Con il termine omofobia si indica "il pregiudizio, la paura irrazionale o l'odio violento nei confronti delle persone omosessuali, o le azioni che da esso derivano o che ad esso sono riconducibili. L'omofobo può arrivare alla violenza fisica e all'omicidio, motivati dalla pura e semplice omosessualità della vittima". Se credi sia giunta l'ora, sopratutto come credenti, di dire basta alle sofferenze inflitte a uomini e donne solo perché omosessuali partecipa il 4 aprile 2008 alle veglie di preghiera per ricordare le vittime dell'omofobia. Forse è l'ora di dire basta alla chiesa dei silenzio...
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Riflessione di Ignazio Marino* tratta da la Repubblica del 11 Dicembre 2007
Non credo che esistano giustificazioni, laiche o religiose, per ostacolare una legislazione che mira a sanzionare l'odio. Ricordiamoci di Matthew Shepard quando in Parlamento discutiamo se sia giusto o no punire chi compie violenze spinto dall'odio … questa la deriva che dobbiamo evitare, intervenendo dal punto di vista legislativo ma anche culturale, per creare una società dell'accoglienza, o per lo meno della tolleranza, laica e non in contrasto con il messaggio cristiano. |
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A cura di Piero Montana tratto da www.gaynews.it Era il 13 gennaio del 1998 quando Alfredo Ormando, un omosessuale credente siciliano, si brucia vivo in San Pietro a Roma, cospargendosi di benzina e dandosi fuoco con un accendino. È un gesto inaudito, mai tentato prima, di protesta estrema contro il Vaticano. Quella che qui vi proponiamo è l'esposizione nuda e cruda del dramma esistenziale di un “irregolare”, dramma divampato in tutta la sua virulenza a causa di un'esistenza vissuta nell'inferno quotidiano di una cocente emarginazione da cui ci giungono le sue ultime e disperate lettere, destinate dall'autore ai posteri, e di cui pubblichiamo stralci dai toni alquanto toccanti e dolorosi.
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Articolo di Francesco Viviano tratto da Repubblica del 18 dicembre 2007
Aveva 16 anni, era trans e aveva una famiglia problematica, per "aiutarla" il Tribunale dei minori di Catania l'aveva assegnata a un centro di accoglienza dove ha dovuto vivere per tre mesi con 35 ragazzi nordafricani. Isolata da tutti e dimenticata dalle istituzioni, alla fine non ce l’ha fatta e si è uccisa. La responsabile del centro che l'accoglieva ha dichiarato: "Nessun altro l'ha voluta. E nessuno ci ha aiutato". Parole che ci ricordano ancora una volta quel “perché non c’era posto per loro” (Luca 2, 7) che spesso sentiremo risuonare nella liturgia di questi giorni. |
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Riflessioni di fratel Carlo tratte da confrancesco.it Come possiamo fare silenzio sapendo che da qualche parte del mondo qualcuno si sente delegato da Dio a considerare eroi gli assassini e giustiziare chi già sta pagando forse a troppo caro prezzo la sua diversità e il suo peccato, proprio con la consapevolezza di essere "escluso" dalla normalità dei tanti, "escluso" di per sè dalla possibilità di essere padre e madre, "escluso" anche dalla serenità di sentirsi a posto con la coscienza quando si mette davanti al suo Dio e fa fatica a sentirsi a sua immagine e somiglianza? |
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Articolo di Fabio Scuto tratto da Repubblica del 7 Dicembre 2007
L’esecuzione di Makwan riporta l’attenzione alle violazioni dei diritti umani in Iran, paese dove secondo il presidente Mahmoud Ahmadinenejad i gay non esistono ma dove la sodomia è una delle tante accuse che portano dritto alla forca in base alla sharia che non risparmia l’omosessualità. Infatti nel diritto iraniano il termine omosessualità si presta a molte ambiguità, intanto per la mancata distinzione fra reato e peccato (in senso religioso) e poi perché non c’è nessuna discriminante fra violenza carnale e atti consensuali. |
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