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Intervista tratta da giunirusso.splinder.com
Qualcuno si ricorderà la canzone "Un’estate al mare" che lanciò una ragazza di Palermo dalla voce straordinaria, si chiamava Giuni Russo. Carriera breve e folgorante, troncata dalla morte il 14 settembre 2004. Da allora molti si sono dimenticati di lei e della sua musica, ma non la sua compagna che negli anni ha curato la pubblicazione dei suoi inediti brani musicali. Ma Giuni Russo prima di lasciarci ha fatto anche un incontro che l’ha segnata nel cuore: ha incontrato il Carmelo. In una scura sera invernale ci parlò di "questo e di altre cose, lasciandoci nel cuore la sensazione di aver conosciuto una donna autenticamente innamorata del carisma carmelitano".
Qualcuno si ricorderà – era il 1982 – di "Un’estate al mare", una canzone così pop e così anomala, cantata da una ragazza di Palermo dalla voce straordinaria, scoperta chissà dove da Franco Battiato. Quella cantante si chiamava Giusy Romeo, in arte Giuni Russo.
Da quei giorni molte cose sono cambiate, di lei molti si sono dimenticati, ma lei non si è mai arresa. Ha sempre cantato e scritto musica, percorrendo i sentieri della contaminazione musicale, tra canzonette, musica etnica e inflessioni sacre per ritornare in questi giorni sul grande palcoscenico del Festival di Sanremo. Nel frattempo però le è capitato qualcosa di importante: Giuni Russo ha fatto un incontro che l’ha segnata nel cuore, nel suo cuore appassionato di vita e di amore: ha incontrato il Carmelo. In una scura sera invernale ci ha raccontato di questo e di altre cose, lasciandoci nel cuore la sensazione di aver conosciuto una donna autenticamente innamorata del carisma carmelitano. D: Ci vuoi raccontare come hai fatto ad approdare alla musica sacra partendo dalla canzonetta e passando attraverso le romanze classiche e la musica etnica?
R: La canzonetta è una cosa simpatica e ironica che ho fatto quando ero più giovane e che rispecchia un aspetto della mia personalità che non voglio perdere. La musica che compongo oggi non è musica sacra, non vorrei essere "dissacrante". Sono semplicemente canzoni popolari che contengono citazioni di alcuni santi: questo è l’aspetto sacro contenuto in alcune delle mie canzoni. In mezzo, fra le canzonette e la musica di oggi c’è la musica di ricerca, musica con influenze di vario tipo, anche di blues, quindi è musica di confine. D: Il tuo godimento è però cantare…
R: Certamente, la cosa più importante per me rimane cantare. Nel canto, dentro la parola "cantare", c’è qualcosa di sacro. Per me è comunque divertimento, soprattutto è una continua ricerca. D: Sei soddisfatta di questo ultimo tuo disco?
R: Questo disco non l’ho voluto io. Mi è stato fortemente richiesto da tutti quelli che vengono ai miei concerti. Appassionati che mi seguono da tutta Italia. Quando canto a Catania incontro persone venute da Trieste, da Cremona, da Napoli. Questa gente si è alzata in piedi e me l’ha chiesto, già due anni fa. Mi sono sentita in dovere di fare questo disco. Devo ringraziare Maria Antonietta Sisini che ha sempre registrato i miei concerti. Non è un disco pensato e studiato a tavolino: abbiamo scelto alcune canzoni e le abbiamo inserite in questo "signorinaromeo-live". Ci sono brani che mi piacciono, anche se manca il brano più importante, "Moro porque non moro", il testo che rappresenta Santa Teresa e che fu il mio primo brano carmelitano, una canzone che è nata da sola dentro di me, con questo "moro porque non moro" che si ripete continuamente. Non l’ho inserito perché da questo brano desidero il massimo, potenzialmente è una canzone di successo. Nei concerti la faccio e infatti i miei fans se l’aspettavano. L’ho tolta perché voglio che la gente sappia che questa splendida canzone popolare è di Santa Teresa. D: Come ti poni rispetto ai giovani musicisti che vanno in TV?
R: Questi ragazzi mi fanno molta tenerezza perché sono sfruttati dalle varie emittenti televisive. Loro si riempiono gli spazi, non gli costa niente, sfruttando questi giovani. Non sento mai nessuno in queste trasmissioni dire una parola buona ai ragazzi, nessuno dice loro che devono essere unici, non essere l’imitazione di qualcuno, perché ognuno di noi deve essere unico. Tu chi sei? Quel poco che sai fare deve essere tuo. E poi dicono: tanto è un gioco, non ve la dovete prendere, non dovete piangere, è solo un gioco. Ma quale gioco? I ragazzi lasciano la scuola, lasciano le cose importanti per andare in televisione, ci sperano. È grave questa cosa. Qualcuno nel tempo può commettere delle sciocchezze se non ce la fa. Questi ragazzi sono convinti, una volta apparsi in televisione, di avere già raggiunto il successo. In questo caso la televisione è fonte di irradiazione malefica. D: Cosa rappresenta per te il carisma carmelitano e che rapporto hai con esso.
R: Io non seguo nessun movimento, nel senso che mi sento d’amore carmelitana ma sono di quelle che viaggiano un po’ da sole. Questi raggruppamenti, queste cose… non fanno per me, sono in tutto così. Anche nella musica me ne sto abbastanza in disparte, anche se mantengo i contatti. Seguo il Carmelo da quando mi sono innamorata di Santa Teresa. È successo sette anni fa. Incominciai a musicare alcuni testi suoi, anche se alcuni sono "libere interpretazioni". Alcuni testi sono invece quelli originali scritti da Santa Teresa, come ad esempio la sua poesia "Nada te turbe", che canto spesso dal vivo e che ho inserito nell’ultimo disco. È da allora che mi sono avvicinata al Carmelo. Non so che cosa voglia Teresa da me, però so che quella donna dice la verità. Ho trovato in Teresa la chiave per aprire le porte. Credo di aver capito che Teresa, come lei dice, ci aiuta a conoscere Gesù. Più passa il tempo più la sento vera, amica, mi aiuta a comprendere la vita perché andando avanti, le cose poi si comprendono. Non voglio "allargarmi" troppo, non vorrei dire cose compromettenti… D: Ti senti strumento nelle mani di Dio?
R: La mia guida spirituale, in un momento critico della mia carriera nel quale mi volevo ritirare, mi disse di non farlo perché quando si ha un dono lo si deve portare avanti. Con questa frase mi ha inchiodata al muro, mi ha messa nella condizione di dover soffrire molto per continuare, perché a volte è più facile smettere che continuare, perché si va contro tutti. Soprattutto è molto difficile andare avanti per una donna che vuole fare le cose che sente, le vuole fare per amore. D: Cosa rappresenta per te la preghiera?
R: La preghiera è tutto, è ciò che più eleva l’uomo, è tutto. La preghiera è il ponte verso Dio. Per approfondire (siti esterni) Per non dimenticare Giuni Russo. Intervista a Maria Antonietta, la sua compagna Il sito ufficiale di Giuni Russo GionataBlog I InvegliaBlog |