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In veglia

Tanti cristiani provenienti da diverse confessioni e cammini di fede (Valdesi, cattolici, veterocattolici, metodisti, battisti, etc...) dal 2007 vegliano insieme ai gruppi di credenti omosessuali per ricordare le vittime dell'dell'omofobia e lanciare un segno di speranza e per ifrangere il muro di silenzio che spesso permane nelle nostre chiese su questo tema. "Viene il giorno in cui sarà forse impossibile parlare apertamente, ma noi pregheremo, faremo ciò che è giusto, il tempo di Dio verrà» Dietrich Bonhoeffer (1906-1945)



Veglia2009. Il coordinamento dei gay cristiani è morto, viva il coordinamento

credenti omosessualiRiflessioni di Cristian, relazione allegata di Fabio

La veglia di preghiera per ricordare le vittime dell’omofobia è il dono prezioso che, da due anni,  i gruppi di gay cattolici ed evangelici italiani fanno alle loro chiese. Un momento idi testimonianza nella preghiera che sa unire insieme cristiani, omosessuali e non, provenienti da tanti cammini e da tante chiese differenti.
Il 9 Novembre 2008 a Firenze, a margine del convegno organizzato dalla Refo su “Chiese e omosessualità: un percorso decennale e poi quali prospettive?", i rappresentanti dei gruppi di cristiani omosessuali, provenienti da tutta Italia, si sono incontrati per discutere dell’organizzazione della Veglia di preghiera 2009. E' stato un incontro senza involucro, ma con molto contenuto. Le decisioni sono state rapide, spesso all’unanimità, segno concreto di quel comune sentire di fondo che intuiamo scorrere tra i gruppi di cristiani omosessuali.

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Le veglie e la vocazione ecumenica dei credenti omosessuali

Immagine attivaArticolo di Gianni Geraci tratto da micromega-online del 11 aprile 2008

Tutto è iniziato nel 2007 dopo la morte di Matteo, un ragazzo ennesima vittima dell’omofobia che forse non era nemmeno gay! Proprio per ricordare tutte le vittime dell’omofobia è nata l'idea di organizzare una veglia di preghiera, voluta dai gruppi di credenti omosessuali, ma a cui hanno aderito comunità cristiane e credenti da tutta Italia, e non solo. Un'iniziativa ecumenica che si è ripetuta anche nel2008 perchè lo spirito che anima questo momento di preghiera è quello di "scoprirci fratelli nella preghiera e nella fede". Questa è la storia di questa iniziativa.

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Una risposta ecumenica per superare il muro che divide chiese e omosessuali

Active ImageArticolo tratto da Adista Notizie N. 31 del 19 Aprile 2008

Dal 2 al 6 aprile 2008 credenti di diverse confessioni religiose si sono riuniti, in varie città d'Italia e in varie parti del mondo, per ricordare tutte le vittime dell'omofobia e per lanciare un messaggio forte alle loro Chiese. Perché "nell’amore non c’è paura”, "non c’è da temere se delle persone vivono tra loro un amore, indipendentemente se queste persone siano di sesso diverso o dello stesso sesso. Non c’è da temere a vivere questo amore e non c’è da temere ad accogliere questo amore nelle chiese e nella società. Se la nostra società è omofoba e se gran parte dei cristiani sono omofobi ciò vuol dire che vale per noi ciò che dice il brano biblico: Chi ha paura non è perfetto nell’amore”.

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A Bologna abbiamo vegliato perché l’amore vinca il pregiudizio

Active ImageTesto letto dal gruppo In Cammino nella veglia per le vittime dell’omofobia del 4 aprile 2008 tenutasi nella Chiesa di San Giovanni Battista di Calamosco di Bologna

Anche noi del gruppo in cammino, credenti omosessuali di Bologna, “vogliamo ricordare Matteo e ciò che il suo drastico gesto denunciò allora e lo ricordiamo alla vigilia del quarantesimo anniversario della morte di Martin Luther King, il pastore battista che ha pagato con la vita l’impegno per superare il pregiudizio e la paura”. Per “vincere con l’amore i pregiudizi e le discriminazioni che ancora feriscono e creano sofferenze a tanti di noi. Con questo spirito, desideriamo ringraziare Dio per averci creato così come siamo e per averci dato la possibilità di testimoniare il suo Amore nella varietà di relazioni d’amicizia e di amore che ci chiama a vivere”.

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I Battisti di Livorno, le vittime dell'omofobia e la chiesa che vogliamo essere

Active ImageTestimonianza di Mimma Capodicasa

Anche a  Livorno nella chiesa battista, domenica 6 aprile 2008, nel culto domenicale si sono ricordate le vittime dell'omofobia. Ma personalmente mi sento di dire che tutta la comunità ha vissuto il culto con un forte senso di coinvolgimento, anche da parte di quanti magari non avevano mai sentito storie di quel tipo e le preghiere spontanee che sono seguite lo hanno dimostrato. E durante la predicazione siamo stati sollecitati a riflettere sul tipo di chiesa che vogliamo essere: una comunità pronta ad accogliere tutti coloro che hanno il desiderio di lodare e adorare il nostro Dio, creatore, di qualsiasi razza, tendenza e orientamento sessuale, o una chiesa in cui ci sentiamo al sicuro solo perchè siamo tutti omologati?

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Le veglie per le vittime dell'omofobia sono anche un atto politico!

Active ImageRiflessione di Rosa Salamone del gruppo Varco-Refo di Milano    

Ho letto in più di un articolo apparso in diverse collocazioni che le veglie di preghiera per le vittime dell'omofobia del 2-6 aprile 2008 non proponevano alcuna rivendicazione politica. Ora, quest'affermazione per me è sbagliata. E' un'affermazione che non riesco a condividere nonostante i miei ripetuti sforzi in questo senso. So bene che quando parlo così mi si accusa di volere trasformare la mia chiesa in un luogo di rivendicazione politica. Per me questa non è un'accusa, ma una verità sacrosanta: la chiesa è un luogo di rivendicazione politica, proprio perchè non esiste nè in cielo nè in terra un luogo che non sia "politico".

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Dalla veglia di Firenze. La mia omosessualità, un dono di Dio

Active ImageTestimonianza di Claudio letta durante la veglia per le vittime dell’omofobia di Firenze del 4 aprile 2008

Un dono di Dio l’omosessualità? Si, in quanto il fatto di essere gay mi ha portato a frequentare varie realtà religiose, ad arricchire la mia visuale e ad incontrare fratelli che credono in Dio, pur se ciascuno nella propria specificità . Ciò mi ha sempre più convinto che l’unico vero modo per essere cristiani sia quello di essere sempre aperti all’amore. Nel saluto iniziale si citava Bonhoeffer, il quale auspicava che “il tempo di Dio verrà”.  Mi permetto di dire che nella mia ottica il tempo di Dio è già arrivato; il tempo di Dio si instaura ogni qualvolta acconsentiamo a che la Sua opera d’amore agisca in noi e per mezzo nostro.

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