Le due vite di Jeanne Cordova. Da suora ad attivista lesbica

Articolo di Kittredge Cherry pubblicato sul blog Jesus in Love (USA) il 10 gennaio 2017, liberamente tradotto da Silvia Lanzi

Jeanne Cordova è stata una pioniera dell’attivismo femminile lesbico, nonché una ex-suora che ha scioccato il mondo rivelando la vita lesbica nel suo convento. È morta a 67 anni, il 10 gennaio 2016.
La Cordova ha raccontato la sua storia contribuendo allo sconcertante libro del 1985 “Lesbian Nuns: Breaking Silence” (tradotto in italiano con il titolo “Dentro il convento. Le monache rompono il silenzio”, Milano, CDE, 1989) ed è autrice di due memoriali “Kicking the Habit” e “When We Were Outlaws.”
Ad oltre trent’anni dalla sua pubblicazione, “Lesbian Nuns: Breaking Silence” rimane un lavoro cruciale su questo argomento, nascosto e proibito, ed anche uno dei libri lesbici più venduti di tutti i tempi.

Molti altri hanno scritto della sua opera come attivista, scrittrice ed editrice. Ma, sui suoi necrologi e sugli omaggi pubblici, le sue rivelazioni radicali sulle suore lesbiche spesso sono omesse o minimizzate.

Questo articolo cerca un equilibrio concentrandosi sull’esperienza della Cordova nella Chiesa: cresciuta cattolica, ha scoperto la sua identità lesbica in convento e ha raccontato al mondo delle suore lesbiche. Ha poi lasciato il convento trasferendo la sua devozione alla comunità lesbica, ma la sua precedente esperienza religiosa ha formato in lei l’attivista che poi è diventata.

Ma sia la Chiesa che la laica comunità LGBT potrebbero dimenticare una verità scomoda: nella Chiesa esiste l’amore omosessuale e da lei vengono alcuni leader del movimento per i diritti delle persone LGBT.

La Cordova ha detto al Los Angeles Times che “negli anni ‘70 e ‘80 i movimenti per i diritti sociali avevano come leader ex-suore lesbiche. Sono arrivata a vedere il convento come un campo di addestramento per tutte noi”.

Per esempio, i cinquanta contributi a “Lesbian Nuns” includono due ex-direttrici del National Gay and Lesbian Task Force, Virginia Apuzzo e Jean O‘Leary.

I PRIMI ANNI

La Cordova nasce, seconda di dodici figli, il 18 luglio del 1948 a Bremerhaven, in Germania in una famiglia cattolica devota e conservatrice. Sua madre, Joan McGuinnes Cordova, era un’irlandese cattolica di New York educata in un convento, e suo padre Frederick Cordova, era un uomo d’affari americano di origine messicana diplomatosi a West Point.

Negli anni ’50 la sua famiglia si trasferisce nei sobborghi repubblicani della California del sud, dove la Cordova cresce frequentando scuole cattoliche. I suoi modelli divvennero le suore e lei, fin dai sette anni sognò di diventarlo.

La Cordova era attratta dalla vita conventuale per la stessa ragione che, fin dal medioevo, ha spinto le persone queer a diventare suore, frati o preti: era di un’alternativa al matrimonio eterosessuale.

“Ho scelto il convento perché sapevo di non essere interessata al mondo degli uomini e delle donne, al matrimonio, ai bambini – insomma a ‘quello’ stile di vita. Sentivo giusto e naturale essere al servizio di Dio in una comunità femminile.  Sono sicura che il fatto di innamorarmi di Dio a sette anni e votarmi a dedicare la mia vita a lui era dovuto tanto agli insegnamenti dei miei genitori ferventi cattolici (una donna irlandese e un bell’imbusto messicano) quanto al mio lesbismo latente” ha dichiarato al Windy City Times.

LA VITA DA SUORA

Nel 1966 la Cordova si diploma ed entra nel convento delle Sorelle del Cuore Immacolato di Maria (IHM) a Santa Barbara, California. Era un’ingenua suora diciottenne il cui sviluppo spirituale e sessuale sarebbe stato velocizzato dal Vaticano II.

