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Versi di Alda Merini
Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931) è stata e continua ad essere una delle voci più potenti e prolifiche della poesia contemporanea. Non è un Dio facile, quello che traspare dai suoi versi, è "un Dio severo e faticoso, che non sempre si vuole accettare, che non sempre si anela (ardisce?) incontrare: dal quale, al contrario, si tende spesso a fuggire. Un Dio, confessa la poetessa – ostico e imprevedibile" (Letizia Lanza). Perché, dice, "ha riempito le mie notti con frastuoni orrendi, ha accarezzato le mie viscere, imbiancato i miei capelli per lo stupore. Mi ha resa giovane e vecchia a seconda delle stagioni, mi ha fatta fiorire e morire un'infinità di volte. Ma io so che mi ama".
Io che sono vicina alla morte, io che sono lontana dalla morte, io che ho trovato un solco di fiori che ho chiamato vita perché mi ha sorpreso, enormemente sorpreso che da una riva all’altra di disperazione e passione ci fosse un uomo chiamato Gesù.
Io che l’ho seguito senza mai parlare e sono diventata una discepola dell’attesa del pianto, io ti posso parlare di lui.
Io lo conosco: ha riempito le mie notti con frastuoni orrendi, ha accarezzato le mie viscere, imbiancato i miei capelli per lo stupore. Mi ha resa giovane e vecchia a seconda delle stagioni, mi ha fatta fiorire e morire un’infinità di volte. Ma io so che mi ama e ti dirò, anche se tu non credi, che si preannuncia sempre con una grande frescura in tutte le membra come se tu ricominciassi a vivere e vedessi il mondo per la prima volta. E questa è la fede, e questo è lui, che ti cerca per ogni dove anche quando tu ti nascondi per non farti vedere. |