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| Le nuove coppie gay? Sempre piu' fedeli |
Articolo di Andrea Garibaldi tratto da Corriere della sera del 6 giugno 2007 In questi anni stà avvenendo una rivoluzione silenziosa nel modo di vivere e di relazionarsi delle persone omosessuali. Alla paura e al nascondimento, che rendevano difficile il nascere di relazioni stabili, la maggiore tolleranza della società stà portando alla nascita di relazioni omosessuali più stabili e durature. Cerchiamo di saperne di più.
Una volta, seconda metà del '400, l'omosessualità era «vizio nefando». E c'erano, a Firenze, gli «Ufficiali di Notte», incaricati di investigare su chi indulgeva al vizio sodomitico. Dopo quasi sei secoli, oggi vivono nelle città italiane coppie omosessuali che sempre più somigliano a quelle eterosessuali. Due uomini o due donne che hanno un rapporto paritario, con ruoli intercambiabili, sia sessuali che di vita quotidiana, che portano un anello come simbolo del legame (45 per cento dei gay, 65 per cento delle lesbiche), che si chiamano fra loro «ciccio», «cucciola», «tato», «orsetto». I gay che vivono oggi a Bologna («la San Francisco italiana»), a Milano o a Roma sono assai diversi da Benvenuto Cellini, da Pier Paolo Pasolini o dal Michel Serrault del «Vizietto». «Gli omosessuali moderni — si legge — non fanno più l'amore con gli eterosessuali o con le persone dell'altro sesso, ma solo con altri omosessuali. Un'altra differenza sta nella relazione con la Chiesa. Esempio: fra i 18 e i 24 anni, non va mai a messa il 51 per cento delle lesbiche e il 43 per cento dei gay, mentre in tutta la popolazione italiana i dati sono al contrario, 35% degli uomini e il 24% delle donne. Anche nella dimensione moderna la vita omosessuale resta densa di ostacoli. Prendiamo il coming out, la rivelazione di non appartenere alla «normalità». Il 51% delle madri — raccontano Barbagli e Colombo — reagisce negativamente alla notizia dell'omosessualità della figlia, ma se si tratta dell'omosessualità del figlio questa reazione si riscontra solo nel 40 per cento dei casi. Tra i padri la reazione negativa verso l'omosessualità delle figlie femmine — come quella verso i maschi — scende al 35%. L'ultimo capitolo della nuova edizione tratta delle norme introdotte per riconoscere e regolare la vita delle coppie omosessuali, a partire dalla Danimarca (1986), alla Norvegia (1993), a tutti gli altri paesi del mondo occidentale, con l'eccezione di Italia e Grecia e Portogallo e dell'est Europa. |


Articolo di Andrea Garibaldi tratto da