Incontrarsi all’improvviso. Vincenzo e Marco ed il loro cammino di coppia cristiana

Dialogo di Carmine Taddeo con Vincenzo e Marco di Roma

Tolstoj una volta scrisse che tutte le famiglie felici sono felici allo stesso modo, mentre ogni famiglia infelice e infelice a modo suo. Ciò che è bene sottolineare, leggendo questa frase, è che non esistono solo famiglie felici e famiglie infelici. La costante che si verifica all’interno di ciò che generalmente si definisce famiglia consiste nell’incontrare qualcuno e nel creare qualcosa per cui si è disposti a combattere nei momenti belli e non. Ancora, nella mia giovane vita, non ho incontrato qualcuno che ha subìto la presa di coscienza della propria omosessualità, come un passaggio facile o tranquillo. Tuttavia, la mia poca esperienza mi ha dimostrato che l’amore e soprattutto l’amore tra due persone dello stesso sesso, non solo è possibile, ma è del tutto simile a quello di qualsiasi altra coppia di questo mondo. Ciò evidentemente comprende alti, bassi, litigi, difficoltà, momenti epici e di intimità. La succitata frase di Tolstoj tuttavia risulta ben emblematica in questa sede nella misura in cui, benché tutto a volte sembri essere simile, benché le cose sembrino per lo più ripetersi in maniera standard, a ben vedere la realtà dei fatti, si scoprono facilmente peculiarità e differenze che rendono ciascuna coppia, e dunque ciascuna famiglia, unica e irripetibile.

L’amore, poi, nasce sempre in maniera in aspettata. Quello di Vincenzo e Marco percorre quasi tutta l’Italia; dal paese di origine di Vincenzo in Puglia fino a Milano, città di nascita di Marco. Il filo rosso della vita, non sai mai con chi andrà ad intrecciarsi; né tantomeno dove. In questo caso Roma è il palco scenico che vede nascere, crescere e vivere questa storia d’amore che ormai dura da ben diciassette anni.

Ma come il loro incontro sia stato possibile è bene chiarirlo fin da subito. Se lo si chiede a loro, piacevolmente ti racconteranno che da un lato c’era Marco che si definiva il “perfetto single” e dall’altro Vincenzo, molto più giovane di lui, che aveva appena iniziato a lavorare alla prima pagina web del gruppo «La Sorgente». È il caso di dire “galeotta fu la e-mail e chi la scrisse!”: Marco infatti è stato il primo utente di quella pagina e a rispondergli quel giorno era stato proprio Vincenzo. Riporto le loro parole quando dicono che “si sono incontrati nel momento giusto”, il loro amore infatti è nato lentamente, come quando si getta un seme e si aspettano stagioni intere affinché porti frutto. Il primo passo infatti non si sa bene chi lo abbia fatto; per mesi si sono punzecchiati finché un giorno, dallo scherzo, lo sguardo e i modi sono cambiati e così lentamente i sentimenti sono venuti fuori per quello che sono davvero, fino ad arrivare al 29 Giugno 2012, data del loro matrimonio a Vienna.

Marco e Vincenzo hanno due caratteri molto dissimili fra di loro; se da un lato l’uno è più taciturno e riflessivo, il secondo è più prorompente, un vulcano di idee. Ma la loro differenza risulta essere proprio quel punto di forza che permette una stabilità. Si può dire che proprio la complementarietà sia il segreto che li mantiene a galla in un mondo in cui francamente è facile naufragare. Proprio in riferimento alla succitata frase di Tolstoj, è evidente che essere famiglia significhi in qualche modo avere momenti felici e momenti infelici. Anche per loro e forse a maggior ragione per quanto li riguarda , la vita ha spesso preteso un costo alto. Ma la prova del fuoco, quella che risulta in qualche modo la prova inconfutabile che li spinge sempre ad andare avanti, a non rinnegare i passi fatti fino ad ora su una strada fatta insieme consiste nel semplice mancarsi; quando non sono insieme, si mancano, il fatto stesso che siano insieme, fa la differenza. Ed è la dolcezza di uno sguardo che mi fa capire quanto siano vere queste parole e per quanto io sia stato lì con loro, la profondità dell’essere insieme e della loro relazione la comprendono bene solo l’uno con l’altro specchiandosi reciprocamente negli occhi. Vincenzo, quando parla di Marco dice: «è un supereroe, lui riesce a vedere le cose belle anche quando sembra tutto brutto e mi aspetta».

E Dio?

Dio c’è, perennemente in mezzo a loro, anche se a volte lo si sente di più e altre volte invece sembra sparire davanti alle brutture e alle offese della società. Anche qui la differenza di indole di entrambi, li porta a vivere la fede in maniera diversa. Marco non ha mai pensato di essere sbagliato e per questo ha sempre vissuto la sua dimensione di fede in maniera libera, amando e sentendosi amato. Dice e cito: « la chiesa cattolica si muove da bradipo malato ma sono sicuro che ce la farà!»

Vincenzo dal canto suo si sente più ferito dalla poca apertura della chiesa cattolica e dalle difficoltà che ancora ha. Tuttavia, confessa che fin dall’inizio della sua storia con Marco, ha sempre avvertito che Dio benedisse il loro amore, affinché potesse essere fecondo e fare del bene.

Quello che ora si aspettano entrambi dalla chiesa cattolica è che si interroghi, basta questo perché qualcosa inizi a cambiare. Ci sono tanti modi perché una famiglia sia feconda, il primo dei quali è l’ospitalità; grazie ad Intercultura, oggi Vincenzo e Marco stanno ospitando un giovane liceale in Italia per l’Erasmus, una sfida non sempre facile. Ma a prescindere da ciò, la loro ospitalità va ben oltre, quando aprono le loro porte a persone in ricerca, che si interrogano o che hanno bisogno di sentirsi a casa e non giudicati. La loro famiglia sa essere fertile quando frequenta il gruppo coppie LGBT e insieme si condivide e cresce, quando così si diventa il punto di riferimento per qualcuno e un modello ideale da seguire.

In ultimo, l’invito che viene fatto è di uscire, di non avere paura di essere se stessi; la verità non ha il sapore della facilità, ma non per questo ha meno valore, anzi il prezzo da pagare per non essere sinceri, per nascondersi, è la liberta. La vita che ha senso di essere vissuta, è quella libera, quella vera.

Tutte le famiglie a modo loro hanno tempi per essere felici e infelici. Non c’è possibilità che qualcuno sia meno famiglia di qualcun altro. Non basta solo l’amore, non serve illudersi, ma indubbiamente serve la pazienza e la tenacia, ed anche la voglia di lottare per quei momenti autentici che conservi nel cuore quando ci si schianta contro la vita. Essere famiglia significa anche schiantarsi assieme.

Vincenzo e Marco, grazie per la vostra testimonianza di famiglia cristiana.

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