Sono gay e nella mia Chiesa mi sento amato senza condizioni

Testimonianza di Gerry Lynch tratta da Share your Story: Gay and Lesbian Experiences of Church, pubblicato da Changing Attitude Ireland* (Éire e Irlanda del Nord), pp. 24-26, liberamente tradotta da Silvia Lanzi

Sono cresciuto nella tipica famiglia cattolica della classe operaia a Belfast. Non eravamo particolarmente religiosi. Certamente non eravamo di quelli che vanno regolarmente a messa. Durante la mia adolescenza mi sono ritrovato attratto dalla messa alla mia chiesa parrocchiale di St. Patrick’s in Donegall Street e con la mia bella voce venni preso presto nel coro per cantare nella messa alta ogni domenica a mezzogiorno.

Non era un brutto periodo per crescere gay. Come precoce attivista di ogni causa liberale divenni gay-friendly prima di aver mai conosciuto consapevolmente una persona gay e molto prima di sapere di essere io stesso gay. Quando me ne resi conto nella mia prima adolescenza, ne fui un po’ sorpreso ma non scioccato. Per raccontarlo alle altre persone ci volle più tempo. Ma quando uscii allo scoperto con i miei genitori a diciannove anni, loro mi aiutarono molto, qualcosa per cui serbo verso di loro un debito di gratitudine. Anche i miei amici mi sostennero molto. Sono stato parecchio fortunato.

Non sono sicuro se sono stato io a trovare St. John o se è stato St. John a trovare me. Mi piaceva aggirarmi in chiesa durante i servizi della sera. E talvolta vi ho preso parte cantando i salmi. Mi piaceva il coro, ma trovavo il linguaggio del Book of Common Prayer [Libro della Preghiera Comune, il testo base della comunione anglicana n.d.t.] arcano e inaccessibile. Poi, dopo gli impegni universitari, ho dovuto abbandonare il coro di St. Patrick; sono allora andato alla St. George per la messa cantata una domenica mattina e mi sono ritrovato a tornare la domenica seguente. Era aprile. A settembre ho preso coraggio e ho chiesto di essere ammesso nella Chiesa d’Irlanda. Dirlo agli amici e alla mia famiglia è stato più difficile che raccontare loro di essere gay.

Non mi sono mai veramente pentito di essere diventato anglicano, ma un fatto triste della vita in Irlanda del Nord è che ancora oggi mi imbatto in sospetti circa i motivi che mi hanno spinto a “voltare le spalle” al cattolicesimo. C’est la vie.

Sono diventato sempre più coinvolto nella vita della St. George, in particolar modo come chierichetto. St. George bruciava nella mia anima. Dietro l’angolo di casa, una domenica sera, a St. James’ in Cliftonville Road, ho provato un profondo affetto per l’adorazione tradizionale della Chiesa d’Irlanda. Dopo tre anni mi sono laureato e ho deciso che era ora di vedere qualcos’altro. Ero giovane, di talento, e decisamente anglo-cattolico. C’era solo una cosa da fare. Avevo bisogno di andare a Londra.

Non posso dire che i miei piani per andare a Londra abbiano avuto successo. Capitarono invece altre cose, che sotto molti punti di vista erano più utili. Spiritualmente, ho iniziato dalle altezze della chiesa di All Saints, Margaret Street, messa alta e benedizione solenne ogni domenica, inondata di incenso e io (poi) annegato nel gin. I miei quattro anni lì sono stati felici, ma la spensieratezza dell’atmosfera infine divenne troppo e disertai per la mia parrocchia di St. James’ a Paddington, con il suo anglo-cattolicesimo gentile e più rilassato. Nelle chiese del centro di Londra donne e uomini omosessuali erano una presenza niente affatto sorprendente. Era lo stesso al lavoro. Fuori dalla chiesa, essere gay era qualcosa che non valeva la pena commentare. Ma poi la vicenda di Jeffrey John [sacerdote della Chiesa d’Inghilterra che nel 2003 fu il primo vescovo apertamente omosessuale; poco dopo rinunciò all’incarico n.d.c.] ha ricordato a tutti noi quanto la Chiesa fosse più indietro rispetto al resto del mondo.

Mi è sempre piaciuto tornare a Belfast per le vacanze, ma non ho mai immaginato di tornarci stabilmente. Ma la vita prende delle pieghe divertenti, a volte, così sono tornato a casa e pure in un ruolo pubblico. La politica dell’Irlanda del Nord non è il più gay-friendly degli ambienti, ma a questo punto la questione gay è stata affrontata apertamente. Questo vale anche per la chiesa – sono tornato a St. George’s, a servire all’altare, a casa sia spiritualmente che geograficamente.

Ero a casa da diciotto mesi quando il nostro People’s Churchwarden [stretto collaboratore laico del vescovo e dei parroci n.d.c.] si è dimesso, come è normale dopo due anni di servizio. Qualcuno mi propose per il lavoro all’Easter Vestry. Ho rifiutato, adducendo le molte ore di lavoro, ma in qualche modo la discussione venne tirata fuori di nuovo. Così accettai di farlo, ed è stata una delle migliori decisioni che io abbia mai preso. St. George’s mi ha dato così tanto ed è un grande privilegio essere in grado di restituire qualcosa. Se qualcuno ha qualche problema con un warden gay, non deve far altro che dirlo a me!

Alcuni gay cristiani subiscono delle ordalie terribili a causa della loro sessualità. Ma devo dire che non deve essere per forza così – e, sempre di più, davvero non è così. Nella mia parrocchia, e in tutta la Chiesa d’Irlanda a dire il vero, mi sento amato a prescindere dalla mia sessualità e rispettato per quello che sono.

Domande

1. In che modo le persone gay o lesbiche contribuiscono alla vita della vostra chiesa?
2. “ Nella mia parrocchia mi sento amato indipendentemente dalla mia sessualità e rispettato per quello che sono.” In che modo la Chiesa fornisce un ministero delicato e rispettoso nell’ambiente ecclesiale e nella società nel suo complesso?
3. Ci sono delle similitudini nel trattamento che le nostre Chiese riservano alle persone divorziate o alle madri single e quello riservato alle persone gay o lesbiche?

 

* Changing Attitude Ireland è un network di persone etero, gay, lesbiche, bisessuali e transgender, laiche e ordinate, legato alla Chiesa d’Irlanda, espressione della Comunione Anglicana nella Repubblica d’Irlanda e nell’Ulster, che opera per la piena affermazione delle persone LGBT all’interno delle Chiese d’Irlanda.

 

Testo originale (PDF): Share your Story: Gay and Lesbian Experiences of Church

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