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Email inviataci da Fabio il 12 maggio 2008, risponde il pastore valdese Gregorio Plescan
Fabio dalla Spagna ci scrive "mi sono sposato con Jose. Siamo credenti, poco praticanti, perché la chiesa non ci accetta". Un tema attuale e estremamente concreto. Il pastore Plescan aggiunge la sua voce e ci ricorda che "non c’è nulla di peccaminoso nel decidere di sposarsi, cioè di mettere un punto fermo nelle proprie relazioni, davanti a noi stessi, davanti al mondo e, perché no, anche davanti a Dio", ma fa notare come non sono le benedizioni delle chiese (che vengono negate a tanti gay, lesbiche, risposati dopo il divorzio, etc...) a rendere fecondi le unioni gay o etero ma "la stabilità e la durata delle nostre relazioni siano molto nelle nostre mani". Il viverle con serenità potrebbe diventare la chiave per far saltare tante chiusure nella nostra società e nelle nostre chiese?
Ciao a tutti. Sono Fabio, vivo in Spagna dal 1999 e da quattro anni mi sono sposato con Jose. Siamo credenti, poco praticanti, perche la chiesa non ci accetta. Viviamo in una cittadina molto piccola, 53 abitanti e siamo panettieri. La gente ci vuole bene ci ha accettato dal primo momento e il prete di qui ha detto che se fosse per lui ci sposerebbe davanti a Dio. Perche in Italia e nel mondo non puo essere cosi. Siamo uguali a gli eterosessuali, abbiamo un corpo, un anima, un cuore che batte per la persona che amiamo. E PECCATO QUESTO?
Un saluto a tutti Fabio e Jose
La risposta... Cari Fabio e Jose, auguri! Cosa ci sarebbe da aggiungere di più? Direi che, ovviamente, non c’è nulla di peccaminoso nel decidere di sposarsi, cioè di mettere un punto fermo nelle proprie relazioni, davanti a noi stessi, davanti al mondo e, perché no, anche davanti a Dio. Personalmente non penso che il matrimonio (qualsiasi tipo di matrimonio) sia sacro, indissolubile ecc., così come non penso che vi sia un “matrimonio cristiano”, un atto che di per sé più forte o stabile rende la relazione. Credo piuttosto che la stabilità e la durata delle nostre relazioni siano molto nelle nostre mani – anche se è vero chele complesse dinamiche della vita, certo influiscano. Per esempio non capisco cosa c’entri il prete e se i “vorrei ma non posso” siano del tutto sinceri: perché non lo invitate a cena e gli chiedete di pregare con voi che il Signore vi accompagni? In ogni caso sono certo che la simpatia delle persone che vi circondano – che sono poi quelle che concretamente vi possono dimostrare solidarietà oppure ostacolarvi nelle piccole cose – sia molto più importante. Se permettete, suggerirei la lettura del romanzo “Chocolat” di Joanne Harris, in cui si racconta di come sia possibile “ammorbidire” un contesto bigotto attraverso il cibo e la sincerità personale. Vi abbraccio Gregorio Plescan, pastore valdese
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