| Le veglie per le vittime dell'omofobia sono anche un atto politico! |
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Sono convinta, ed è mia convinzione personale, che ogni mio atto ha un connotato politico. Se decido di non sprecare energia,risparmiando la luce a casa mia,il mio è un atto politico. Se scelgo di non usare il linguaggio della violenza, sia quello fisico che verbale, il mio è inevitabilmente un atto politico. Lo è da un punto di vista semantico e lo è da un punto di vista della chiarezza con me stessa. E' un'affermazione che non riesco a condividere nonostante i miei ripetuti sforzi in questo senso. Ogni veglia da Palermo a Pinerolo ha costituito un atto che ha delle precise relazioni sociali. E perchè no, spero proprio anche conseguenze politiche nel senso più ristretto di leggi e legiferazioni a nostro riguardo. So bene che quando parlo così mi si accusa di volere trasformare la mia chiesa in un luogo di rivendicazione politica. Per me questa non è un'accusa, ma una verità sacrosanta: la chiesa è un luogo di rivendicazione politica, proprio perchè non esiste nè in cielo nè in terra un luogo che non sia "politico". E' dalle proteste di Martin Luther King che sono partite le prime rivendicazioni in favore di una reale integrazione tra i gruppi etnici. Il vescovo Romero lottò per i poveri senza terra dal suo pulpito. E lo fece anche Don Peppino Diana predicando contro la camorra durante le sue omelie. Mi sembra dunque un pudore "ipocrita" sottolineare che le veglie desideravano attirare l'attenzione sul vissuto di ciascuno di noi senza proporre " alcuna rivendicazione politica". Chi lo dice è pregato di sapere che non lo dice certo a nome mio.
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Riflessione di Rosa Salamone del