| Le lesbiche mussulmane si raccontano dietro il velo |
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Testimonianze tratte da rompiendoelsilencio, liberamente tradotte da Dino M. Sono lesbiche, arabe e musulmane e ci parlano del loro lesbismo senza peli sulla lingua. Sono pioniere in una società conservatrice come quella egiziana e spesso non ricevono nessuna comprensione dalle loro famiglie, si muovono cautamente nell'illegalità di una società mussulmana che le condanna senza appello.
Jana, Nadine e Dalia, tutti nomi di fantasia, sono lesbiche "di nascita", egiziane e musulmane. Sebbene sembri complicato essere moglie e lesbica in un paese arabo, loro dicono di non aver avuto problemi nel conoscere altre lesbiche, dato che in Egitto ci sono molte lesbiche e, specificano, per la maggio parte sono "mogli stanche dei loro mariti che vogliono solo divertirsi e godere sessualmente di loro". Il passaparola è fondamentale per la sopravvivenza di una "sohakiya" (lesbica in arabo), così come la possibilità di avere una connessione ad Internet dato che, come ci racconta Jana, "esistono collegamenti di posta elettronica con siti di lesbiche di ogni parte del mondo tramite i quali è possibile conoscere gente nuova", Riguardo al praticare il sesso, le lesbiche egiziane affermano che non trovano maggiori difficoltà rispetto alle altre parti del mondo, ma stanno molto attente a salvaguardare le apparenze. "La mia innamorata rimase per un mese a casa mia e dormivamo insieme, ma non succedesse niente”, ricorda Nadine, “mia madre bussava sempre alla porta del mio appartamento prima di entrare". Malgrado abbiano infranto numerosi tabù, la famiglia e gli amici continuano ad essere un argomento ancora in sospeso: "Gli unici a saperlo a casa mia sono mia madre e mio fratello, che smise di parlarmi per un anno quando gli dissi che ero lesbica, anche se ora ha ripreso a rivolgermi la parola", dice Jana, che aggiunge di aver perso alcuni amici dopo avergli detto che era lesbica. A parer loro gran parte della colpa di questa situazione è dovuta alle errate interpretazioni dell'Islam, che è invece “una religione del perdono, della comprensione ed è estremamente flessibile" afferma Nadine e dice di non credere alle altre interpretazioni. "In Arabia Saudita un modo per contattare altre lesbiche consiste nel chiamare un numero di telefono a caso e se risponde una donna, significa che è lesbica, dato che si presuppone che le donne non possano rispondere al telefono, ma solo gli uomini", aggiunge Jana. Per quanto riguarda l'Egitto, benché non sia un paese così conservatore come l'Arabia Saudita, non ci sono locali ufficialmente dedicati agli omosessuali, ma ci sono punti di incontro noti solo ai gay e alle lesbiche, tra cui alcuni hotel, ristoranti e persino parrucchieri.
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