Nella chiesa d’Inghilterra 252 voti in favore dell’esclusione?
Riflessioni di Alessandro Previti
C’è un’idea seducente che gira da anni: togli il Papa, metti una struttura orizzontale, fai votare tutti, distribuisci il potere… ed ecco la Chiesa libera, democratica ed inclusiva. Un laboratorio permanente dove la libertà cresce per meccanica istituzionale. Una bella immagine, ordinata e rassicurante. E poi i fantasy mi sono sempre piaciuti.
Però parliamo di fatti. Nel febbraio 2026 il Sinodo Generale della Chiesa Anglicana d’Inghilterra ha votato per chiudere “Living in Love and Faith”: il percorso di discernimento sulle benedizioni matrimoniali per le coppie dello stesso sesso sposate civilmente. Mi piace come suona! 252 favorevoli, 132 contrari, 21 astensioni.
Favorevoli… suona quasi come una buona notizia… ma favorevoli a cosa? Favorevoli a essere sfavorevoli. Favorevoli a non introdurre servizi autonomi di benedizione per le coppie dello stesso sesso. In un paese dove c’è già l’unione civile. Favorevoli a fermarsi … Dopo anni di consultazioni.
Non molti mesi prima la maggioranza dell’assemblea del Cammino Sinodale della chiesa Cattolica taliana ha votato per riconoscere e accompagnare le persone LGBT e le loro famiglie, e per sostenere le giornate contro omofobia e transfobia. Anche lì si è votato. Anche lì si sono contati i favorevoli.
Mi colpisce questa cosa: che lì “favorevoli” significava includere. Sarà semantica. Però pesa.
Vediamo come funziona: In Inghilterra decidono insieme: vescovi, clero, laici. Nessun capo unico. L’Arcivescovo di Canterbury è un punto di unità, ma non un’autorità giuridica sulle altre Chiese. Risultato? Plurismo, ma anche velocità diverse e i passi avanti possono essere effimeri.
Sento già l’eco di parole già sentite troppe volte: “aboliamo le gerarchie patriarcal-capitaliste e cis-etero-normate verso una anarco-struttura di ministeri fluidificati anti-clericali con assemblea permanente autogestita e soviet parrocchiale dal basso libero da dispositivi simbolici e nascerà la Chiesa inclusiva definitiva”
Eppure in una chiesa più orizzontale l’esito è stato una pausa. Una doccia fredda ed una gran delusione. Niente rito autonomo. Niente matrimonio ecclesiale. Niente…
La decentralizzazione produce pluralità, certo, ma non necessariamente conclusioni migliori e non necessariamente inclusione, anzi, l’inclusione diventa una partita di numeri.
Papa Francesco ripeteva che il Sinodo non è un parlamento o un luogo di negoziazione politica o compromesso tra correnti. Insomma la sinodalità non nasce per depotenziare il papato, ma per portare avanti un percorso di ascolto e discernimento, guidato dallo Spirito.
E in Italia? Si dice spesso che la Chiesa si muova lentamente. Forse. Però nel 2025 il documento finale del Cammino sinodale italiano ha chiesto di superare atteggiamenti discriminatori e promuovere accompagnamento delle persone LGBT e delle loro famiglie con l’80% di voti favorevoli.
E già sento le voci “sì, ma il RICE 2025 dice che…“. Bene. Guardiamo anche il RICE 2025 (ndr è un indice sull’accoglienza nelle chiese europee delle persone LGBT+). Con che metodologia è stato realizzato? Con che campione? Con quali criteri di rilevazione? Perchè negli stessi mesi della pubblicazione del RICE 2025 (ndr in cui la chiesa cattolica italiana è stata messa agli ultimi posti) abbiamo avuto il pellegrinaggio giubilare; il documento sinodale “Lievito di Pace e Speranza”; inoltre 30 diocesi che hanno sostenuto le veglie contro l’omotransbifobia.
Se le fotografie non coincidono, forse il problema è capire cosa misurano questi i dici e perchè.
Quindi la Chiesa Cattolica forse non sta andando così piano. Questo non significa che tutto sia risolto. In Italia la sinodalità sta funzionando come metodo interno alla comunione. Lento? Forse. Più stabile? Sì. Garantito? No.
Ma dipende anche da noi. Dal popolo LGBT+ credente. Se entriamo come blocco arrabbiato, si blocca tutto. Se entriamo come parte della Chiesa, con fede, allora qualcosa cresce. Piano. Imperfetto. Ma cresce.
Allora io penso, anzi sono certo, che sì. Sarà un processo, un cammino, incerto a volte, non una svolta, non una rivolta. Ma un cambiamento ci sarà.