“Il giorno della mia entrata arrivai indossando i miei occhiali da sole alla James Dean, credendo sinceramente che lo spirito guerriero della mia santa patrona (la butch dyke Jeanne d’Arco) fosse spiritualmente motivato. Lasciai il comvento un anno più tardi completamente presa da motivi carnali e dal corpo della novizia suor Marie Immaculata. Il mio campo di addestramento presso leSorelle del Cuore Immacolato di Maria (che ho raccontato dettagliatamente nella mia autobiografia “Kicking the Habit”) ha reso palese il mio lesbismo”, ha scritto in un estratto del suo saggio dell’antologia “The Persistent Desire: A Femme-Butch Reader”.

Appena arrivata la Cordova si era confrontata con le incredibili riforme del concilio Vaticano II (1962-65) che tentavano di modernizzare la Chiesa. In un’intervista lo descrive come “un corso intensivo di realtà”.
“Il giorno dopo esservi entrata, le suore si erano liberate dell’abito e del latino, avevano cambiato la messa e si riteneva che dovessimo liberarci dai nostri nomi di suore e usare quelli secolari”

Descrive il suo shock in un estratto da “Lesbian Nuns” citato in “Libido Dominandi: Sexual Liberation and Political Control” di E. Michael Jones, libro che esplora come la retorica della libertà sessuale possa portare al controllo sociale e politico. Cordova scrive:

“Mi avevano promesso l’abito monastico, la gloriosa liturgia latina, la protezione dei tre voti sacri, la pace dei santi in una cella tranquilla, la sorrellanza di una famiglia santa. Ma entrai nella vita religliosa l’anno in cui Giovanni XXIII la demolì: il 1966. I padri della santa Chiesa cattolica e apostolica si erano riuniti nel concilio Vaticano distruggendo i miei sogni in nome del CAMBIAMENTO. Il rituale latino distrutto. L’abito alle ortiche. La santa obbedienza cassata. Le suore e i preti buttati nel mondo REALE”.

Venne iscritta all’Immaculate Heart College, in cui la formazione alla sensibilità, i gruppi d’incontro e le classi aperte la fecero entrare in contatto con emozioni e idee nuove. Per la prima volta scoprì le droghe, il movimento pacifista e l’omosessualità velata.

All’inizio del 1967 la sua madre superiora la informò che lei e le novizie sue compagne sarebbero state mandate a vivere nel “mondo reale” – Skid Row in centro a Los Angeles e nel ghetto nero di Watts. Per la prima volta vide la povertà e l’ingiustizia raziale: ne fu atterrita e radicalizzata.

In un’intervista ha detto: “Ho perso la mia fede e la mia vocazione, mi sono svegliata e ho fatto coming out come lesbica – ma anche come donna impegnata nel sociale”.

La Cordova lasciò il convento dopo un anno. Disillusa dalla Chiesa, abbracciò gli ideali della giustizia sociale. “Lasciai il convento a causa della mia radicalizzazione politica, per l’incapacità di giustificare gli insegnamenti e l’operato della Chiesa cattolica romana nell’ambito della giustizia sociale e per la battaglia che stavo iniziando contro l’IHM che teneva le donne asservite al potere patriarcale. Veramente il mio lesbismo, di cui ero diventata cosciente da poco, è stato di secondaria importanza rispetto al mio disamoramento nei confronti della Chiesa cattolica, che ho interrogato tutta la vita” ha detto al Windy City Times.

Lo sconvolgimento sperimentato dalla Cordova faceva parte di una storia nascosta e di una tendenza sottostimata dai conventi di tutta la nazione. Per le sorelle dell’IHM, la modernizzazione portò conflitti con l’arcivescovo. Nel 1970, poco dopo che la Cordova smise di essere suora, trecento delle sue consorelle lasciarono l’ordine per formare un’organizzazione ecumenica di donne laiche, l’Heart Community. Si trattò del più grande esodo di suore dalla Chiesa cattolica nella storia degli Stati Uniti.

Un racconto di prima mano della storia (a parte l’aspetto del lesbismo) è raccolto nel libro “Witness to Integrity: The Crisis of the Immaculate Heart Community of California” di Anita M. Caspary, la madre superiore ribelle che guidò la rivolta.

Una vecchia foto mostra una giovane e modaiola Jeanne Cordova che indossa un crocefisso e una bandana, circondata da statue femminili che assomigliano alla madonna e ad altre sante.

