| Dalla veglia di Firenze. La mia omosessualità, un dono di Dio |
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In questo momento in cui eleviamo al Padre le nostre intenzioni di preghiera personali e creiamo momenti di condivisione, vorrei portare la mia testimonianza. Mi chiamo Claudio e sono tra gli organizzatori della veglia (ndr di Firenze); in particolare mi sono occupato, come già l’anno scorso, della liturgia. Fratelli, stasera è mia intenzione, nella preghiera, ringraziare il Padre per il dono che mi ha fatto di essere un omosessuale.
Un dono di Dio l’omosessualità? Si, in quanto il fatto di essere gay mi ha portato a frequentare varie realtà religiose, ad arricchire la mia visuale e ad incontrare fratelli che credono in Dio, pur se ciascuno nella propria specificità . Ciò mi ha sempre più convinto che l’unico vero modo per essere cristiani sia quello di essere sempre aperti all’amore. Nel saluto iniziale si citava Bonhoeffer, il quale auspicava che “il tempo di Dio verrà”. Mi permetto di dire che nella mia ottica il tempo di Dio è già arrivato; il tempo di Dio si instaura ogni qualvolta acconsentiamo a che la Sua opera d’amore agisca in noi e per mezzo nostro. In questa prospettiva permettetemi di rivolgermi all’Eterno con parole ispirate ed un brano del romanzo “Fabrizio Lupo” di Carlo Coccioli (Milano, 1978). “Padre, non sono venuto a chiederti perdono: non posso chiedere perdono se non per colpe commesse; ora, in quanto a quelle che, altri dicono essere, le mie “scelte”, sai che non sono io il responsabile. |



Testimonianza di Claudio letta durante la veglia per le vittime dell’omofobia di Firenze del 4 aprile 2008
