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Articolo tratto Corriere del Mezzogiorno.it del 26 gennaio 2011
Il clero (palermitano) frena sulle parole di don Cosimo: «Sì ai diritti per i gay , no alle adozioni». Troppo «estreme» per la Chiesa di Palermo le parole di padre Scordato sugli omosessuali e la famiglia Padre Cosimo Scordato Sì al riconoscimento dei diritti per le unioni di fatto tra omosessuali ma da qui a chiamarle famiglie, nel senso tradizionale del termine, il passo sembra ancora troppo lungo.
Questa in sintesi la posizione di alcuni esponenti del clero palermitano sul dibattito che ha preso vita a Palermo all'indomani delle dichiarazioni di padre Cosimo Scordato, parroco di San Saverio all'Albergheria, quartiere «frontiera» del capoluogo siciliano che sul tema della famiglia e delle unioni omosessuali ha preso posizione:
«Sono persone che hanno tutto il diritto di amare e di essere amati - aveva detto padre Cosimo - e in quanto tali di formare delle famiglie».
Le parole del sacerdote da anni impegnato in attività di promozione della legalità , non trovano però, come c’era da immaginarsi, molto consenso.
«Credo che non si possa parlare di queste unioni in termine di famiglia, intesa nel senso tradizionale del termine – dice padre Carmelo Torcivia rettore della chiesa di Maria Santissima della Catena - tanto meno penso che si possa parlare di adozioni.
Diverso - ha aggiunto - è il tema del riconoscimento dei diritti per le unioni di fatto tra omosessuali, credo che questo sia necessario in uno stato laico come il nostro, ma stiamo attenti a non fare confusione, famiglia e unioni tra omosessuali sono due cose distinte, occorre guardarsi dal mettere in un unico calderone».
Sulla stessa lunghezza d'onda anche padre Antonio Garau, presidente dell'associazione Jus Vitae che risponde: «Padre Cosimo parla di amore, ma facciamo attenzione non tutti i tipi di amore sono corretti, possono essere egoistici o generare violenza.
Nel caso degli omosessuali - dice - sono totalmente contrario alla possibilità che essi adottino dei bambini, i quali in nome di questo amore verrebbero privati del diritto di avere un padre ed una madre. Diverso è riconoscere i diritti a queste coppie - conclude - su questo mi trovo pienamente d'accordo».
La pensa nello stesso modo padre Giacomo Ribaudo, parroco della Magione che dice: «Massimo rispetto per queste persone e per la loro libertà di amarsi ma non si può chiamare famiglia.
Sono invece d'accordo - conclude Don Ribaudo - per riconoscere i diritti di queste unioni».
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