| Giovanni Paolo II. Luci e ombre di un Papa nell’anniversario della morte |
Riflessioni di Federica Mandato del Gruppo Ressa di TrentoIn questi giorni ricorre l’anniversario della morte di un uomo, papa Giovanni Paolo II, che in vita venne considerato da molti un grande della fede e un ‘innovatore’ nelle dinamiche della Chiesa cattolica. Beatificato a tempo di record, è in procinto di essere proclamato santo, bruciando le tappe come mai era successo per altri nella storia della Chiesa. Personalmente, l'ho amato come giovane (dalle giornate della gioventù, agli incontri pubblici) e come partecipe di un mondo che allora era per me fondamentale. Eppure, sarebbe da osservare meglio il suo operato politico all'interno del mondo Vaticano e negli intrecci internazionali. Fu davvero questo grande innovatore, per esempio? E in temi di morale e di dottrina portò questo grande rinnovamento e apertura che una chiesa moderna e aperta al bene dell’uomo dovrebbe auspicare? Ce lo possiamo chiedere soprattutto in riferimento alle recenti critiche che l’attuale papa sta subendo da parte della stampa internazionale. La sensazione è che si stia compiendo una campagna mediatica distorcente. Giovanni Paolo II è il santo, l'uomo buono, nessuno osa toccarlo, mentre Ratzinger non piace altrettanto nemmeno tra i cattolici praticanti, tanto da essere attaccabile dai media in un modo quasi dissacrante. Eppure, è ben evidente come negli ultimi 30 anni le posizioni sui temi etici e le scelte in chiave di dottrina siano state concordate da entrambi, l’uno come papa, l’altro come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Cosa sarebbe successo se i giornali avessero toccato Wojtyla altrettanto, ci sarebbero forse stati cortei di protestare, i capi di stato si sarebbero opposti magari, mentre con Ratzinger, nemmeno il beneamato Berlusconi, che tanto tiene alla propria immagine e a tenersi buoni i cattolici, dice nulla. Wojtyla a ben vedere fu un grande accentratore, mise nei posti chiave e nelle diocesi persone che ritenne essere buoni 'politici' e fedeli esecutori, Martini fu uno dei pochi che resistette alle 'epurazioni', di cui certo non si parlò granché sui giornali e Ratzinger era appunto la sua coscienza, l'alter-ego che suggeriva certe modalità. La Congregazione per la Dottrina della Fede fu uno strumento fondamentale per Giovanni Paolo II e la rafforzò, come strumento giudicante e deterrente di eventuali posizioni 'pericolose'. Non sviluppò nemmeno lui, come altri, il mandato del Vaticano II, per una visione dell'uomo come essere senziente e libero nella propria coscienza, semmai rese ancora più sessuofobica la visione morale della Chiesa, e lui stesso coprì molti abomini, di cui oggi sono pieni i giornali dando la colpa a Ratzinger, ma mica c'è stato sempre Ratzinger. Il pontificato di Wojtyla fu uno dei più lunghi e se oggi abbiamo da criticare questa Chiesa, ricordiamoci chi l'ha retta per quasi trent'anni. Wojtyla, da bravo comunicatore, mostrò di sé l'uomo buono, aperto al dialogo con le altre religioni (ma per esempio non accettò mai di far parte del Consiglio Ecumenico delle Chiese, perché le altre chiese e religioni restano 'fuori' dalla piena salvezza, come dichiara la DOMINUS JESUS) e nella sua fase di declino anche fisico, quella croce (bastone pastorale) che strinse sempre tra le mani e alla quale si appoggiava per camminare nei momenti ufficiali, fu uno strumento di promozione della sua immagine formidabile. La commozione di tutti nel vederlo, anche in quell'ultimo tentativo di saluto dalla sua finestra in piazza S. Pietro, ne è un segno evidente. Il mondo si fermò per essere col papa. E’ indiscutibile la sua fede autentica, fu certamente un testimone profondo e un maestro di abnegazione. Ma la sua visione della Chiesa fece indietreggiare le dinamiche curiali e la dimensione di apertura verso la modernità di cui un’ecclesia a parole 'universale' aveva ed ha bisogno. Se ci interroghiamo poi sull’ambito della morale e della considerazione verso le scelte diverse sessuali le dichiarazioni di Wojtyla furono ad esempio (angelus 9 luglio 2000): «A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l'affronto recato al Grande Giubileo dell'anno duemila (a proposito del Gay-Pride tenutosi il giorno prima) e per l'offesa ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore dei cattolici di tutto il mondo. La Chiesa non può tacere la verità, perché verrebbe meno alla fedeltà verso Dio Creatore e non aiuterebbe a discernere ciò che è bene da ciò che è male. Nel merito del giudizio morale che la Chiesa cattolica dà della pratica omosessuale, vorrei limitarmi a leggere quanto dice il catechismo della Chiesa cattolica, il quale, dopo aver rilevato che gli atti di omosessualità sono contrari alla legge naturale, così si esprime: "Un numero non trascurabile di uomini e donne presenta tendenze omosessuali, profondamente radicate". Questa inclinazione oggettivamente disordinata costituisce per la maggior parte di loro, una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione, nella castità». Nel frattempo, gennaio 2003, ordinò la sospensione di un personaggio come don Franco Barbero, per aver dichiarato che "l'omosessualità è un dono, al pari dell'eterosessualità". Giovanni Paolo II ha inoltre approvato il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede “Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali”, che opera una distinzione fra tendenza omosessuale e atti omosessuali. La tendenza o inclinazione omosessuale, finché non si manifesta in atti, non è in sé peccato, anche se rimane un'inclinazione verso un comportamento intrinsecamente disordinato. Nello specifico: «La persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, non può essere definita in modo adeguato con un riduttivo riferimento solo al suo orientamento sessuale. Qualsiasi persona che vive sulla faccia della terra ha problemi e difficoltà personali, ma anche opportunità di crescita, risorse, talenti e doni propri. La tendenza omosessuale è una tendenza ad agire in modo disordinato rispetto alle finalità del proprio corpo: si tratta di un disordine evidente fra il pensiero e la realtà e tradurre la tendenza omosessuale in atto omosessuale significa aggravare questa situazione di disordine. L'atto omosessuale, d'altra parte, è un atto contro natura e pertanto immorale, ed ogni attività immorale, impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l'omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico». Non vuole questo essere un insulto alla memoria del grande pontefice che traghettò la Chiesa cattolica tra i due millenni, ma piuttosto la ricerca di una verità più profonda che vada al di là dei facili sentimentalismi e non resti imprigionata nei giochi mediatici. Ai posteri, come sempre, l’ardua sentenza, a noi il dovere di approfondire col senso profondo della fede, oltre le idolatrie. Scrivi un commento I NoemiBlog |



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