| Le parole di Suor Emmanuelle. Una suora ribelle |
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Se avesse una bacchetta magica o un desiderio da realizzare? “Tenterei di rendere felice gli altri. Gli uomini non sono felici quanto dovrebbero. Con gli emarginati delle bidonvilles, pur non avendo un conto in banca, si rideva tutto il giorno. Come ridevamo tutti insieme, non lo si può neanche immaginare! Nessuno si lamentava: una sola volta, in più di vent’anni, una persona si è messa a piangere sulle mie spalle”.
E’ stata Lei a scegliere di chiamarsi Suor Emmanuelle ? “Certo, l’ ho scelto io questo nome. Emmanuelle significa ‘ Dio tra noi ’ e l’ ho trovato bello senza mai esitare”.
Quanto al Belgio, ha un bel ricordo? “Un buon ricordo. Adoro più il popolo belga che quello francese. I francesi non sono semplici; i belgi lo sono di più e sono brava gente”.
“Assolutamente. Sono francese, io!”
“Quanto all’essere egiziana (un sorriso che la dice lunga), l’ammetto: sono egiziana. Ho la nazionalità egiziana che ho ottenuto dalla moglie di Nasser. E’ stato un evento straordinario! Quando sono arrivata alla dogana e ho mostrato il mio passaporto, ho detto agli agenti in arabo di essere egiziana . Loro non credevano ai propri occhi. Tutto questo, per me, ha molto più importanza che ricevere una medaglia o un’onorificenza. Sono fiera e contentissima di essere egiziana “.
“Lei parla di Suor Sarah! Ero andata in una cittadina in cui venni a sapere che delle suore di rito copto ortodosso accoglievano volentieri dei cattolici ed io avevo scritto loro per chiedere se potevo andarci per prendere qualche lezione di arabo.
(Un lungo silenzio). “Dipende un po’ dai momenti, è vero. Ho amato un uomo ed ero già una suora. Potevo scrivere a Roma e sciogliere i voti, ma non ho voluto. Ho combattuto e ci sono riuscita. La cosa non è finita da sola, ma è stato una lotta. Avevo giurato e, quindi, ho voluto mantenere il voto. Così , decisi di non veder più quell’uomo . In questo modo, non avrei più avuto il desiderio di stare con lui. Ed è proprio quello che è accaduto. Lui non ha saputo nulla della faccenda. Ho trascorso tutto il tempo della riflessione a Gerusalemme e ho capito che i miei superiori avevano ragione. Ho capito cosa era giusto fare, anche se, ovviamente, avrei preferito morire tra gli emarginati del Cairo.
Testo originale |



Articolo di Nancy Ferroni tratto da 
