Lettera a Luca che “era gay!”

Lettera aperta di Emanuele Macca del Guado di Milano

Ciao Luca,  sono Emanuele, un ragazzo cattolico ed omosessuale di 35 anni che da tanto tempo ha avuto modo di conoscere e frequenta l’ambiente gay milanese. Non è paradossale, ma sono sincero nel ringraziarti per aver  condiviso con tutti la tua vita e la tua testimonianza nel volume “Ero gay. A Medjugorje ho ritrovato la fede”!

L’ho letto intensamente nel giro di tre, quattro giorni e alla tua vicenda mi sono appassionato mentre sfogliavo pagina dopo pagina! Sono convintissimo che tu abbia scritto quello che senti davvero nel tuo cuore (non vedo il senso di non fare così del resto!).

Dalle righe trapela una vera sofferenza e una vera necessità di “conversione”. Sono felice per te che con Teresa e se non erro con un figlio tu possa aver dato un senso forte alla tua vita. Non trovo giusto e rispettoso da parte del mondo LGBT fare una crociata contro la tua persona o l’etichetta di traditore a te rivolta perché avendo tu seguito l’esigenza di un cambiamento per vivere meglio hai davvero seguito la tua coscienza.

Io frequento da tempo i gruppi di gay credenti che indichi come “tendenze che più o meno consapevolmente fanno il gioco del diavolo” (pag. 142) cambiando il senso delle Scritture e arrivando a codificare false dottrine per attirare e convincere i fedeli.  Sono profondamente erronee la tue conclusioni che siano “alcuni sacerdoti gay che si appigliano a disquisizioni teologiche in aperta opposizione al Papa, formalmente per il bene della Chiesa ma in concreto per giustificarsi e poter continuare a vivere in modo disordinato”.

Non mi risulta che ci siano in Italia sacerdoti dichiaratamente omosessuali; quindi le tue sono solo supposizioni. E restando sul piano delle supposizioni penso che tra i sacerdoti che praticano l’omosessualità ce ne siano anche molti legati alle visioni più “conservatrici” e altresì ci siano anche sacerdoti eterosessuali pronti ad aprire il loro cuore alle persone e alla coppie omosessuali.
Anch’io sto vivendo una fase di riavvicinamento alla dimensione spirituale della vita, e questa mia “conversione” ha trovato la sua causa scatenante nella visione di un film “Prayers for Bobby” e nella storia di Mary Griffith e di suo figlio Bobby suicidatosi perché la madre per motivi religiosi non accettava l’omosessualità del figlio.

In una situazione di base di isolamento dall’amore materno, la fine di una storia per lui ho significato sentirsi “profondamente solo su questa terra”. Noi come figli abbiamo bisogno di una madre che ci faccia percepire la gioia di essere amati; la Chiesa dovrebbe e potrebbe essere questa madre. Pieni di questo amore potremo donare agli altri tutto l’affetto di cui ci sentiamo carichi in modo costante e facendo anche dei sacrifici  potremmo apprendere la grammatica di una sana relazione. Ho letto con interesse la descrizione che fai di alcuni locali gay!

Mi piace la sfida che lanci con questa descrizione perché metti in risalto una dimensione vera di cui non si parla molto fuori e capisco bene come il fermarsi a vivere solo questo aspetto della propria omosessualità sia davvero svilente e non aiuti a crescere come persone né tanto meno come cristiani!
Posso solo intuire il dramma che si prova a scoprirsi poi sieropositivi, dopo aver vissuto una vita fatta di ricerca del piacere nel breve termine senza aver coltivato nessun altro aspetto del proprio vissuto! Ti vorrei solo citare la storia di Ursula ed Enrico Barzaghi, di una madre e di suo figlio morto a 29 anni di AIDS.

Enrico in una famiglia di impostazione laica pochi mesi prima di morire ha deciso di battezzarsi ma da quando ha saputo di essere sieropositivo non ha rinnegato la sua omosessualità, ma ha impostato la sua vita cercando di dare una faccia ed una dignità sociale alle persone che avevano contratto il virus dell’HIV!
In questo lavoro è stato appoggiato dalla sua famiglia per intero e in particolare da sua madre che ha legato un pezzo importante della sua vita a continuare il percorso di Enrico anche dopo la morte del figlio.

