|
Articolo di Silvia Ferraris tratto da Anna del 24 Gennaio 2006 Sandra è una delle tante mamme italiane che hanno scelto di stare dalla parte dei figli omosessuali decisi a sposare i loro compagni. In Italia non si può, ma altrove sì: in Belgio e in Olanda, in Gran Bretagna. Dice Mila dell'Agedo "Noi vorremmo solo che i nostri figli fossero felici, e per essere felici devono diventare pari e uguali agli altri. Non si capisce perché, infatti, pur avendo gli stessi doveri degli eterosessuali, pur pagando le tasse, e rispettando come loro la legge, non debbano avere i medesimi diritti». Eccovi alcune storie su cui riflettere.
Si sono conosciuti in una sauna. Due anni di fidanzamento. Due di matrimonio. Da quando Pierangelo Bucci, 31 anni, vive a Rotterdam per stare vicino al marito Jacob Rozendaal, 31 anni, olandese, la mamma va spesso a trovarlo. A ottobre è stata ospite nel loro appartamento: «Hanno davvero una bella casetta. Si capisce subito che sono felici, che stanno bene insieme. Con loro si respira l’aria di una vera famiglia». Il matrimonio tra Pierangelo e Jacob ha effetti legali: l’Olanda è uno dei pochi Paesi al mondo ad aver aperto ai gay il diritto alle nozze tradizionali. «Mi fa piacere che mio figlio abbia accanto qualcuno, che lui e Jacob si vogliano bene», racconta Sandra, commossa. Sandra è una delle tante mamme italiane che hanno scelto di stare dalla parte dei figli omosessuali decisi a sposare i loro compagni. In Italia non si può, ma altrove sì: in Belgio e in Olanda, in Gran Bretagna. E ora anche in Spagna, dove ha avuto grande successo il film Reinas (uscito anche in Italia): storia di cinque donne, madri di altrettanti figli maschi gay alle prese con i loro complicati matrimoni. … Il film è del regista Manuel Gòmez Pereira. Il primo ciak ha portato fortuna alla comunità gay spagnola: durante le riprese il premier Zapatero ha legalizzato le unioni civili tra le persone dello stesso sesso. Anche la Gran Bretagna ha appena avuto il suo gay-day a dicembre, con il pomposo matrimonio tra il cantante Elton John e il compagno David Furnisch: un tripudio di torte, anelli nuziali, diamanti gialli e Rolls-Royce.
E vissero felici e contenti
La cerimonia si è svolta al municipio di Windsor, proprio dove qualche mese prima si erano uniti il principe Carlo e Camilla. La mamma di Elton, Sheila, ha presenziato elegantissima nel suo tailleur Chanel. Decine di coppie gay hanno voluto imitare Elton e David. Un diluvio di prenotazioni, pubblicazioni e partecipazioni. E a casa nostra? Tutto tace. Sandra è consapevole che il matrimonio del figlio Pierangelo non si sarebbe mai potuto celebrare qui in Italia: «La gente non è ancora pronta», ammette. Lei però, che nelle unioni omosessuali non vede niente di diverso, o di strano, non tollera le discriminazioni e difende la privacy degli sposi: Con amici e parenti non parlo quasi mai di loro. Che c’è da dire? Perché mai a qualcuno dovrebbe interessare con chi Pierangelo va a letto? Ognuno dovrebbe poter dividere la propria vita con chi gli pare, senza tante complicazioni, ed essere amato e rispettato per quello che è, indipendentemente dai suoi gusti sessuali».
