| Alla ricerca d'un linguaggio comune. Aurelio Mancuso: sì al dialogo coi cattolici |
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Rieccoci a un appuntamento importante per molti gay. Parteciperai? L'hai fatto in passato? Cosa ne pensi? Non ho mai partecipato a veglie di questo tipo, non escludo di parteciparvi, ma bisogna essere chiari: essere ecclesia significa condividere il dono del perdono. Non mi piacciono commistioni e ambiguità. Le veglie sull’omofobia non possono esser organizzate in realtà dove il pastore o il sacerdote e la chiesa locale non siano realmente consapevoli della portata del loro gesto. Hai dichiarato che bisogna rivolgersi ai cattolici, tu stesso ti definisci tale. Ma quali cattolici, a parte quelli dei gruppi gay? In un tuo articolo parlavi della necessità di incontrare tutti gli altri, insomma parrocchie, oratori, gente "comune", ecc. Cosa ritieni di poter dire e come coinvolgerli? Su quali temi a parte ovviamente l'affettività ecc.? Bisogna rivolgersi alle comunità del popolo di Dio presenti sui territori. Non è sufficiente, a volte addirittura è fuorviante, dialogare con questo o quel prete o pastore “aperto”, magari con lui organizzare una messa o un incontro. Le chiese sono innanzitutto composte dai laici è in questo ambito che va aperto un terreno di riflessione e di azione. Conosco i gruppi gay cattolici e cristiani, svolgono un'opera meritoria, ma è giunto il tempo di uscire dal cono d’ombra del confronto silenzioso, o peggio dalle catacombe. La provocazione cristiana ha bisogno di vivere nel coraggio, e anche nel rispetto, ma con limpidezza e nella piena luce. In concreto, cosa ti aspetti da questi prossimi "incontri" coi cattolici? Per ora questi incontri sono dei meri auspici, anche se in passato ho avuto incontri con alcune realtà parrocchiali e associative cattoliche. La fretta è cattiva consigliera, bisogna prima preparare il terreno, proporre un primo ambito di discussione e riflessione e poi incamminarsi, senza spocchia . L'antropologia cristiana/cattolica è, quando non incrostata da sessuofobia e maschilismo, ricca e articolata, il pensiero della differenza sessuale secondo me non va accantonato. A proposito di cattolici ho conosciuto persone niente affatto omofobe, le quali però mostravano perplessità di fronte a certe richieste dei gay tipo matrimonio o adozioni. Non si può negare avessero una loro logica e torno a ripetere che si trattava di persone intellettualmente oneste. Invece ho notato che anch'esse sono state a volte derise e trattate come dei retrograde perché non condividevano tutte le istanze portate avanti dal movimento gay. Nel furore delle dure contrapposizioni in molti casi la volontà di capire, interloquire, è travolta dai reciproci pregiudizi. Io contrasto ogni tipo di pregiudizio e penso, come ho affermato pubblicamente di recente, che invece il dialogo sia possibile, anzi necessario. La contrapposizione è giusta quando si viene attaccati e discriminati, ma vi sono vaste porzioni nelle chiese di ascolto e persino di condivisione rispetto alle nostre richieste. So di non esser popolare dentro il movimento e soprattutto tra molti gay credenti, ma l’anticlericalismo spicciolo da una parte e il silenzio sostanziale dall’altra portano solo al consolidamento di teorie di esclusione. Invece bisogna sfidare le chiese ad interrogarsi a confrontarsi. Comprendo chi richiama il fatto che le chiese non devono intromettersi nella vita pubblica, nella legislazione italiana, ma un conto è quello che dovrebbe essere un conto è la realtà dei fatti. Tra l’altro io credo che la chiesa cattolica è concretamente un attore sociale e politico di questo Paese, prescindere da questo significa abbaiare alla luna. Don Ermis Segatti in un bell'incontro organizzato dal Guado qualche mese fa ha sottolineato che esistono depositi culturali profondi con cui fare i conti seriamente, e sensibilità secolari che non sono solo prevaricatrici. In tal senso guai a far passare i diritti degli omosessuali come frontiera dei diritti. Si riferisce soprattutto alla cultura degli immigrati, che ha un forte legame con la fedeltà e non è necessariamente fondamentalista, ma bisogna tener conto di questa sensibilità. Quale linguaggio usare