La mia grande fortuna è di aver ricevuto da queste madri e da alcuni figli la testimonianza di un amore, di quell’amore materno che non ti abbandona mai e che mi ha fatto capire cosa significa l’amore della Madonna! E’ strano come il nostro percorso Luca abbia forti elementi di somiglianza ed in virtù di questi elementi mi unisco con te nella preghiera perché prima di tutto siamo due figli di Dio che anche assieme possono pregare il Padre Nostro!
Scrivo questo non solo a te ma a tutti coloro che faticano ad accettare l’omosessualità dei loro figli, dei loro genitori, dei loro fratelli di comunità, dei loro amici. In appendice a te a e a tutti costoro dedico la testimonianza di Mary Griffith in “Prayers for Bobby” e il racconto del battesimo di Enrico Barzaghi.

Dice Mary: “L’omosessualità è un peccato. Gli omosessuali sono destinati a passare l’eternità all’Inferno. Se volessero cambiare, potrebbero guarire dal loro male.
Se volessero allontanarsi dalla tentazione potrebbero diventare di nuovo normali. Se solo ci provassero con più impegno, quando vedono che non funziona! Questo è ciò che dissi a  mio figlio Bobby quando venni a sapere che era gay. Quando mi disse di essere omosessuale, mi crollò il mondo addosso.

Feci quanto era in mio potere per curarlo dalla  sua malattia. Otto mesi fa mio figlio è saltato giù da un ponte e si è ucciso. Rimpiango profondamente la mia ignoranza sulle persone gay e lesbiche. Ora so che tutto ciò che mi era stato insegnato e detto era bigottismo e calunnie disumanizzanti.
Se fossi andata oltre a ciò che mi era stato detto, se solo avessi ascoltato mio figlio, quando mi apriva il suo cuore oggi non sarei qui con voi piena di rimorsi. Credo che a Dio piacesse l’animo buono e amabile di Bobby.
Agli occhi di Dio la bontà e  l’amore sono le sole cose che contano. Ignoravo questo ogni volta che facevo risuonare la dannazione eterna per i gay, ogni volta che mi riferivo a Bobby come a un pervertito, a un pericolo per i nostri figli. La sua autostima, il senso di sè venivano distrutti. e alla fine il suo spirito cedette irreparabilmente.
Non era il  volere di Dio che Bobby salisse un muretto dell’autostrada e saltasse direttamente nel mezzo della corsia di un camion a 18 ruote che lo ha ucciso all’istante. La morte di Bobby è stata la conseguenza diretta dell’ignoranza dei suoi genitori e della loro paura della parola “gay”. Voleva essere uno scrittore.
Le sue speranze e i suoi sogni non gli dovevano essere tolti ma così è stato. Ci sono ragazzi, come Bobby, che siedono nelle vostre congregazioni, a voi sconosciuti. Vi ascoltano quando fate  risuonare il vostro Amen.
E ciò zittirà le loro preghiere, le loro preghiere a Dio per ottenere comprensione, accettazione e il vostro amore. Ma il vostro odio, la vostra paura e l’ignoranza della parola gay zittirà quelle preghiere. Perciò, prima di far risuonare il vostro amen in casa e in Chiesa, riflettete! Riflettete e ricordatevi che un figlio sta ascoltando.”

Dice Francesca, la nipote di Enrico Barzaghi : “Qualche mese prima di morire, Chicco si è fatto battezzare. La gente durante la cerimonia piangeva, soprattutto la mia mamma. (…) Mia sorella ed io abbiamo fatto da  damigelle e abbiamo portato un mazzo di fiori all’altare. Davanti all’altare c’erano tre preti. Sulla balconata sopra la porta c’erano gli infermieri che cantavano in coro. In quella chiesa ho avuto la sensazione che tutti volevano bene a mio zio.” 

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