Negli Atti degli apostoli (Att 2,42-47) scopriamo che la vita dei primi cristiani cresceva attorno a quattro elementi: l’ascolto dell’insegnamento degli apostoli, la comunione che questo generava, la frazione del pane e la preghiera. In questa piccola sezione vogliamo raccogliere le tracce che la riflessione e la preghiera lasciano sul nostro cammino cristiano. Riflessioni per interrogarci, confrontarci, comprendere e preghiere da fare nostre, tracce prese da tutte le confessioni cristiane che ci circondano. Segnalaci anche tu le tracce che hai trovato sul tuo cammino.
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Riflessione di Annamaria Fabri tratta da Castello7 del 2 marzo 2008
Quando l'azione di aprire si riferisce all'uomo, il soggetto è spesso Dio: si parla così di Dio che «apre l'utero di Lia» cioè, come dice la traduzione CEI, la rese feconda (Gen. 29,31), L'evangelista Giovanni si serve di questo verbo per indicare in senso figurato l'aprirsi delle persone al messaggio di Cristo come avviene al cieco nato al quale vengono aperti sì gli occhi del corpo, ma soprattutto gli occhi dello spirito per riconoscere il Messia (Giov. 9,1-41). Percè l'aprire a Cristo è l'atteggiamento richiesto per la salvezza: «Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (3,20). |
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Testo di Valentina Badel tratto da Dispora Evangelica dell'aprile 2007 Gesù è sulla croce. Le donne, affrante dal dolore, non hanno niente da dire. Neanche loro capiscono. Non c’è neanche il “consolatore ufficiale”, il cappellano di turno. I soldati fanno il loro lavoro; già pensano alla retribuzione; non saranno loro ad aver compassione per i condannati. Nessuno può dare al Signore un po’ di conforto. Nessuna voce amica. Eppure sì. In mezzo alle tenebre, nell’orrore di questa situazione, una voce amica c’è! Quella del peggiore, di uno di cui si dice: “E’ irrecuperabile”. E proprio lui parlò. |
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Testo di Annamaria Fabri tratto da Castello7, n.23 del 23 marzo 2008
Il vocabolo greco Seismós significa terremoto, tremore, scossa. Il terremoto era un fenomeno che veniva spesso interpretato come un presagio infausto per gli uomini e come manifestazione della forza degli esseri superiori. Il terremoto accompagnava così per gli antichi le manifestazioni del divino. Manifestazione comune a tutti i popoli, la ritroviamo citata negli scritti dell'antico testamento che associa al terremoto anche il rombo del tuono, rumore che è spesso associato ai fenomeni tellurici. Ed è tra due terremoti che l'evangelista incornicia il racconto della morte e della risurrezione di Gesù (27,51; 28,2). |
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Riflessioni di Elsa Woods tratto da Diaspora evangelica del gennaio 2006
"Mi sento libera di pregare come Gesù mi ha insegnato: “non indurci in tentazione” non perché credo in un Dio che dovrei trattenere da cattive intenzioni, ma solo perché vorrei ricordargli, ed anche ricordare a me stessa, che sono fatta di polvere e molto debole, anche spiritualmente parlando". |
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Riflessione di don Carlo Nardi tratta da Castello7 del 7 ottobre 2007
"In effetti quel sentire cristiano di grazia, gratuità e gratitudine ci diventa facilmente estraneo. E’ invece una grazia". Nella "Lettera di S. Paolo ai Romani. Se alcuni punti ci sconcertano ed irritano fino alla rabbia, come un cazzotto nello stomaco, è segno che in noi c’è un po’ di vitalità cristiana. Tutto sta ad avere il coraggio di lasciarci inquietare da Cristo morto non per le persone perbene, ma "quando eravamo ancora peccatori …", allora Cristo è morto per noi. |
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