con costoro? Bisogna tenere conto di tutte le complesse teorie di pensiero e anche di linguaggio che attraversano la chiesa cattolica, ma attenzione a non farsi intrappolare nella cortina fumogena delle parole. Sapersi confrontare, anche con aspetti tradizionali (nel senso migliore della storia cattolica) è un bene di per se, questo però deve consentire un avanzamento. Sul piano teologico e della tradizione le possibilità di incontro sono abbondanti, ma poi esiste il piano della vita delle persone, altrettanto decisivo nella chiesa. E’ la condizione terrena delle persone che determina la pastorale non viceversa, se no si conviene con le storture rinascimentali che per fortuna il Concilio Vaticano II ha superato. Hanno suscitato scalpore e indignazione le dichiarazioni del card. Bertone su un legame tra omosessualità e pedofilia, che poi lo stesso prelato è stato costretto a correggere, affermando che si riferiva soltanto ai problemi dei sacerdoti cattolici. Ma è ancora diffusa l'equazione gay=pedofilo, nel mondo cattolico? No, nel popolo di Dio la differenza è chiara. Bertone ha fatto solamente una maldestra operazione di sviamento che immediatamente gli si è rivoltata contro. Ecco questa vicenda ci dice molte cose, prima di tutto che dentro la chiesa cattolica certi atteggiamenti distorti e arroganti delle gerarchie non sono accetti. Pensa all’immediata presa di posizione dell’associazione cattolica degli psicologi e psichiatri e alla presa di distanza di molti cattolici. Questo significa che noi siamo riusciti a infondere valori e indicazioni che sono compresi dentro la chiesa. Tutta questa vicenda sulla pedofilia, oltre a rendere drammatico il tema della repressione sessuale e dell’ipocrisia dentro le gerarchie, rivela un dramma ancora più profondo: i cardinali hanno paura, la struttura monarchica avverte il gelido vento dell’isolamento. Beh come cattolico non posso che rallegrarmi, perché per quanto potenti, mondani, assetati di potere, gli alti prelati sanno che la loro torre d’avorio poggia ormai su fondamenta erose. Il 21 maggio arriva in Italia Joseph Nicolosi, fondatore del NARTH, un'associazione che si propone di "guarire" scientificamente l'omosessualità (peraltro solo, o in gran parte, maschile). Pensi che ciò possa portare a una recrudescenza dell'omofobia? Nicolosi precisa che spinge a "cambiare" solo chi lo desidera, non tutti, lasciando peraltro intendere con ciò che l'omosessualità sia una scelta/vizio... Rispetto a Nicolosi mi affiderei, come è stato fatto in questi anni, alla confutazione scientifica, di cui ormai è stata approntata una robusta letteratura anche in Italia, grazie a persone come Paolo Rigliano e Vittorio Lingiardi . Combattere le teorie strampalate di Nicolosi significa voler bene alla Chiesa, metterla in condizioni di capire il peccato in cui si immerge, quando pensa attraverso visioni anti scientifiche e discriminatorie di poter trovare l’avvallo teorico di pregiudizi alimentati da una lettura reazionaria e infantile della Bibbia. Starei inoltre attento a dare eccessivo peso all’operazione, privilegiando l’aspetto farsesco dell’operazione “teorie riparative”. Questa teoria si basa in modo chiaro sul fatto che l’omosessualità è una malattia e che va curata. Poi pubblicamente, visto che sanno di suscitare grandi polemiche, utilizzano l’atteggiamento che loro si occupano solo dei gay che non voglio esser tali. Questa balla è potente, perché in effetti esiste la possibilità che vi siano persone confuse, che pensino di esser omosessuali nascondendosi sofferenze psichiche e psichiatriche profonde. Ma anche in questo senso le risposte scientifiche sono solide e sostenute da una ricerca che dura da decenni. Provo grande pena per le strutture della Chiesa cattolica che ospitano Nicolosi e soci, per soddisfare il loro furore sessuofobico si affidano a personaggi emarginati dalla società scientifica e di cui risultati concreti sono conosciuti. Ricordo che a una vecchia trasmissione di Lerner una ragazza del Movimento per la vita disse all'ospite Brett Shapiro che era ormai "scientificamente provato" che l'omosessualità era guaribile (era appena uscito un libro di Aardweg , molto letto presso i cattolici tradizionalisti). Shapiro