| La fede, le veglie e l’omosessualità. Perché “l’amore di Cristo è dato per tutti” |
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Debora Spini è Vicepresidente del Concistoro valdese di Firenze e da molti anni esponente di questa comunità. Insegna Political Theory alla Syracuse University in Florence e Filosofia sociale alla facoltà di Scienza politiche dell’Università di Firenze. In questa intervista riflette alla luce del suo cammino nela chiesa valdese su fede, omosessualità e le veglie di preghiera per le vittime dell’omofobia e ci ricorda che “l’amore di Cristo è dato per tutti”.
Il Concistoro è un gruppo di lavoro esecutivo che mette in atto quello che è deciso dall’Assemblea di chiesa che è l’organo decisionale delle comunità locali. Io sono la vicepresidente e devo dire che mi piace questo nostro mondo lilliput, forgiato su un modello parlamentare, dove dobbiamo rendere sempre conto delle decisione prese.
E’ come chiedere a un pesce che cosa è l’acqua. La chiesa valdese è stata il mio brodo di coltura C’è un forte senso di appartenenza che non è tanto di carattere etnico-geografico ma culturale, soprattutto qui in Toscana dove non siamo nelle valli valdesi. Crescere nella chiesa valdese è crescere in un ambiente dove si respira libertà.
Ho sempre avuto orrore delle famiglie asfittiche, paura della sterile retorica. Le famiglie sono anche luoghi di peccato e di difficoltà. Hobbes diceva che le madri dovevano avere maggiore potestà sui figli, il che però implicava anche maggiore occasione di fare cose negative, un potere terribile.
Perché crediamo che l’amore del Signore riguardi tutte le sue creature e che noi, tutti peccatori, non possiamo davvero permetterci di giudicare altri fratelli e sorelle in base al loro orientamento sessuale ma solo accoglierli con tutto l’amore di cui si è capaci. L’omofobia è un peccato molto grave di fronte a Dio e agli uomini.
Non lo so con certezza. Una radice genetica? Non è rilevante, quello che è importante è il basilare diritto di vivere con sé stessi, nel rispetto di sé e degli altri. Che cosa è contro natura? E’ un discorso rischioso e complicato. Quanto di naturale c’è veramente nella nostra genitorialità e quanto invece di culturale? Sono tutti quesiti aperti e sarebbe arroganza dichiarare di avere in tasca la verità.
La chiesa valdese ha un sano impianto calvinista. Non si può fondere parola di Dio e legge naturale, sempre ammesso che questa ultima esista sul serio. Il ruolo della chiesa è quello di portare all’umanità l’evangelo e non di giudicare gli altri sulla base di una presunta legge naturale.
Mio figlio a sette anni mi chiese: perché la gente odia gli omosessuali? Se Daniele un giorno mi dicesse questa cosa non mi farebbe né caldo né freddo e credo anche lui non si farebbe problemi ma direi: oddio un altro maschio in famiglia! Come donna dovrei essere messa sotto tutela dal WWF…
Vorrei che fossero un momento di comunione e di fraternità cristiana per celebrare l’amore di Cristo che è stato dato per tutti, un segnale di accoglienza e partecipazione. Il Signore si preoccupa di chi odia e non di chi ama. Il fatto che siano contemporanee all’anniversario della morte di Martin Luther King è una buona cosa, non mi disturba di certo. Per una lotta che tende ai diritti civili è un messaggio importante. Vivere una vita piena e intensa è un diritto e non un privilegio. Le battaglie per i diritti civili sono testimonianze di amore cristiano ma forse in molti casi si sta perdendo questo significato profondo. Si è cittadini a prescindere dal vivere una “vita buona” come invece diceva Aristotele. E’ la visione tomistica che ha Ratzinger. Ma quale autorità terrena può dire quale è una “vita buona”? La vita politica serve a sviluppare una “vita buona” in una visione etico-morale che nel caso di Ratzinger prende la sua fonte dal magistero della chiesa cattolica romana e dal cesarismo papale. Ma se si dice che il discorso politico si basa su una presunta legge naturale tutto diventa una gabbia. Si deve difendere il diritto politico e civile di vivere come si vuole nella misura in cui non si ledono i diritti degli altri. Lo stato non può arrogarsi il diritto di giudicare la vita privata dei cittadini, altrimenti si passa ad una visione hegeliana e sostanzialmente totalitaria, che forse piacerebbe tanto dalle parti del Vaticano ma che dobbiamo rifiutare. Lo stato deve tutelare la libertà dei propri cittadini e riconoscere situazioni sociali di fatto senza esprimere un giudizio di nessun tipo. |



Intervista di Andrea Panerini a Debora Spini, Vicepresidente del