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| E’ caccia all’omosessuale in Senegal e non resta che la fuga per salvare la vita |
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In Senegal sono finiti i tempi in cui i “travestiti” facevano i maestri di cerimonie durante i matrimoni, i battesimi, le manifestazioni politiche o sociali. L’omofobia montante, incoraggiata e scatenata dai religiosi locali ed appoggiata da larghi strati della popolazione, rende sempre più difficile la vita agli omosessuali “visibili” e ai transessuali, non rimane che la fuga all’estero per non rischiare il linciaggio. Come annuncia un giornale senegalese che, con tono sprezzante, si chiede quando ogni omosessuale si arrenderà "all’evidenza? Cioè che non è più al sicuro a Dakar, dove dei religiosi hanno perfino affrontato la Polizia, per fustigare gli omosessuali?”.
Era sceso da un Taxi vestito un boubou (abito lungo tipico ndt) molto effeminato e con i suoi due cellulari per partecipare ad una cerimonia che aveva luogo lì vicino, era il più giovane degli omosessuali arrestato e poi liberato dalla Divisione degli investigatori criminali (Dic), ma è stato subito linciato dalla folla. E’ stato necessario “nasconderlo” in una casa per, subito dopo, trovargli un Taxi con cui fargli discretamente abbandonare quei luoghi. Come dire, dunque, che sono finiti i tempi in cui i “travestiti” facevano i maestri di cerimonie durante i matrimoni, i battesimi, le manifestazioni politiche o sociali. Tra gli omosessuali identificati o ricercati dalla Divisione degli investigatori criminali (Dic), alcuni hanno già lasciato il Senegal, come Ousmane Cissé e il suo “sposo” Jonas.
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