportarsi in modo così dannoso. Nonostante le sue affermazioni è il suo stesso decreto a essere un vero scandalo.

 

Testo originale: Bishop: Pastors Must Deny Funerals to Catholics in Same-Gender Marriages

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