4 maggio 2026 a Firenze incontro con Luigi Testa su “Ti condurrò da mia madre. Parole per un Rosario”

“Quelli che non conoscono il Rosario lo definiscono ripetitivo, noioso… ma chi sia stato innamorato, anche una sola volta, sa che gli amanti ripetono sempre le stesse cose in modo nuovo e dicono “Ti voglio bene!” mille e mille volte senza stancarsi”.
È da qui che si può entrare davvero nel libro di Luigi Testa,“Ti condurrò da mia madre. Parole per un Rosario” (Editore Sanpino, 2026, 80 pagine) che presenterà a Firenze Lunedì 4 maggio 2026 alle ore 21.00, nella Parrocchia Beata Vergine Maria Madre della Divina Provvidenza (via Dino Compagni, 6).
Testa non è un autore “neutro”. È uno che attraversa quello che scrive. Professore di diritto pubblico comparato tra l’Università dell’Insubria e la Bocconi, giornalista, autore… ma soprattutto gay credente che prende sul serio la propria vita, anche nelle sue tensioni, nelle sue ferite, nei suoi desideri. Nei suoi libri precedenti aveva già fatto questo passo: rileggere la fede a partire da sé, senza sconti… senza nascondersi.
E qui lo fa ancora di più. Il Rosario, nelle sue pagine, cambia forma. Non è più una sequenza da recitare, ma un luogo da abitare. Un luogo dove si entra con tutto ciò che si è. “È un luogo in cui incontrarsi vivi e defunti… una sorgente cui tornare dalle arsure della vita… una porta da aprire piano per non svegliare l’Amato… un tappeto su cui riposare… un atto d’amore”
Le meditazioni non spiegano i misteri… li attraversano. Testa entra dentro le scene evangeliche, parla con Maria, con Gesù, si muove dentro i racconti come un credente che non guarda da fuori ma da dentro, “non è solo spettatore, ma attore… si fa leggere dalla scena evangelica, vi fa confluire i suoi sentimenti”
E allora succede qualcosa. Maria non è più un’immagine distante. È una ragazza, fragile e amata:
“Eri nell’ombra che scendeva su di lei, a coprirla, a fecondarla di un Amore mai visto, mai sentito, mai toccato”
Gesù non è solo il Cristo della dottrina… è qualcuno da cercare, da toccare, da desiderare. E la fede diventa corpo, relazione, nostalgia: “ogni volta che bacio qualcuno mi sembra di baciare Lui… feriti, arsi, dilaniati”
Sono parole che possono sorprendere… ma dicono una cosa semplice: non c’è nulla da amputare per incontrare Dio. Né la sensibilità, né il desiderio, né la propria storia.
In questo percorso si sente anche una radice concreta. Le prime meditazioni sono nate accompagnando la preghiera di Kairós, il gruppo di persone LGBTQ+ credenti e i loro genitori di Firenze. Questo non è un dettaglio… perché spiega il tono, la carne di queste pagine. Non teoria, ma vita condivisa.
E dentro questa vita, il linguaggio del Cantico dei Cantici attraversa tutto. Profumi, corpi, attese “con le sue descrizioni preziose del corpo-sacramento… versi profumati nella prosa quotidiana del vivere”
Anche le immagini – le tavole di arte contemporanea – non fanno da contorno. Dialogano. Aprono spazi. Costringono a fermarsi.
La serata di Firenze prova a fare proprio questo: fermarsi. Non per spiegare tutto… ma per lasciarsi attraversare. Perché alla fine il punto non è capire il Rosario. È lasciarsi prendere da quel movimento lento e ostinato che torna, come un respiro… come un amore che insiste.
E forse, uscendo, resterà addosso una frase… o solo una sensazione difficile da spiegare… come quando qualcosa ti ha toccato davvero.