Papà, sono come Elton John
L’Italia non è nell’elenco dei Paesi illuminati (Germania, Francia, Svezia, Finlandia, Norvegia, Islanda, Danimarca, Lussemburgo, Stati Uniti, Canada e pochi altri) che riconoscono qualche diritto in più alle relazioni gay. Questi Stati, nella sostanza se non nella forma, considerano ormai normale la convivenza tra persone dello stesso sesso. «Noi qui in Italia siamo gli ultimi in tutto», conclude la mamma di Pierangelo. Mila Banchi, toscana di Livorno, ha due figli: un maschio omosessuale e una femmina etero, sposata. «Ho sempre trattato i fidanzati di mio figlio con la stessa naturalezza con la quale trattavo il ragazzo di mia figlia», racconta. Da molti anni ormai Mila lavora per l’Agedo (Associazione di Genitori e Amici di ragazzi omosex di Livorno, tel. 329.6219539). Il matrimonio di Elton John è servito alla causa», dice «Subito dopo che le immagini della cerimonia sono andate in onda in Tv, molti adolescenti ci hanno telefonato per raccontare che finalmente dichiarare la propria omosessualità a casa, in famiglia. Succede così tutte le volte che un personaggio famoso fa coming out, cioè si dichiara gay e prende posizione a favore dell’omosessualità oppure si sposa pubblicamente». Il matrimonio gay in Italia è ancora lontano. «Ma per la nostra associazione è un obbiettivo prioritario», dice Mila.
Se tre milioni vi sembrano pochi
L’Agedo calcola nel suo sito sto nazionale (www.agedo.org) che “in Italia vi siano tre milioni di persone omosessuali, uomini e donne. Dunque, contando due genitori a testa, i papà e le mamme di figli gay sarebbero sei milioni...”. Una di questi sei milioni è Mila. Sarei contenta se mio figlio si potesse sposare qui, nel suo paese, dice. «Noi vorremmo solo che i nostri figli fossero felici, e per essere felici devono diventare pari e uguali agli altri. Non si capisce perché, infatti, pur avendo gli stessi doveri degli eterosessuali, pur pagando le tasse, e rispettando come loro la legge, non debbano avere i medesimi diritti». In attesa della parità, i gay italiani convolano a nozze all’estero. Lo hanno fatto due ragazzi di Latina, Antonio Garullo, 40 anni, e Mario Ottocento, 33, che dopo aver ottenuto strategicamente la residenza in Olanda, sono andati a sposarsi lì. La cerimonia si è svolta nella stessa sala del municipio dell’Aja dove si erano uniti in matrimonio i Reali d’Olanda.
Disturbatori dell’ordine pubblico
Adesso il matrimonio, perfettamente valido in Olanda, è in attesa di riconoscimento anche in Italia, ma non sarà facile. «il Comune di Latina, dove viviamo, ha rifiutato di trascrivere il nostro atto di matrimonio nel registro dello Stato civile», raccontano, «con la motivazione (letterale) che segue: “Nell’ordinamento italiano non è previsto il matrimonio tra soggetti dello stesso sesso in quanto contrario all’ordine pubbilco ai sensi dell’art. 18 del DPR 396/2000”. Curioso: il nostro matrimonio minaccia l’ordine pubblico nazionale, ma non quello internazionale...». Antonio e Mario non si arrendono. Hanno presentato immediatamente ricorso, e adesso sperano di ottenere - per vie legali - la trascrizione del certificato di matrimonio nei registri dello Stato civile. «Lotteremo sino ad arrivare all’Alta Corte di Giustizia europea». La battaglia è documentata sul sito: www.matrimoniogay.info Voglia di famiglia allargata Le famiglie sono dalla loro parte. La mamma di Mario si chiama Purification: per gli amici, Pura. Ha vissuto a lungo in Venezuela, è di larghe vedute, ed è pronta a tutto per difendere i due ragazzi. Ha voluto essere presente al matrimonio.
Dopo la cerimonia ha posato per le foto ricordo tra i due sposi (Mario in abito scuro, Antonio in abito chiaro) su un ponte dell’Aja, sotto un cielo straordinariamente azzurro, tra zampilli di fontane. Per lei, quasi settantenne, il marito di suo figlio è solo un affetto in più. E non un pericolo pubblico. |