Dopo aver lasciato il convento, la Cordova continuò a studiare per ottenere un diploma e un dottorato  in assistenza sociale alla University of California at Los Angeles (UCLA). A ventidue anni aveva completato il suo percorso di studi con una tesi sull’organizzazione di gruppo della comunità lesbica. Si interessò anche al proprio retaggio latino diventando vice presidente della Chicano Students Alliance della UCLA.

Gli obiettivi realizzati della Cordova organizzatrice di comunità sono molto ben documentati in diversi lavori, compresa la sua autobiografia del 2011 “When We Were Outlaws: A Memoir of Love and Revolution”. Il titolo si riferisce a come lesbiche e gay fossero soggetti a leggi anti-sodomia che l’ex-suora ha contribuito ad abolire.

Le sue proteste aiutarono a decriminalizzare l’omosessualità e a proteggere il lavoro degli insegnanti apertamente omosessuali. Nel 1971 fondò il giornale “Lesbian Tide” e nel 1981 il “Gay and Lesbian Community Yellow Pages”. Si definiva “butch” e lottava per la visibilità delle lesbiche nel movimento LGBT e in quello femminista.

Mantenne alcune alleanze con attivisti radicali come Troy Perry, fondatore della Metropolitan Community Church, una Chiesa pro-LGBT. In un’intervista in diretta su YouTube per il documentario in lavorazione “L.A.: A Queer History” la Cordova e Perry parlano della loro protesta contro la legge anti-sodomia della California. Si trovavano insieme a tre coppie omosessuali che erano venute a Los Angeles autoaccusandosi di sodomia davanti a dei poliziotti, sperando che il loro arresto avrebbe portato l’attenzione su quella che era una discriminazione legalizzata. La legge venne abrogata due mesi dopo, nel 1976.

“Lesbian Nuns: Breaking Silence” è stato pubblicato nel 1985 e raccoglie i racconti di vita di cinquanta donne, comprese quelle delle co-editrici Nancy Manahan e Rosemary Keefer Curb, selezionati tra i quattrocento pervenuti. Il primo capitolo, scritto dalla Cordova, si intitola “My Immaculate Heart”.

Il libro venne lodato parecchio per la visibilità che dava alle suore lesbiche, ma la casa editrice, la Naiad Press, venne criticata per aver permesso che brani sulla sessualità delle suore venissero pubblicate su Penthouse Forum, l’allegato di una rivista pornografica per uomini eterosessuali.

Come nota la prefazione all’edizione del 2013 il libro “ha giocato un ruolo significativo nel processo di innovazione culturale della cultura lesbica stampata”. Le editrici “volevano rompere il silenzio che negava l’evidenza del lesbismo nella vita religiosa e dire chiaro e forte che ‘le lesbiche sono dappertutto'”.

Nel 1990 la Cordova ampliò il suo capitolo fino a farlo diventare un intero libro: “Kicking the Habit: A Lesbian Nun Story” che venne approvato da lesbiche del calibro di Kate Millett e Robin Tyler, che l’ha definito “un Rubyfruit Jungle (libro del 1973 della femminista Rita Mae Brown, pubblicato in italia con il titilo di “La giungla di fruttirubini”) del convento!”

La Cordova e sua moglie, Lynn Harris Ballen, si fidanzarono nel 1995 e si sposarono legalmente nel 2013, dopo che in California venne legalizzato il matrimonio omosessuale.

Dopo aver saputo che stava morendo di cancro mostrò molto coraggio e lungimiranza. Con l’avvicinarsi della morte donò due milioni all’ Astraea Lesbian Foundation for Justice e scrisse una “Letter About Dying, to My LGBT Communities” (“Lettera aperta sulla morte, per la mia comunità LGBT”) che si può leggere, insieme a molto altro materiale sul suo sito ufficiale, amorevolmente aggiornato dai suoi curatori.

Nella lettera aperta ha proclamato con forza: “È meraviglioso avere uno scopo nella vita: libertà e dignità per le lesbiche”.

La Cordova è morta il 10 gennaio 2016. La sua vita è celebrata in questo poema di una sua amica,  la poetessa di Los Angeles Audrey Lockwood.

 

Testo originale: Jeanne Cordova: Lesbian nun who “kicked the habit” to become an activist

 

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