| Viaggio in Iran, dove basta essere gay per essere impiccati |
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L’esecuzione di Makwan riporta l’attenzione alle violazioni dei diritti umani in Iran, paese dove secondo il presidente Mahmoud Ahmadinenejad i gay non esistono ma dove la sodomia è una delle tante accuse che portano dritto alla forca in base alla sharia che non risparmia l’omosessualità.
È salito sul patibolo, mercoledì mattina presto,nel cortile del carcere di Kermanshah, nell’ovest dell’iran. Per un’esecuzione frettolosa, senza testimoni, e stando a quanto scrive il quotidiano iraniano Etemad Melli la famiglia del giustiziato è stata avvertita solo un’ora dopo perché provvedesse a mandare rapidamente qualcuno a prelevare il corpo. bastati il ritiro delle denunce delle - presunte - parti lese, la sospensione della pena decretata dal capo della magistratura,la mobilitazione internazionale. Makwan era stato arrestato lo scorso anno, e quindi sei anni dopo i reati contestati. Al momento dell’arresto nella cittadina di Paveh era stato umiliato e pubblicamente deriso, la polizia dopo averlo ammanettato l’aveva messo a cavalcioni di un asino e l’aveva fatto sfilare per le stradine del centro prima di portarlo al commissariato. «Il mio assistito - dice ancora una volta il suo avvocato Said Eqbali - aveva denunciato nel corso del processo che la sua confessione gli era stata estorta con la violenza». L’esecuzione di Makwan riporta l’attenzione alle violazioni dei diritti umani in Iran, paese dove secondo il presidente Mahmoud Ahmadinenejad i gay non esistono ma dove la sodomia è una delle tante accuse che portano dritto alla forca in base alla sharia che non risparmia l’omosessualità. Nel diritto iraniano il termine omosessualità si presta a molte ambiguità, intanto per la mancata distinzione fra reato e peccato (in senso religioso) e poi perché non c’è nessuna discriminante fra tra violenza carnale e atti consensuali. Diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani, come Human Rights Watch che ha reso noto il caso di Makwan, denunciano le esecuzioni di giovani condannati soltanto perché gay. La condanna a morte in Iran è applicata anche nei confronti dei minorenni, o di persone che erano minorenni all’epoca dei reati contestati. Questo è stato il caso di Makwan. Nei giorni scorsi per salvare la vita al giovane condannato in Italia si era mobilitata anche l’organizzazione Gruppo Everyone ma tutto è stato inutile. Lo scorso 15 novembre l’ayatollah conservatore, ma moderato, Mahmud Hashemi Shahrudi che guida l’apparato giudiziario in Iran aveva sospeso l’esecuzione di Makwan chiedendo un nuovo giudizio in tribunale. «Mi avevano assicurato», ha denunciato ieri l’avvocato Said Eqbali, che non ha potuto assistere all’esecuzione, «che il riesame del caso avrebbe richiesto due mesi, invece dopo nemmeno un mese la condanna è stata eseguita». |




Articolo di Fabio Scuto tratto da