ribatté con una provocazione: che si poteva guarire anche dall'eterosessualità. In che modo, secondo te, si può "guarire" da etero? L’unico modo per guarire dalla visione catalogatrice delle sessualità è vivere il proprio percorso di vita con capacità di ascolto del proprio corpo e delle proprie emozioni. Le gerarchie cattoliche hanno poca dimestichezza rispetto al linguaggio delle sessualità, perché hanno speso tanti secoli per rendere questo linguaggio afono. Gli eunuchi per il regno dei cieli si aggrappano al concetto uomo – donna uguale eterosessualità, perché hanno paura, conoscono il mondo, la varietà delle sessualità, le praticano di nascosto, nella clandestinità interiore, cercando di nascondere a se stessi, ma soprattutto a Dio, le loro azioni. Come si intuisce di tratta di un atteggiamento che per fortuna oggi proclama per intero il suo fallimento e la sua violenza. Shapiro ha ragione: si può guarire dall’eterosessualità, o meglio, dall’eterosessismo. Eppure, in quest'Italia dove ancora si parla di guarire i gay, dove alcuni ministri della Repubblica alimentano apertamente l'omofobia, si rielegge a presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, omosessuale dichiarato e fervente cattolico. Vendola rappresenta un paradigma. Il pensiero che un gay in Italia non possa esser leader politico è stato demolito, allo stesso tempo la possibilità di esser cittadini pari agli altri ci è negata. Questo cosa ci dice? Che il movimento lgbt è indispensabile per continuare la nostra battaglia per le libertà, allo stesso tempo non possiamo condurla in questa solitudine. Tutti i movimenti gay del mondo hanno vinto quando hanno saputo suscitare un'ampia alleanza tra differenti movimenti e culture, mettendo al centro le rivendicazioni, dentro un quadro coerente di valori diffusamente condivisi. A noi italiani manca ancora questo, e nell’attuale fase storica non è certo semplice mettere in campo un lavoro di questo tipo, visto che anche tutti gli altri movimenti sociali e culturali sono in difficoltà. Però la strada giusta è questa e con pazienza (e penso anche tempo) dobbiamo intraprenderla. Nichi ha saputo con anni di battaglie ed esperienze maturate sul campo coagulare, quello che una volta si denominava un blocco sociale. Come movimento sappiamo quali sono i diritti e doveri da ottenere, abbiamo saputo fare emergere centinaia di migliaia di gay e lesbiche dalla clandestinità, in alcune fasi siamo persino riusciti a conquistare il consenso popolare necessario, ora dobbiamo fare il salto definitivo: rifuggire dal minoritarismo e conquistare per primi i gay e le lesbiche ad una nuova impresa. Vincere. Per far questo o siamo in grado di esser promotori di una grande movimento popolare trasversale o saremo destinati ancora a lunghi anni di sconfitte. Va però sottolineato che nella nostra società esiste una schizofrenia per cui l'omosessualità, specie di personaggi pubblici, sembra diventata un must (ma era così anche ai tempi di Proust e come sai anche il primo titolo dei Fiori del male di Baudelarie era Le lesbiche). Mentre poi la realtà del singolo resta difficile. Io ti confesso che, contrariamente a quanto accadeva negli anni '70, di fronte a personaggi televisivi spesso provo fastidio per la superficialità e il modello iperconsumistico dell'(omo)sessualità da essi proposto, e che diviene facilmente bersaglio degli omofobi, i quali hanno buon gioco a difendere la "normalità" contro quelle che appaiono come colpevoli stravaganze. Intanto dovremmo avere la capacità di parlare di persone omosessuali, quindi per conseguenza di pluralità delle omosessualità. Una cosa sono i gay una ben diversa le lesbiche, e dentro questi maxi definizioni c’è un mondo. Quando riusciremo a far comprende sul piano culturale e sociale che come esistono “gli” etero così esistono “i” gay. Nessun etero verrebbe in mente di andare in Tv in rappresentanza di tutta la “categoria”. Le esagerazioni e gli insulti non mi sono mai piaciuti, e chi continua a pubblicare video offensivi su Zero è un imbecille. Nell’incontro con Renato lui ha rivendicato il fatto che la sua carriera artistica ha permesso l’apertura mentale di molte persone. |



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