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| Essere gay o etero. A quale parte di me devo dare ascolto? |
Email inviataci da Matteo, risponde Maurizio Mistrali, medico-chirurgo e psicoterapeuta Ciao mi chiamo Matteo, ho 22 anni... Sarò franco quando la mia testa ascolta il cuore io sono eterosessuale: sogno progetti di vita, di famiglia, concepisco l'amore solo per le donne... ma quando ascolto un'altra parte del corpo divento gay con perversioni assurde. Credo di mancare soprattutto nella continuità dell'ascolto della Parola e nella poca forza di volontà che mi allontana e mi avvicina dalle mie perversioni continuamente. Vi chiedo aiuto non voglio continuare a buttare via la mia vita. Grazie La risposta... Una considerazione, una riflessione su questa lettera... e chiaramente NON una risposta... Questa lettera porta con se una sofferenza , una ricerca spirituale , e UNA SITUAZIONE CRITICA, una CRISI che nasce dalla difficoltà di ORIENTARSI NELLA DIVERSITA'. E come complicazione è inquinata di luoghi comuni e di omofobia, che fanno pensare ad un autore immaturo, fragile e purtroppo SUPERFICIALE. Bisognerebbe ripartire molto a monte, riflettendo su identità e orientamento sessuale. Con l'età, la cultura, la religione, lo status sociale ed il genere, l'orientamento sessuale è parte integrante di quella molteplicità di aspetti che costituisce l'identità di una persona. L'identità sessuale è parte di quella comprensione che una persona ha di se stessa, come si considera e come vuole essere considerato dagli altri. L'identità sessuale si compone, grosso modo, di una schematizzazione che per brevità e chiarezza è volutamente incompleta (non considerando, per ora i transgender, ed il transessualismo): 1) del sesso biologico, cromosomico, l'appartenenza biologica al genere maschile o femminile, 2) dell'identità di genere: l'intima convinzione di essere donna o uomo, è un tratto permanente ed assai precoce 3) del ruolo di genere: le attese,i ruoli, le aspettative socioculturali di come una donna o un uomo dovrebbe comportarsi in una certa cultura 4) dell'orientamento sessuale: è l'attrazione affettiva ed erotica diretta verso gli uomini, le donne, o entrambi. Fatto questo chiarimento che porrebbe lo scrivente della lettera apparentemente in un punto critico dell'orientamento con un contrasto tra attese,progetti affettivi (io sono eterosessuale), e l'attrazione erotica (ma quando ascolto un'altra parte del corpo divento gay). Dicevo apparentemente perchè nel contesto culturale dello scrivente non è assolutamente considerata l'ipotesi di essere gay, che viene vissuta come insopportabile (perversioni assurde). Urgente sarebbe sedare l'ansia e l'angoscia: la maggior parte delle persone ha pensieri erotici e fantasie su entrambi i sessi, e la costruzione di un'identità: o meglio la scoperta del SENSO D'IDENTITA' è graduale, progressiva, è un processo, e ci vuole pazienza , lavoro intellettuale, psicologico e spirituale. Occorre anche dire che in questa epoca di interculturalità ciascuno di noi è costretto al confronto di condizioni culturali, quando non di valori, importanti costituenti il proprio senso d'identità. Ma è una crisi preziosa che ci chiede di riformulare e riaffermare il nostro senso d'identità, e di sfrondare alla ricerca dei "nuclei sostanziali" tante sovrapposizioni: ci si accorge che vengono implicitamente considerate superiori le caratteristiche maschili rispetto alle femminili, e che impera l'eteronormatività... e questi sono svantaggi. Si capisce il malessere dell'autore della lettera: ha bisogno (come tutti) di un'identità coerente, socialmente riconosciuta, e ciò condiziona il suo "benessere psicologico e sociale". Avrebbe bisogno di un supporto psicologico che lo aiuti ad accettare di vivere un periodo di IDENTITA' FLESSIBILE, per sfuggire a quell'intolleranza ansiogena basata su concezioni rigide di identità. Le persone che accettano di vivere un periodo della loro vita con un'identità flessibile, e ne fanno un periodo di ricerca, si sentono più sicure, crescono nell'autostima, ed il cambiamento, la diversità vengono vissute come non minacciose e a volte interessanti, radicando, in essi, la progressiva certezza della loro dignità, di una bontà intrinseca superiori agli orientamenti omo od etero che emergessero alla fine del loro "processo" e sarebbero causa di minor sofferenza per quei partner che invece si coinvolgono in relazioni interessate, sostenute dalla speranza di una normalizzazione, una riconversione, od un adattamento di comodo o mascheramento sociale. Dinamiche che portano sempre a maggiori sofferenza e confusione. Maurizio Mistrali, medico-chirurgo e psicoterapeuta |






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