A Cremona il 27 maggio veglieremo con il Vescovo contro l’omofobia e tutte le discriminazioni
infoComunicazione del gruppo Alle Querce di Mamre di Cremona del 5 maggio 2010

La veglia di preghiera organizzata quest'anno a Cremona dal gruppo diocesano per l'accompagnamento pastorale delle persone omosessuali Alle quercie di Mamre, sarà come ogni anno l'occasione per pregare per le vittime di tutte le discriminazioni, a partire dall'omofobia.
La novità di quest'anno è che la veglia sarà presieduta dal vescovo di Cremona, Dante Lafranconi, che vuole così dare un segnale forte di presenza e vicinanza a tutti coloro che soffrono per le discriminazioni, fuori e dentro la chiesa.

Durante la veglia sarà presentato alla diocesi il gruppo Alle Querce di Mamre che, sebbene operi da ormai 2 anni, non ha mai avuto un momento ufficiale di presentazione.
La veglia si terrà nella chiesa di san Gerolamo (a due passi dal duomo) e avrà come titolo "Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo?" (Rm 8). La data prescelta ha dovuto tener conto del calendario fitto del vescovo che era impossibilitato nella settimana dal 10 al 17 maggio. Pertanto si terrà il 27 maggio, alle ore 21.00.

Essendo l'unica veglia, a quanto ci risulta,organizzata da un gruppo di credenti omosessuali e presieduta da un vescovo, auspichiamo la partecipazione anche di rappresentanti di altri gruppi, anche fuori diocesi, per sottolineare l'importanza dell'evento.

Sappiamo bene che non tutti sono d'accordo sul fatto di "allargare" le motivazioni della veglia ad ogni forma di discriminazione, che potrò apparire agli occhi di qualcuno come un "annacquare" la veglia stessa, ma noi del gruppo Alle Querce di Mamre siamo stai subito felici di questa proposta di don Antonio (il sacerdote delegato dal vescovo per il nostro gruppo) perché pensiamo che chi, come alcuni di noi, ha sofferto discriminazioni per la propria omosessualità, non possa non aprirsi alla preghiera ed alla supplica per tutti coloro che anche per altri motivi hanno subito la medesima sorte.

Sottolineiamo che non si tratta quindi di "annacquare" ma di "aprirsi" tipicamente cristiano a tutti coloro (omosessuali, stranieri, donne, disabili, ecc..) che dentro e fuori la chiesa soffrono per mancanza di quell'Amore da cui nessuno ci può separare.



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