Non era previsto che mio figlio fosse gay. Intervista ad una madre dell’AGEDO

Intervista di Silvia Lanzi ad Anna Ceravolo, referente dell’Agedo di Torino, 5 luglio 2013

Una madre alle prese con l’omosessualità del figlio. Una cosa tale da squassarle la vita. Una madre che, dopo lo shock iniziale, riesce ad accettarlo: di più – una madre che, dopo aver accettato questo figlio così diversamente uguale, si mette concretamente in gioco per aiutare altri genitori che devono affrontare quella che, per molti aspetti, è una via crucis laica. Lei è Anna Ceravolo, referente Agedo di Torino e ha risposto gentilmente alle domande che le ho posto.

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– Ha mai sospettato che suo figlio fosse omosessuale?

Non, non ne ho mai avuto il sospetto e non perché fossi una mamma distratta e lontana, ma perché forse neanche mio figlio capiva bene il suo orientamento. Lui stesso infatti ha impiegato tempo per prendere coscienza e dirlo a se stesso. E del suo dibattito interiore non ha dato alcun segno visibile. Ha sempre manifestato un carattere solare, affabile.
Né a scuola, né con gli amici ha mai mostrato problemi particolari. Contrariamente a molti altri genitori, che dicono di aver sempre percepito una “diversità “, per me il suo coming out è stato veramente inaspettato e inimmaginabile ed è stato proprio lui, quando ormai da tempo ne era sicuro, quando ha ritenuto che per noi fosse il momento migliore, dopo la sua laurea, a dirci ” mamma, papà, devo dirvi una cosa” … e il mondo ci è crollato addosso, come accade a quasi tutti. Non era previsto.
Non era prevedibile. È cominciato un cammino di presa di coscienza: ci siamo detti che dovevamo capire, sapere di più su ciò che fino a quel momento ignoravamo completamente e su cui avevamo tanti stereotipi.
Nei confronti dell’omosessualità eravamo sempre stati civili, tolleranti, indifferenti. Ora era diverso perché si trattava di nostro figlio. Bisognava superare le paure, i sensi di colpa: bisognava cambiare mentalità.
All’inizio non è stato facile. Eravamo consapevoli della fiducia che nostro figlio aveva riposto in noi, ma era necessario per noi metabolizzare. Non c’è stato blackout out nel dialogo, neppure è cominciato l’idillio.
Solo gradualmente, con la nostra crescita, la chiarezza ha dato i suoi risultati, il rapporto è migliorato, ora è limpido e profondo, di grande stima e amore.

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– Qual è il percorso che l’ha avvicinata all’Agedo?

Per arrivare a questo, ci siamo resi conto subito di aver bisogno di aiuto. Dopo il coming out, abbiamo cercato in Internet, abbiamo letto qualcosa, soprattutto abbiamo scoperto che esisteva l’Agedo, un’associazione di persone che aveva vissuto la nostra stessa esperienza, che non eravamo i soli sulla faccia della terra ad affrontare un simile terremoto e che proprio a loro potevamo rivolgerci per capire di più.  Abbiamo telefonato al numero indicato sul sito, abbiamo incontrato una mamma straordinaria e grazie a lei è cominciata la rinascita.

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– Cosa direbbe ai genitori che si trovano ad affrontare quel che lei ha già affrontato?

Agli altri genitori raccomanderei di non sentirsi soli e di avere pazienza con se stessi. Darsi del tempo. Non avere fretta. Lasciarsi aiutare. Parlare con chi ha già percorso la stessa strada. Diventare consapevoli che un imprevisto nella propria vita è l’occasione di crescita e di miglioramento del rapporto con il figlio e con tutti i membri della famiglia. Può diventare una rinascita. Noi abbiamo avuto la fortuna di diventare “due volte genitori” .

Dall’indifferenza al coinvolgimento: il percorso è quello di una semplice frase – “sono gay”. Dal terremoto di una notizia così – “Cosa ho sbagliato?” – alla presa di coscienza, al desiderio di capire i propri figli al di là dei semplici stereotipi.
Questo è il percorso di Anna, questo il percorso ha deciso di condividere con altri padri e madri per aiutarli nel loro cammino di crescita.

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